I Fini dettagli della politica

In questi giorni si stanno contrapponendo due visione della politica destrorsa: la prima (e purtroppo maggioritaria) è quella populistica tipica di Silvio IV, mentre la seconda è quella repubblico-popolare di Gianfranco “l’eterno secondo” Fini.

Il PdL è nato per un bisogno del Premier di avere tutto sotto controllo direttamente ed è nato sulla falsa riga di un non-partito come era Forza Italia. Il Popolo delle Libertà è un contenitore di tutto e tutti che ha come unico scopo quello del Governo Centrale, anche a scapito di situazioni locali paradossali come quella siciliana. L’unico collante che tiene insieme la destra italiana è la permanenza praticamente ininterrotta al potere, ma ora che il capofamiglia si avvia lentamente al ritiro le smanie di occupazione di posti e posticini iniziano a farsi sentire molto forti.

Dal 1994, anno in cui Berlusconi è entrato in politica, l0 scenario è sempre stato condizionato da una scelta netta “con lui o contro di lui”. Ogni partito, associazione, giornale, persona, fondazione e istituzione è stata catalogata secondo questo uniche due categorie; la stessa politica è stata disegnata secondo un modello berlusconistico e ormai anche la gente vede l’impegno in politica solo come “o con lui o contro di lui” (oppure “contro tutti” come dice Grillo).

Ma come in un paradosso di altri tempi il partito più in forma del momento è l’unico reduce dalla Prima Repubblica e l’unico che mantiene una struttura rigida e radicata sul territorio, cioè la Lega Nord. Gli altri partiti si sono dovuti forzatamente (o volontariamente) misurare con il Cavaliere e con la sua visione populistica e plebiscitaria della res publica. Ne sono le conseguenze la deriva senza metà del PD, la nascita e la forza dell’IdV e la scomparsa della sinistra, ma anche la nascita del PdL e l’isolamento dell’UDC.

Quello che Fini sta cercando di mettere al centro della politica di destra non è il rovesciamento del governo, ma la natura del soggetto unitario della destra! Qui si vede la prima differenza (il primo dettaglio); infatti per Berlusconi maggioranza e governo sono la stessa cosa, i ruolo dei parlamentari non è altro che votare sempre e in silenzio per riconoscenza verso il governo che li ha nominati nelle camere, mentre per Fini il ruolo del Parlamento è molto più importante e significativo.

Da un lato abbiamo la visione di subalternità dell’organo legislativo rispetto all’esecutivo, dall’altro la visione paritetica. Allargando il discorso dal Parlamento al partito le divergenze rimangono, il premier considera il suo partito come una protuberanza del suo potere e non il contrario come invece dovrebbe essere. Infatti, penso sia la tesi di Fini, non esisterebbe il governo Berlusconi senza PdL, anche se Silvio pensa al contrario che non esisterebbe il PdL senza di lui.

Una conferma di questa divergenza si è vista  sulle riforme, dove c’era l’intesa sul semipresidenzialismo, ma una divergenza enorme sulla legge elettorale. Per Fini infatti il doppio turno o comunque il maggioritario uninominale diventava garanzia insostituibile per accrescere i poteri dell’esecutivo, mentre per Berlusconi la legge vigente con i parlamentari nominati è perfetta per accentrare nelle sue mani più potere possibile.

Alla fine dei conti la loro divergenza di opinioni può essere riassunta con il fatto che Berlusconi mira al presente e lo fa in maniera personalistica, populistica e plebiscitaria; Fini al contrario mira a creare una destra moderna e repubblicana, sullo stile UMP francese.

E’ chiaro che la sinistra deve tifare per la partita di Fini, concedendogli anche sponde su temi di attrito. Ma non deve essere una scelta “per far cadere Silvio“, deve essere una scelta per il futuro dell’Italia. Un futuro che deve esserci a prescindere da Berlusconi, ma che deve essere sempre nel solco costituzionale!

La sinistra e in particola modo il PD dovrebbero fare l’opposizione, in maniera costruttiva isolando il Fini dal Berlusconi…Cosi da scegliersi il proprio “nemico”.

Un nemico che almeno rispetta le regole scritte e non le cambia a suo gusto e piacimento.

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