La palude

Ora si inizia a sentire la paura. La paura di quello che potrebbe accadere dopo il 14 Dicembre. Si perchè fin’ora eran tutti bravi a dire “Si fa questo, poi questo e infine si va alle urne” oppure “Subito alle urne dopo la sfiducia”, ma ora il tempo stringe e la situazione si fa sempre più nebulosa e poco chiara.

Eppure la situazione dovrebbe essere molto chiara: da un lato ci dovrebbero essere il PdL e la Lega che sosterranno la fiducia al Governo fino allo stremo e, in caso di sconfitta, punteranno dritti alle urne; dall’altro invece dovrebbero stare tutti gli altri dal PD all’IdV, dall’UDC fino a SEL e gli altri partiti minori ed extraparlamentari.

Loro al contrario dovrebbero puntare alle urne o al massimo ad un governo lampo solo per cambiare la legge elettorale in qualcosa che almeno assomigli vagamente ad una legge civile e democratica.

Certo che c’è anche FLI che ancora non ha preso una posizione netta e chiara, ma la vera nebbia sta salendo su tutto quello schieramento di centro che non si capisce bene cosa vuole, dove vuol stare e soprattutto dove vuole andare.

Durante la Rivoluzione Francese il centro era chiamato la palude e pensando alla situazione attuale non trovo modo migliore per descrivere i vari Casini, Rutelli, Pionati, Lombardo e tutti i vari personaggi pronti a tuffarsi nel polo del doppio forno.

L’Italia purtroppo è lo stato della palude per eccellenza e questi personaggi, con le loro corti al seguito, sanno sfruttare quei bacini elettorali che gli permettono di essere qualcuno per contare nei momenti di stallo come questo.

Appena il Premier è andato in difficoltà molti paludisti si sono affrettati a dare la loro disponibilità nel salvataggio del governo in cambio di qualcosa di più o meno visibile. Questo è il ruolo della palude. Pensate a Dini e a Mastella. Loro passano con disinvoltura dalla destra alla sinistra senza vergognarsi. Dini è rimasto presidente della stessa commissione parlamentare prima come rappresentante del centrosinistra e poi del centrodestra.

Allora qui dovremmo colpire, qui dovremmo diventare radicali. Non nel senso di Pannella o tornare ad essere marxisti duri e puri, ma nel senso che dobbiamo allargare lo spazio tra le due sponde della palude. Dobbiamo fare in modo che un parlamentare sia legato ai suoi elettori e alla sua terra. Dobbiamo far capire che le differenze tra persone esistono e sono la cosa più importante anche in politica, ma che una volta diventanti rappresentanti si deve far prevalere le differenze di campo a quelle personali.

Soprattutto se poi quelle differenze personali sono solamente interessi.

Per questo dubito che i paludisti riusciranno a trovare un accordo con il centrosinistra per creare un governo tecnico o di transizione. Loro non vogliono le elezioni, loro vogliono fare valere il peso di un pugno di voti che magari dopo le elezioni non serviranno a niente e a nessuno.

Loro cercheranno di entrare al governo, cercheranno di andare al potere. E se proprio non riusciranno, allora cercheranno l’opzione B dell’alleanza con il PD. Ma chiaramente dettando le loro condizioni.

E allora toccherà al PD prendere il timone della sinistra e capire che la palude va prosciugata!

Io ho paura delle scelte che verranno fatte nei democrats perchè una buona parte del partito ragiona come i paludisti, anzi molti sono esattamente come loro.

Per questo se il PD non lascierà la palude rimarrà mezzo affogato nella sua melma e nel suo fango.

E allora non ci sarà niente da fare per la nuova sinistra in Italia!

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