Tutto è Politica!

La caccia al leader giusto continua. Come se l’unico problema della sinistra fosse quello di indentificare in una persona tutta la sua intrinseca articolazione. Mancava giusto che Tommaso Paradiso desse la sua benedizione a Nicola Zingaretti come uomo della provvidenza per aver completato il quadro. E appunto eccoci qua!

Ma, come ormai vado dicendo da tempo, quello che manca sono le fondamenta e non (solo) il fenomeno che ti trascina alla vittoria. Il vero problema non è trovare il fuoriclasse che ti consente di competere con Salvini o Di Maio per il 30% alle urne, ma riuscire a progettare un qualcosa di organico e coerente che riesca a portare la sinistra a sollevarsi dalla crisi di consenso e d’identità che l’avvolge da tempo.

Non passa giorno senza che qualcuno, nella vasta area che comprende da Calenda e Carofalo, da Zingaretti a Rizzo, non se ne esca con la ricetta magica per sollevare la situazione e riportare il cuore degli italiani a sinistra. C’è chi propone il Fronte Unico anti-populisti, chi il sovranismo di sinistra, chi un dialogo con il PD, chi un isolamento completo, chi vuole, ma non può, chi pensa all’Europa, ma meglio se dopo le amministrative, chi sta con questo, ma non con l’altro perché sennò Tizio s’incazza e Caio poi non gli parla più e Sempronio non gli risponde al telefono.

Insomma, c’è una grande confusione. Chiaramente dovuta alla libertà che tutti si prendono nel dire ciò che ritengono giusto! Senza però ascoltare gli altri e senza cercare di arrivare ad una sintesi dialettica tra le posizioni!

Sinceramente cosa possono dirsi (ad esempio) Martina e Bersani ad un tavolo se nel PD la linea politica ancora non c’è e LeU non esiste e Bersani non ha nessun titolo per trattare? Cosa può succedere a Possibile, a Potere al Popolo, a Rifondazione, a Diem25 se non si ha un’idea di società che si desidera? Su quali basi si possono fondare eventuali accordi se non sulla simpatia reciproca o sul riconoscimento di un avversario comune da battere?

È questa la politica che vogliamo? Io proprio no!

D’altra parte non posso (nè voglio) accontentarmi di stare a fare il pensatore-filosofo che urla e strepita mentre altri, magari sbagliando, provano a cambiare le cose. Nè voglio ritrovarmi, com’è successo con LeU alle politiche, a tirare il carretto per la solita schiera di carrieristi fuori-dal-tempo che non possiamo più permetterci!

Voglio poter avere un’idea politica da condividere, un luogo politico dove farlo e un orizzonte per cui battermi. E soprattutto vorrei che molti dei dinosauri politici che pontificano sul futuro della sinistra capiscano che non esistono uomini per tutte le stagioni e che la loro ormai è passata.

Datemi queste condizioni e ci sarò.

Altrimenti le battaglie le farò in altro modo, perché tutto è politico!

Annunci

Due spunti da cui partire

threespheresLa situazione italiana sta sfuggendo di mano, pare evidente. Mentre la Lega spadroneggia e il M5S annaspa inseguendola e consegnando l’interno esecutivo al gruppo di Visegrad e alla mercè del più bieco populismo xenofobo e razzista, nell’articolato universo della sinistra non si riesce nemmeno a muovere un muscolo.

Il PD è congelato in attesa di un congresso che arriverà più o meno insieme a Godot, mentre tutto ciò che sta alla sua sinistra non riesce nemmeno a capire cosa vuole, quando lo vuole e come pensa di ottenerlo. Non sto a entrare nel merito di tutte quelle sigle che possono essere catalogate come “alla sinistra del PD” perché passerei così tutto il pomeriggio, ma voglio buttare lì un paio di veloce riflessioni.

La prima riguarda la nostra evidente incapacità di dettare i ritmi e i temi dell’agenda politica: giocando sempre di rimessa restiamo sempre in difesa e non possiamo pensare di smuovere molti cuori e molte teste solo dando contro all’attuale Governo (che comunque è un’attività meritoria e necessaria!).

L’altra riflessione è sulla mancanza di una visione di lungo respiro che possa (vedi sopra) permetterci di entrare nel vivo dell’agone politico con i nostri temi. Quale Italia immaginiamo da qua al 2030? Quale Europa, quale Mondo vogliamo? Quali sono le battaglie che vogliamo combattere e, soprattutto, come le leghiamo insieme e come le raccontiamo all’interno di una narrazione coerente?

Questi due aspetti, il breve e il lungo periodo, sono complementari e dovrebbero essere integrati con un processo di autocritica storica e di crescita di classi dirigenti nuove. Non possiamo continuare a presentarsi a giro con le stesse persone che venti anni fa sostenevano la Terza Via, non è credibile! Se oggi, come credo dovremmo fare, decidessimo di sognare un vero modello socialista, dovremmo chiedere ai protagonisti di quella stagione di andare a giocare a carte al bar. Per il loro e per il nostro bene.

Se invece continuiamo a fare la sinistra con appelli, editoriali e post facebook richiamanti all’unità, rischiamo di ridurre il tutto alla brutta copia di una commedia sbiadita. Non faremo più neanche ridere, ma solo una profonda tristezza.

Contro lo sconfittivismo

037Sapete cosa è diventato paradossale e surreale? Il dibattito sulla sinistra. Beh, facile, potreste obiettare: la sinistra che perde dividendosi (“scindendo l’atomo” alla ricerca di quella purezza perduta da qualche parte, decenni or sono, in un continuo guardarsi allo specchio come un Dorian Gray che, al contrario del personaggio di Wilde, invecchia al posto del quadro) è un gran classico della politica!

Ora siamo oltre. Siamo al dibattito sul come sia meglio perdere!

Meglio perdere restando puri o perdere direttamente la dignità di forza di sinistra? Meglio perdere perché non riusciamo a sganciarci da un’eredità passata pesante e ingombrante o meglio perdere perché non riusciamo a tranciare quel nodo gordiano che qualche lungimirante statista anni ’90 ha stretto tra il collo del socialismo europeo e le grinfie del liberismo mondiale?

Meglio essere ancora comunisti o socialisti? Oppure più genericamente progressisti? E se il nostro volersi definire con le etichette lasciasse fuori qualcuno, pace, perché in fondo se perdiamo in pochi, ma affiatati, allora possiamo sempre andare a ubriacarci molestamente mentre guardiamo qualche film sul Che Guevara, su Martin Luther King o Kennedy (come se i tre fossero interscambiabili!). O ancora meglio possiamo trovarci su qualche social a commentare, tra pochi amici chiaro, le piazze piene degli altri.

Perché in fondo, diciamolo, un po’ perdere ci piace. 

Ma la cosa veramente agghiacciante è che il nostro profondo Io, pur sguazzando nella minoranza (o nell’irrilevanza) dei numeri, è convinto di essere nel pieno della ragione! Possiamo perdere quanto volete, tanto voi siete gli stupidi e noi quelli bravi!

Purtroppo però l’aver ragione non ci consente di ribaltare l’esito delle elezioni, ma anzi ci costringe a lavorare per capire cosa abbiamo sbagliato e come possiamo migliorarci. Infamare chi ha votato altri? Non una grande idea. Accanirci sui loro leader? Bene, ma sterile. Ripartire da idee stantie e facce logore? Ottimo per perdere ancora!

C’è solo una strada percorribile e si chiama studiare, lavorare, parlare e discutere. In maniera socratica, prendere ogni problema, farsi trovare pronti, avere un’idea di soluzione e soprattutto non pretendere di volerla calare dall’alto come un dogma! Siamo a fare politica e la politica si fa in maniera dialettica. E la dialettica si fa tra solo tra posizioni forti e solide! Per questo dobbiamo tornare a studiare!

Sennò nessun problema, il prossimo anno c’è sempre l’occasione per ricreare l’ennesimo ressemblement di superperdenti pronti a prendere un’altra iperscoppola elettorale al grido di “Uniti contro xxx!”.

Il dito e la Luna

pintida-calabria-660x330Spesso noi, che ci definiamo di sinistra, abbiamo il difetto di attaccare a testa bassa le manifestazioni degli altri, magari utilizzando anche un linguaggio sarcastico e saccente. Proprio ieri facevo una riflessione sul classico Raduno di Pontida: la kermesse leghista che si ripete dal 1990 e che, dopo 28 anni, si ripropone sempre uguale seppur con forme diverse.

La mia semplice considerazione, estesa anche ai vari VaffaDay del M5S, è che ad oggi solo questi due partiti sono in grado di mobilitare un popolo e che questo distacco dovrebbe essere messo al centro del ragionamento della rinascita di una sinistra.

Subito qualcuno mi ha fatto notare, giustamente, che esistono molte altre manifestazioni che portano migliaia di persone in piazza (gay pride, cortei di lavoratori, proteste varie); al che ho avuto una sorta di visione mistica e ho capito cosa, ormai da tempo, ha perso di vista la sinistra!

La sinistra ha perso la sua capacità organizzativa di muoversi come corpo organico; siamo sempre capaci di unirci e di serrare le fila dietro a un principio, dietro a battaglie valoriali, che sono (per definizione) monodimensionali, ma non siamo più disposti a metterci insieme, sotto a un unico cappello, che possa identificarci tutti.

Manifestiamo contro il razzismo. Andiamo tutti in piazza.

C’è il gay pride. Sfiliamo tutti insieme per i diritti civili.

Si toccano i diritti dei lavoratori. Partono le manifestazioni sindacali con a ruota i partiti.

Eppure ognuna di queste realtà singolari non è messa in rete all’interno di una multidimensionalità che solo un partito può garantire. Quando è stata l’ultima vera grande manifestazione popolare promossa da un partito di sinistra in questo paese? Beh, si fa fatica a ricordarsela vero!

Il problema sta proprio qui. Smettiamola di perculare i leghisti calabresi o i grillini “ignoranti”. Iniziamo a tornare nelle piazze, nelle fabbriche e nei luoghi del disagio sociale. E facciamolo senza la spocchia della saccenza, ma solo con la voglia di riprendersi quello spazio.

Sarà un lungo viaggio. Un lungo e tribolato viaggio. Ma è l’unico che possiamo percorrere!

Benvenuti a Disagiolandia

pear-jam-aprite-i-portiSapete dov’è Riola Sardo? Beh, è un piccolo paese in provincia di Oristano che è balzato alle cronache nazionali grazie alla richiesta del suo ex-Sindaco di arrestare il Pearl Jam e tutti quelli “CHE COMMERCIANO CARNE UMANA, devono essere IMPRIGIONATI! TUTTI!! GIORNALISTI, ARTISTI, RELIGIOSI, PDEUDOPOLITICI, PSEUDO UOMINI DI LEGGE, PSEUDO SCRITTORI!! I COMPLICI DEGLI SCHIAVISTI DEVONO ESSERE ARRESTATI!”

Tutto perché il gruppo di Eddie Vedder ha mostrato durante il concerto di Roma lo slogan #Apriteiporti mentre suonavano Imagine. Apriti cielo! Prima è intervenuta Rita Pavone che dall’alto, della sua cittadinanza svizzera, ha tuonato contro questi artisti stranieri che vengono a dirci cosa fare e non guardano ai problemi di casa loro, poi è toccato a Giorgia Meloni che ha suggerito al Pearl Jam di accogliere migranti nel loro party esclusivo in Costa Smeralda (che comunque, vorrei ricordare, è Italia!), infine è arrivato l’ex Sindaco a chiedere addirittura l’arresto della band di Seattle.

E tutto perché un gruppo musicale da sempre attento al Mondo dove vive lancia messaggi politici nell’unico modo in cui può farlo, cioè da un palco!

Questo è il vero disagio.

Un disagio che ha preso possesso del nostro paese in ogni suo meandro, muscolo, articolazione e non lo molla mai.

Un disagio che ci fa ridere dell’incompetenza del Governo, ma non ci rende in grado di opporsi una seria resistenza; un disagio che ci scandalizza giustamente di fronte ai rigurgiti fascisti della Lega, ma che non ci lascia arrivare ossigeno al cervello per elaborare una risposta; un disagio, insomma, che attanaglia tutto e tutti, che ci spinge a guardare sempre il dito e mai la luna.

Un disagio che va combattuto fin da queste stronzate, fin dal più piccolo dei comuni. Fin dalle cazzate dell’ex-Sindaco di Riola Sardo!

Ombre Lunghe

Matteo Salvini è il nuovo Podestà d’Italia. Possiamo stare giorni, settimane, mesi a discutere come sia potuto succedere che una forza politica del 17% detti la linea del Governo di cui sarebbe il Junior Partner. Ma non sarà questo il posto.

L’inconsistenza del Movimento 5 Stelle, pronto a tutto per arrivare a governare, si sta rivelando il migliore investimento di sempre della Lega, che stando agli ultimi sondaggi viaggia verso il 30% dei consensi. Un raddoppio di voti (e un sorpasso virtuale sul M5S) che si spiega da solo grazie alla retorica piena di odio e fascismo con cui il segretario leghista riempe il suo operato politico e ministeriale.

Lui dice ciò che gli italiani vogliono sentirsi dire:

“Basta migranti. Respingimenti! Prendeteli a casa vostra!

“Prima gli italiani!”

“Schediamo i Rom”

E così il consenso cresce, anche grazie alla totale assenza di un’opposizione a questo clamoroso rigurgito fascista.

È evidente che la bolla della Lega non è un fenomeno che può essere combattuto con seminari e discussioni in sale lettura, ma vada preso per le corna e combattuto in maniera drastica strada per strada, via per via, casa per casa.

Inutile anche pensare (o sperare) che gli elettori del M5S mandino un segnale al loro “capo politico” che si è venduto al diavolo. No, oggi ci troviamo nuovamente di fronte a quei bivi della storia dove si deve scegliere da che parte stare: ci sarà da “salire sulle barricate”, da resistere, da combattere. Ognuno dovrà scegliere e di conseguenza risponderà delle sue scelte.

L’ignavia non è concepibile né tollerabile in questo momento!

Ce n’est qu’un debut, continuons le combat!

European Spring

dbo54khw4ailhnkElezioni europee 2019. Uno spettro si aggira per il vecchio Continente! È la lista transnazionale European Spring lanciata in settimana a Lisbona da DiEM25 e i suoi tanti partner continentali come Generation.s (Fra), Livre (Por), MeRA25 (Gre), Razem (Pol) e DeMA (Ita).

Rapidamente ecco tre motivi per cui questa è un’avventura da seguire da vicino e in cui, personalmente, doversi impegnare a fondo:

  1. Freschezza: Negli ultimi anni abbiamo assistito passivamente ad un abbrutimento senza precedenti della dialettica politica (l’Italia ne è un palese esempio, anche se non unico). Tutto ruota intorno a pilastri che vengono considerati, unanimamente, incommutabili, nel pieno solco di quella filosofia anni ’80 del TINAThere is no alternative. La politica si è sdraiata su questo modo di pensare e, così facendo, ha ridotto le differenze tra le forze in campo a piccoli dettagli, a lievi sfumature poco percettibili dalla maggioranza delle persone. Ecco perché l’arrivo di una forza politica così diversa, in tanti aspetti, che dice chiaramente di essere europeista e anti-establishment può generare nuova linfa nelle persone stanche di dover scegliere tra questa europa dei finanzieri e il becero populismo nazionalista!
  2. Ampiezza: L’ho detto qua sopra. European Spring nasce come lista transnazionale proprio per dare un respiro continentale a una politica che, finora, ha solo vissuto di rantolii nazionali. In un Mondo guidato da Stati-Continente (USA, Russa, Cina, India), l’Europa ha bisogno di trovare il suo ruolo e il suo spazio, ma prima deve ritrovare sè stessa, la sua democrazia e la sua natura. 
  3. Profondità: Spesso le liste elettorali sono solo cartelli costruiti ad hoc pochi giorni prima del voto per coagulare (se va bene) un po’ di consenso, ma che non vivono di una visione a lungo termine né hanno elementi in comune per poterlo fare. European Spring, al contrario, nasce proprio da un’idea sul lungo periodo! DiEM25, motore dell’operazione, ha, fin dal nome, chiaro che l’obiettivo è posto nel 2025 e che, di conseguenza, le elezioni 2019 sono un passaggio fondamentale, ma intermedio di una battaglia politica più lunga e più di prospettiva! Non si tratta qua di mettere insieme sigle e partiti per fare massa critica nel prossimo Europarlamento, ma di raccogliersi sotto una stessa visione per cambiare l’Europa!

A queste tre qualità aggiungo una piccola nota a margine di confronto con l’attualità italiana nella quale, purtroppo, non vedo nè freschezza, nè ampiezza di pensiero, né profondità di visione. Tutto sempre così contingente che viene il mal di testa. Manca l’aria come se fossimo a 5000mt da terra.

Servirebbe anche da noi una nuova PrimaVera politica! Chissà se qualcuno coglierà l’occasione!!