Vita e morte

Questi ultimi due giorni di cronaca dall’Italia sono stati segnati da tre eventi, molto diversi e molto lontani in apparenza, che mi hanno però fatto riflettere un po’ sul significato che la vita e la morte assumono oggi per molte persone.

La vicenda della giovane Desirée stuprata e uccisa in circostanze ancora da chiarire nel quartiere San Lorenzo a Roma, l’approvazione della riforma della legittima difesa al Senato e la pronunica della Corte Costituzionale sul caso DJ Fabo – Marco Cappato mi hanno messo sul tavolo tre diversi lati di una questione veramente delicata.

Inizio dal primo caso: un episodio, purtroppo non unico né raro, di stupro, violenza e omicidio che fa venire i brividi per l’efferatezza e per la situazione di grande disagio sociale in cui si è consumato. Ma, se con grande fatica, riuscissimo a mettere per un attimo da parte il coinvolgimento emotivo vedremmo come si stia rischiando di far diventare il tutto l’ennesimo caso da tifoserie e da sciacalli. Sono pronto a scommettere sulla destra becera che esulterebbe se si scoprisse il coinvolgimento di stranieri, meglio se irregolari, così come sono pronto a puntare soldi su un capovolgimento completo nel caso di bravi italiani. In questo caso magari si sentirebbe dire che “era una poco di buono, frequentava posti da drogati, in fondo se l’è cercata”. Ho paura di questi commenti, soprattutto di fronte ad una vita spezzata solo a 16 anni.

Sui temi della legittima difesa e del diritto di scelta faccio una riflessione molto amara: nel primo caso si è intervenuti introducendo parole scritte vagamente, ma dando loro un senso verbale molto ben definito, mentre nel secondo si è visto (forse per la prima volta nella storia italiana) la Corte Costituzionale che rimanda al legislatore il compito di scrivere una legge come per dire “Non possiamo esprimerci sulla costituzionalità della norma, perché la norma non c’è o è incomprensibile”

Nel primo caso, parlando di “difesa sempre proporzionale” e di “grave turbamento” come motivo sufficiente per essere giustificato si introduce un grande elemento di discrezionalità nella giurisdizione e si rischia di delegare alla magistratura una scelta che, a mio avviso, dovrebbe essere solo politica e legislativa. Nel secondo caso invece siamo proprio all’opposto, con il massimo organo giudiziario che non riesce a dare un parere sottolineando come manchi una norma sulla quale esprimersi.

In definitiva, quando si parla di vita e di morte, mi pare che il nostro paese non riesca a trovare la via per una discussione laica e non dottrinale sui tanti e complicati aspetti della questione. Dall’aborto all’eutanasia, dalla legittima difesa ai casi di omicidio, si finisce sempre per guardare più al proprio tifo interno che non ad una possibile dialettica costruttiva con l’altro al di fuori di noi.

Questo, in uno Stato moderno, è un vulnus molto grave.

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L’origine del Mondo

origine_magritteQuesto mese inizia con una news dal sapore dolceamaronel senso che ci sarebbe da piangere se non fosse così assurda!

Tutto inizia da questo articolo del Corriere della Sera riguardo il capolavoro di Coubert “L’Origin du Mond”.

Il quadro, definito “il più scandaloso dell’Ottocento”, che era stato già al centro di una surreale polemica social quando Facebook censurò l’immagine circa due anni fa, conservava un’aurea di mistero intorno alla protagonista del dipinto.

Ora che l’identità della modella sia stata svelata, il Corriere ha lanciato la notizia ed ha attirato una serie di commenti assurdi tipo:

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Oppure

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Non mi spingo oltre, ma si è capito il senso. Si parla di Courbet e di una sua opera provocatoria del 1866

CENTOCINQUANTADUE ANNI FA.

Beh, questa settimana la iniziamo così. Senza dare ulteriori giudizi, tanto mi pare sia chiaro cosa penso di questa faccenda no?!?

Tutto è Politica!

La caccia al leader giusto continua. Come se l’unico problema della sinistra fosse quello di indentificare in una persona tutta la sua intrinseca articolazione. Mancava giusto che Tommaso Paradiso desse la sua benedizione a Nicola Zingaretti come uomo della provvidenza per aver completato il quadro. E appunto eccoci qua!

Ma, come ormai vado dicendo da tempo, quello che manca sono le fondamenta e non (solo) il fenomeno che ti trascina alla vittoria. Il vero problema non è trovare il fuoriclasse che ti consente di competere con Salvini o Di Maio per il 30% alle urne, ma riuscire a progettare un qualcosa di organico e coerente che riesca a portare la sinistra a sollevarsi dalla crisi di consenso e d’identità che l’avvolge da tempo.

Non passa giorno senza che qualcuno, nella vasta area che comprende da Calenda e Carofalo, da Zingaretti a Rizzo, non se ne esca con la ricetta magica per sollevare la situazione e riportare il cuore degli italiani a sinistra. C’è chi propone il Fronte Unico anti-populisti, chi il sovranismo di sinistra, chi un dialogo con il PD, chi un isolamento completo, chi vuole, ma non può, chi pensa all’Europa, ma meglio se dopo le amministrative, chi sta con questo, ma non con l’altro perché sennò Tizio s’incazza e Caio poi non gli parla più e Sempronio non gli risponde al telefono.

Insomma, c’è una grande confusione. Chiaramente dovuta alla libertà che tutti si prendono nel dire ciò che ritengono giusto! Senza però ascoltare gli altri e senza cercare di arrivare ad una sintesi dialettica tra le posizioni!

Sinceramente cosa possono dirsi (ad esempio) Martina e Bersani ad un tavolo se nel PD la linea politica ancora non c’è e LeU non esiste e Bersani non ha nessun titolo per trattare? Cosa può succedere a Possibile, a Potere al Popolo, a Rifondazione, a Diem25 se non si ha un’idea di società che si desidera? Su quali basi si possono fondare eventuali accordi se non sulla simpatia reciproca o sul riconoscimento di un avversario comune da battere?

È questa la politica che vogliamo? Io proprio no!

D’altra parte non posso (nè voglio) accontentarmi di stare a fare il pensatore-filosofo che urla e strepita mentre altri, magari sbagliando, provano a cambiare le cose. Nè voglio ritrovarmi, com’è successo con LeU alle politiche, a tirare il carretto per la solita schiera di carrieristi fuori-dal-tempo che non possiamo più permetterci!

Voglio poter avere un’idea politica da condividere, un luogo politico dove farlo e un orizzonte per cui battermi. E soprattutto vorrei che molti dei dinosauri politici che pontificano sul futuro della sinistra capiscano che non esistono uomini per tutte le stagioni e che la loro ormai è passata.

Datemi queste condizioni e ci sarò.

Altrimenti le battaglie le farò in altro modo, perché tutto è politico!

Due spunti da cui partire

threespheresLa situazione italiana sta sfuggendo di mano, pare evidente. Mentre la Lega spadroneggia e il M5S annaspa inseguendola e consegnando l’interno esecutivo al gruppo di Visegrad e alla mercè del più bieco populismo xenofobo e razzista, nell’articolato universo della sinistra non si riesce nemmeno a muovere un muscolo.

Il PD è congelato in attesa di un congresso che arriverà più o meno insieme a Godot, mentre tutto ciò che sta alla sua sinistra non riesce nemmeno a capire cosa vuole, quando lo vuole e come pensa di ottenerlo. Non sto a entrare nel merito di tutte quelle sigle che possono essere catalogate come “alla sinistra del PD” perché passerei così tutto il pomeriggio, ma voglio buttare lì un paio di veloce riflessioni.

La prima riguarda la nostra evidente incapacità di dettare i ritmi e i temi dell’agenda politica: giocando sempre di rimessa restiamo sempre in difesa e non possiamo pensare di smuovere molti cuori e molte teste solo dando contro all’attuale Governo (che comunque è un’attività meritoria e necessaria!).

L’altra riflessione è sulla mancanza di una visione di lungo respiro che possa (vedi sopra) permetterci di entrare nel vivo dell’agone politico con i nostri temi. Quale Italia immaginiamo da qua al 2030? Quale Europa, quale Mondo vogliamo? Quali sono le battaglie che vogliamo combattere e, soprattutto, come le leghiamo insieme e come le raccontiamo all’interno di una narrazione coerente?

Questi due aspetti, il breve e il lungo periodo, sono complementari e dovrebbero essere integrati con un processo di autocritica storica e di crescita di classi dirigenti nuove. Non possiamo continuare a presentarsi a giro con le stesse persone che venti anni fa sostenevano la Terza Via, non è credibile! Se oggi, come credo dovremmo fare, decidessimo di sognare un vero modello socialista, dovremmo chiedere ai protagonisti di quella stagione di andare a giocare a carte al bar. Per il loro e per il nostro bene.

Se invece continuiamo a fare la sinistra con appelli, editoriali e post facebook richiamanti all’unità, rischiamo di ridurre il tutto alla brutta copia di una commedia sbiadita. Non faremo più neanche ridere, ma solo una profonda tristezza.

Contro lo sconfittivismo

037Sapete cosa è diventato paradossale e surreale? Il dibattito sulla sinistra. Beh, facile, potreste obiettare: la sinistra che perde dividendosi (“scindendo l’atomo” alla ricerca di quella purezza perduta da qualche parte, decenni or sono, in un continuo guardarsi allo specchio come un Dorian Gray che, al contrario del personaggio di Wilde, invecchia al posto del quadro) è un gran classico della politica!

Ora siamo oltre. Siamo al dibattito sul come sia meglio perdere!

Meglio perdere restando puri o perdere direttamente la dignità di forza di sinistra? Meglio perdere perché non riusciamo a sganciarci da un’eredità passata pesante e ingombrante o meglio perdere perché non riusciamo a tranciare quel nodo gordiano che qualche lungimirante statista anni ’90 ha stretto tra il collo del socialismo europeo e le grinfie del liberismo mondiale?

Meglio essere ancora comunisti o socialisti? Oppure più genericamente progressisti? E se il nostro volersi definire con le etichette lasciasse fuori qualcuno, pace, perché in fondo se perdiamo in pochi, ma affiatati, allora possiamo sempre andare a ubriacarci molestamente mentre guardiamo qualche film sul Che Guevara, su Martin Luther King o Kennedy (come se i tre fossero interscambiabili!). O ancora meglio possiamo trovarci su qualche social a commentare, tra pochi amici chiaro, le piazze piene degli altri.

Perché in fondo, diciamolo, un po’ perdere ci piace. 

Ma la cosa veramente agghiacciante è che il nostro profondo Io, pur sguazzando nella minoranza (o nell’irrilevanza) dei numeri, è convinto di essere nel pieno della ragione! Possiamo perdere quanto volete, tanto voi siete gli stupidi e noi quelli bravi!

Purtroppo però l’aver ragione non ci consente di ribaltare l’esito delle elezioni, ma anzi ci costringe a lavorare per capire cosa abbiamo sbagliato e come possiamo migliorarci. Infamare chi ha votato altri? Non una grande idea. Accanirci sui loro leader? Bene, ma sterile. Ripartire da idee stantie e facce logore? Ottimo per perdere ancora!

C’è solo una strada percorribile e si chiama studiare, lavorare, parlare e discutere. In maniera socratica, prendere ogni problema, farsi trovare pronti, avere un’idea di soluzione e soprattutto non pretendere di volerla calare dall’alto come un dogma! Siamo a fare politica e la politica si fa in maniera dialettica. E la dialettica si fa tra solo tra posizioni forti e solide! Per questo dobbiamo tornare a studiare!

Sennò nessun problema, il prossimo anno c’è sempre l’occasione per ricreare l’ennesimo ressemblement di superperdenti pronti a prendere un’altra iperscoppola elettorale al grido di “Uniti contro xxx!”.

Il dito e la Luna

pintida-calabria-660x330Spesso noi, che ci definiamo di sinistra, abbiamo il difetto di attaccare a testa bassa le manifestazioni degli altri, magari utilizzando anche un linguaggio sarcastico e saccente. Proprio ieri facevo una riflessione sul classico Raduno di Pontida: la kermesse leghista che si ripete dal 1990 e che, dopo 28 anni, si ripropone sempre uguale seppur con forme diverse.

La mia semplice considerazione, estesa anche ai vari VaffaDay del M5S, è che ad oggi solo questi due partiti sono in grado di mobilitare un popolo e che questo distacco dovrebbe essere messo al centro del ragionamento della rinascita di una sinistra.

Subito qualcuno mi ha fatto notare, giustamente, che esistono molte altre manifestazioni che portano migliaia di persone in piazza (gay pride, cortei di lavoratori, proteste varie); al che ho avuto una sorta di visione mistica e ho capito cosa, ormai da tempo, ha perso di vista la sinistra!

La sinistra ha perso la sua capacità organizzativa di muoversi come corpo organico; siamo sempre capaci di unirci e di serrare le fila dietro a un principio, dietro a battaglie valoriali, che sono (per definizione) monodimensionali, ma non siamo più disposti a metterci insieme, sotto a un unico cappello, che possa identificarci tutti.

Manifestiamo contro il razzismo. Andiamo tutti in piazza.

C’è il gay pride. Sfiliamo tutti insieme per i diritti civili.

Si toccano i diritti dei lavoratori. Partono le manifestazioni sindacali con a ruota i partiti.

Eppure ognuna di queste realtà singolari non è messa in rete all’interno di una multidimensionalità che solo un partito può garantire. Quando è stata l’ultima vera grande manifestazione popolare promossa da un partito di sinistra in questo paese? Beh, si fa fatica a ricordarsela vero!

Il problema sta proprio qui. Smettiamola di perculare i leghisti calabresi o i grillini “ignoranti”. Iniziamo a tornare nelle piazze, nelle fabbriche e nei luoghi del disagio sociale. E facciamolo senza la spocchia della saccenza, ma solo con la voglia di riprendersi quello spazio.

Sarà un lungo viaggio. Un lungo e tribolato viaggio. Ma è l’unico che possiamo percorrere!

Benvenuti a Disagiolandia

pear-jam-aprite-i-portiSapete dov’è Riola Sardo? Beh, è un piccolo paese in provincia di Oristano che è balzato alle cronache nazionali grazie alla richiesta del suo ex-Sindaco di arrestare il Pearl Jam e tutti quelli “CHE COMMERCIANO CARNE UMANA, devono essere IMPRIGIONATI! TUTTI!! GIORNALISTI, ARTISTI, RELIGIOSI, PDEUDOPOLITICI, PSEUDO UOMINI DI LEGGE, PSEUDO SCRITTORI!! I COMPLICI DEGLI SCHIAVISTI DEVONO ESSERE ARRESTATI!”

Tutto perché il gruppo di Eddie Vedder ha mostrato durante il concerto di Roma lo slogan #Apriteiporti mentre suonavano Imagine. Apriti cielo! Prima è intervenuta Rita Pavone che dall’alto, della sua cittadinanza svizzera, ha tuonato contro questi artisti stranieri che vengono a dirci cosa fare e non guardano ai problemi di casa loro, poi è toccato a Giorgia Meloni che ha suggerito al Pearl Jam di accogliere migranti nel loro party esclusivo in Costa Smeralda (che comunque, vorrei ricordare, è Italia!), infine è arrivato l’ex Sindaco a chiedere addirittura l’arresto della band di Seattle.

E tutto perché un gruppo musicale da sempre attento al Mondo dove vive lancia messaggi politici nell’unico modo in cui può farlo, cioè da un palco!

Questo è il vero disagio.

Un disagio che ha preso possesso del nostro paese in ogni suo meandro, muscolo, articolazione e non lo molla mai.

Un disagio che ci fa ridere dell’incompetenza del Governo, ma non ci rende in grado di opporsi una seria resistenza; un disagio che ci scandalizza giustamente di fronte ai rigurgiti fascisti della Lega, ma che non ci lascia arrivare ossigeno al cervello per elaborare una risposta; un disagio, insomma, che attanaglia tutto e tutti, che ci spinge a guardare sempre il dito e mai la luna.

Un disagio che va combattuto fin da queste stronzate, fin dal più piccolo dei comuni. Fin dalle cazzate dell’ex-Sindaco di Riola Sardo!