Monday Bloody Monday

Lunedi si decide tutto. Finalmente ci siamo, finalmente si arriva alla conta. Dopo un’estate e un autunno degno delle migliori soap operas si arriva alla resa dei conti e, probabilmente, alla fine di un sistema e alla nascita di una nuova fase della Repubblica. In questo periodo però abbiamo visto tutto il peggio della Prima e della Seconda Repubblica, dai pettegolezzi sui festini del Premier alla compravendita dei parlamentari; dalle scissioni interne ai partiti alle transumanze da un gruppo ad un altro in nome di un mandato che, ahimè, è privo di vincoli.

In tutto questo c’è da notare come gli unici che abbiamo realmente pagato lo scotto di aver contribuito al fallimento del Governo Prodi siano stati i partiti della Sinistra che sono stati questo tempo fuori dalle aule parlamentari.

Ma da Lunedi si mette  un bel punto e si va a capo.

Le opzioni sono molte, i numeri sono in continuo cambiamento (come anche le opinioni di certi deputati) e non è sicuro cosa verrà fuori dalla seduta della Camera e da quella del Senato di lunedi. Ma di certo si sta prospettando un orizzonte molto chiaro e ben definito: la fine dell’erà berlusconiana della Repubblica.

Lunedi, nell’ipotesi più ottimistica per il premier, sia la Camera che il Senato gli rinnoveranno la fiducia, ma con uno scarto di voti così esiguo che torneremo ad una situazione prodiana. E tutti sappiamo che non è per niente facile governare con 2 o 3 voti di scarto, considerando che ogni voto diventa pesante come un macigno e ogni deputato può far saltare il banco in ogni momento. A quel punto sarà solo questione di tempo prima che il Governo torni dal Presidente della Repubblica per sondare il terreno.

Con le carte nelle mani di Napolitano il gioco rientrerà nella logica della Prima Repubblica, con molte ipotesi ma nessuna certezza. Di certo ribaltare al Quirinale l’esito delle votazioni non è una cosa auspicabile, ma vista la ridicolaggine dell’attuale legge elettorale e la pericolosità della situazione economica internazione, un Governo Tecnico con il solo scopo di cambiare questa porcata di legge elettorale e di traghettare la nave italiana fino alle elezioni non deve essere considerato un tabù.

Lo scopo di tutto deve essere consegnare all’Italia un panorama politico nuovo e più chiaro: una sinistra moderna, europea e socialdemocratica, una sinistra verde e una sinistra post-comunista; una nuova destra liberista e conservatrice, che si richiami al PPE e che tagli i ponti con quella destra peronista stile PDL e con quella xenofoba come la Lega.

Infine anche senza inserire vincoli di mandato sarebbe molto bello se i parlamentari avessero un vincolo informale con i propri elettori, magari inserendo un sistema elettorale a collegi piccoli con l’obbligo, in caso di ricandidatura, di ripresentarsi nello stesso collegio. Così in caso di cambiamento di sponda a legislatura in corso il deputato di turno dovrà spiegare ai propri elettori i suoi (sacrosanti) motivi.

Magari non è un vincolo vero e proprio, ma sicuramente renderebbe alla politica quella particolarità che molti, specie al centro, si dimenticano: la rappresentanza.

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