Panda e a capo

Si lo so. Si dice Punto e a capo, ma a Pomigliano ci portano la Panda non la Punto!

Oggi a Pomigliano forse non si rendono conto del valore della loro scelta: forse vedono solo il valore enorme che il referendum investe nelle loro vite private e singole, senza però riuscire a cogliere come questa scelta apra un futuro inquietante sia per loro stessi che per il loro figli e nipoti.

Purtroppo ora parliamo già dopo aver superato il punto di non ritorno, cioè dopo che le cose potevano essere gestite diversamente, e ci troviamo perciò a commentare una situazione che de facto è già decisa.

La vera scelta non  può essere tra voler lavorare e voler perdere il posto di lavoro, ma semmai doveva essere su come mantenere quel posto a determinati diritti senza danneggiare troppo la produzione della FIAT.

E senza guardare lontano ci sarebbe un debito che la FIAT ha verso lo stato e che, in uno stato normale, sarebbe saltato fuori in una questione come questa. Mi ricordo solo io dei miliardi di euro dei contribuenti donati a fondo perduto alla fallimentanda FIAT? E in quell’occasione non fu firmata nessuna specie di convezione? A quanto pare sembra proprio di no e, scusate la malafede, penso non sia una dimenticanza…

Ora siamo sull’orlo del precipizio. Da un lato è vero che i dipendenti conserveranno il posto di lavoro, ma a quale prezzo? Il concetto di lavoro ha cambiato definitivamente angolazione e prospettiva: fino ad ora il lavoro era un diritto e un collante sociale, da ora in poi sarà una specie di regalo dell’impreditore all’operaio.

Ogni multinazionale avrà sempre in canna la possibilità del ricatto di spostamento di produzione, così l’operaio dovrà piano piano rinunciare a fette dei suoi diritti in cambio di più lavoro. Perchè l’assurdità ultima di questa svolta è proprio questa: si baratta la perdita di diritti con l’aumento di carico lavorativo.

Chiaramente fuori dalla situazione questa è follia.

Invece diventerà la regola e dovremo abituarci a ragionare in questi termini, anche perchè i veri referendum sono stati fatti dal 1994 in poi; dando il potere a Berlusconi e al suo entourage industriale era immaginabile arrivare a questa situazione.

Ma ci son voluti 16 anni. Perchè prima è stata fatta terra bruciata della cultura di diritto del lavoro che era stata creata in 50 anni di Repubblica. Ora il terreno era fertile ed è stato inferto il colpo mortale, senza reazione alcuna, se non quelle favorevoli.

D’altra parte ognuno ha il governo che si merita, per non dire che ha quello che si merita.

A partire da Pomigliano…

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