Invictus all’italiana

Ierisera ho visto “Invictus” di Clint Eastwood.

Il film di per sè non è cosi entusiasmante, se non fosse per la filosofia di fondo che si respira ogni volta che Mandela-Freeman apre bocca o appare sulla scena. Per capire la morale di questo film dobbiamo immaginarci un paese talmente diviso da arrivare ad odiare ogni simbolo proveniente dall’altra parte.

La scena che più rappresenta questo dualismo tra il leader illuminato e il paese accecato dalla rabbia è quella del salvataggio degli Springboks da parte di Mandela stesso. Infatti li viene spiegata la sua linea sociopolitica, Mandela non voleva distruggere i bianchi o opprimerli, ma soltato creare un nuovo stato e un nuovo modo di vivere il SudAfrica.

In ogni suo gesto si vede la lungimiranza del suo agire politico: “Prima dobbiamo riconciliare il nostro popolo, poi penseremo a tutti i problemi” dice al suo segretario di stato, mentre sta andando a ribaltare una decisione di un’assemblea.

E qui vengo all’Italia.

Il nostro paese è un paese diviso, lacerato e disunito in ogni sua sfaccettatura. Nord contro Sud, Est contro Ovest, città contro campagna. Ognuno protegge il proprio piccolo orticello senza badare al proprio vicino. L’interesse verso la cosa pubblica è come la legge di gravità, diminuisce quadraticamente con la distanza. Ma al contrario del grande Madiba, la nostra classe dirigente si dimostra molto lontana dal concetto di riconciliazione e di unione nazionale.

L’unico parallelismo che vedo è nell’unione che riusciamo a trovare nel grande evento sportivo. Nel 2006 durante i Mondiali tedeschi tutta l’Italia si riconosceva in una squadra e in un coro “Po-poropo-popo!”

Il problema è stato, come sempre, che subito dopo le divisioni hanno prevalso sull’unità, tant’è che mi chiedo se una squadra non vincente avrebbe fatto lo stesso (temporaneo) effetto.

Questo pensiero mi ha spremuto molto oggi e alla fine mi sono dovuto arrendere all’evidenza. La classe politica e dirigente di questo paese è lo specchio fedele della sua gente, i conflitti che ci sono sempre stati sono usati da chi sta al potere come un’arma per aumentare il proprio consenso. A nessuno, secondo me, interessa il bene dell’Italia; a tutti interessa il bene di una parte di essa.

E questo è molto lontano da un’ottica costruttiva per questo paese. Infatti con questi presupposti si arriva facilmente a gettare discredito su tutti quelli che fanno parte di un’altra fazione. La destra attacca la Magistratura, la sinistra il Presidente che firma una legge, la Lega gli immigrati, il centro i laici, la chiesa i gay e cosi via.

Nessuno combatte battaglie nei luoghi proposti dalla Costituzione, molti combattono direttamente quei luoghi o quella Costituzione perchè non sono luoghi  di parte ne leggi di parte.

E, al contrario di Mandela, nessuno risparmia nessun simbolo dell’altra parte. Se si arriva a definire la Costituzione partigiana, dubito che possa esistere qualcosa che non lo sia. Se si esclude la nazionale di calcio (se e solo se vince) e il suo coretto da stadio.

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