Come direbbe Mr. Wolf…

Nelle elezioni regionali appena passate c’è stato un segnale importante. In Emilia-Romagna e in Piemonte il Movimento 5 Stelle ha preso rispettivamente il 6 e 4% conquistando 2 seggi in entrambi i consigli regionali. Se in Emilia questo risultato non è stato determinante per il risultato, in Piemonte si potrebbe dire di si.

La mia visione è un pò diversa: non credo infatti che quei voti siano stati totalmente sottratti all’elettorato del centrosinistra, altrimenti mi viene da pensare che i piemontesi abbiano una mente politica un po’ distortoa! Pensare di votare contro Mercedes Bresso per, ad esempio, il fatto della TAV per poi ritrovarsi Cota è un bel controsenso…

Quindi lasciando fuori il discorso relativo ai risultati generali è evidente che il M5S in alcune regioni è diventata una realtà con cui confrontarsi seriamente. Ma la domanda vera è “Quanto questi movimenti sono disponibili al confronto?

Questa è la vera sfida che inizia  da queste elezioni. Questi movimenti sono pieni di energia e di idee di nuova politica, ma non riescono per adesso a superare la fase distruttiva che li ha generati. Nascere da un grande evento come il V-Day e passare attraverso il No-B-Day ha di fatto sovrapposto l’odio verso la politica generalmente intesa con l’odio verso il Berlusca. Ma alla fine dei conti i fantastici risultati del Movimento hanno portato un totale nazionale sotto al 2%, sotto cioè a qualsiasi sbarramento per entrare in parlamento.

Ma considerando che il movimento era presente in poche regioni e che è solo all’inizio il suo futuro è molto roseo se continuerà con questi presupposti. E a quel punto non potrà bastare una proposta ipercritica verso tutto e tutti per sfondare e per governare, ma ci sarà bisogno di una proposta costruttiva e soprattutto mediata.

La mediazione è il cuore della politica, dell’azione politica nella sua espressione più alta e nobile. Eppure se i presupposti che hanno consentito il successo saranno confermati, probabilmente non ci sarà spazio per una trattativa. E allora come muoversi ora?

Io penso che un metodo sia quello di creare dal basso una rete che disegni un progetto. Questa rete deve essere aperta a tutte le realtà poltiche (e partitiche), sociali e associative che sognino un domani diverso per questo paese. L’unica discriminante deve essere l’essere alternativi rispetto al governo attuale. In questo grande calderone non ci devono essere gerarchie prestabilite, nè idee preconfezionate dall’alto. Anzi non ci dovrebbe proprio essere un alto.

Sarebbe un lavoro immane e di grande caratura sociale e politica, soprattutto che poi gli stessi operai dell’alternativa siano i diffusori del progetto in tutte le associazioni, movimenti e partiti di cui fanno parte. La seconda fase sarà un esercizio di grande politica, una mediazione storica da cui dovrà uscire il programma.

E solo dopo, o forse insieme al programma, dovrà essere scelto il leader che avrà una missione sola. L’attuazione del programma.

Forse la mia visione è eccessivamente ottimista e buonista in questo mondo di squali e di vipere, ma penso che senza aggregare nuove energie e nuove idee la politica non cambierà mai se stessa. E mi dispiace doverlo pensare, ma i movimenti come quello di Beppe Grillo sono fantastici, ma limitati…troppo limitati.

In parole povere mi sento di consigliare ai Grillini di continuare ed evolversi, per il bene di tutti. E di non fermarsi ora a farsi i pompini a vicenda come direbbe Mr. Wolf, grande personaggio di Pulp Fiction.

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