Non c’è due senza tre!

Oggi la scena politica è nel CentroItalia. A Firenze c’è l’assemblea dei rottamatori capeggiati da Renzi e Civati, a Roma c’è la riunione dei coordinatori di circolo del PD e a Perugia la convention di Futuro e Libertà.

Perugia la cito solo per riportare una frase di Bocchino da cui partire nelle mie riflessione: “Da oggi inizia la Terza Repubblica”.

E da quello che ho capito per FLI nella Terza Repubblica la destra saranno loro e saranno una destra popolare, europea e moderna sullo stile dell’UMP francese, della CDU tedesca e dei Tories inglesi.

Allora mi chiedo se la destra sarà cosi, come dovrà essere la sinistra nella Terza Repubblica? E quale occasione migliore per parlarne se non lo scontro tra le due idee di partito che si stanno ergendo in queste ore a Firenze e a Roma!

Da una parte c’è il classico, il partito fondato sulle sue cellule più piccole, i circoli, e portato avanti dai funzionari più piccoli e, alle volte, più geniali, cioè i coordinatori.

Dall’altra un movimento trasversale che vorrebbe spazzare via molte strutture e liturgie per mantenere soltanto una vera ondata rivoluzionaria portata avanti da poche persone che si dedichino anima e corpo in quello.

Chiaramente tutti si aspettano che uno debba stare o di qua o di là, perchè questo è lo scopo di aver portato due eventi cosi nello stesso weekend; o si sta con Renzi o si sta con Bersani.

Invece io me ne sto qui a casa, leggo interventi di qui e di là e vedo come chi ha scelto di andare da una parte o dall’altra si ritrova inesorabilmente ad essere contro l’altra parte. Io invece mi gusto questa opportunità di vedere come alla fine le due strade non siano cosi divergenti, ma anzi siano le due linee su cui l’intero partito dovrebbe crescere.

Mi spiego meglio: la voglia di nuovo che viene da Firenze è vitale per un partito che deve conquistare il cuore dell’elettorato e deve necessariamente porsi come qualcosa di nuovo e di diverso, quindi ben venga l’idea di ricambio, di nuove pratiche e di nuove facce nei posti di comando.

Ma questo ricambio è impensabile senza una gavetta fatta nei circoli, nelle segreterie e nei direttivi locali prima che nelle stanze romane.

Sopra a tutto questo c’è comunque una considerazione molto semplice: solo da noi i partiti cambiano e i dirigenti restano gli stessi e questa è chiaramente una cultura da estirpare alla base. Quindi ripeto che va bene la rottamazione, ma non solo in base ad un criterio anagrafico.

Ci vuole una nuova cultura che permetta una rotazione delle classi dirigenti che svecchi questa classe politica e che metta il nostro partito al passo con le altre formazioni principali del centrosinistra europeo; perchè non è pensabile che Blair si è fatto da parte intorno alla cinquantina e che il nuovo leader del Labour ha 43 anni quando da noi prima dei 50 non vieni nemmeno considerato.

Ma oltre alle facce nuove è necessario un nuovo modello di partito basato sui circoli e sul lavoro che ogni circolo deve portare avanti autonomamente. I modelli puramente leaderistici non interessano, noi dobbiamo creare un nuovo modo di fare e un nuovo modo di pensare.

Tutto questo si crea dal basso e con tutti i metodi che volete, ma di sicuro non mettendoci l’uno contro l’altro a discuisire su chi ha più ragione e chi meno.

D’altra parte se oggi inizia la Terza Repubblica dobbiamo tenerci pronti al compito che si sta per piombare addosso!

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