Golpevole fino a prova contraria

Berlusconi accusa ormai tutti di essere complici di un complotto; è talmente ossessionato dall’idea del golpe bianco che addirittura minaccia di far causa allo Stato.

Ma questo siparietto degno del Bagarino mi fa molto pensare in un momento storico in cui i nostri dirimpettai africani si stanno ribellando contro leaders politici che governano da decenni. Mi fa pensare a due cose: al vero significato di democrazia e su come una rivolta diventi un golpe o no.

Parto dal primo pensiero; la democrazia si sa è la forma di Governo dove chi ha la maggioranza governa. Ma nel mondo occidentale (“Europeizzato”) la democrazia è reale solo se anche i diritti della minoranza sono tutelati e rispettati e se questi rapporti tra fazioni e quelli tra istituzioni sono regolati molto rigidamente dalle carte costituzionali.

Insomma nel nostro modo di agire politico la democrazia non consiste nella logica plebiscitaria dove chi vince le elezioni regna al di sopra di tutto e tutti, ma in una logica dove chi vince le elezioni ha l’onere (e l’onore) di rappresentare il tutto, anche chi è di parte avversa.

Questa concezione è molto forte nei paesi europei e occidentalizzati, ma si scozza molto causticamente con una riflessione: gli stessi paesi che si ergono a paladini della democrazia, vanno ad essere degli ostacoli o dei vincoli oggettivi per la realizzazione di alcune democratiche scelte di alcuni popoli.

Penso ad esempio al sostegno che la CIA dava ai regimi militari del Sudamerica negli anni 60 e 70, ai regimi rovesciati con il sostegno di quella o di questa potenza, alle prese di posizione diverse in circostanze molto simili. Penso, per citare un esempio attuale, all’Egitto. Il mondo occidentale ha sostenuto sempre Mubarak, dalla sua escalation fino a poche settimane fa, ed ora non riesce a prenderne le distanze per paura di una rivoluzione islamica o di un governo non gradito alla logica geopolitica a stelle e strisce.

Allora risulta chiaro che la democrazia ha come minimo tre diversi livelli di qualità: il primo è quello delle potenze occidentali ed europee, quello in cui le libertà fondamentali sono garantite e la vita sociale e politica scorre tranquilla senza grosse scossoni (più o meno); poi c’è un secondo livello, quello delle psudodemocrazie dove le elezioni servono solamente per dare un placement ad una situazione de facto non cambiabile. Queste democrazie sono ovunque, ma specialmente nell’Africa araba e nella sfera ex-URSS. Infine ci sono le democrazie vincolate, cioè quelle democrazie in cui si è “liberi” (tra virgolette) di scegliere il proprio governo, a patto che rimanga tra le opzioni avallate dagli states (Palestina, Iraq, Afghanistan).

A questo punto mi chiedo “E se qualcuno, in quei popoli, una mattina si alzasse con le palle girate e la voglia di capire se è in maggioranza o in minoranza?”. Sicuramente 20 anni fa sarebbe stato impossibile per un egiziano pensare di riunire milioni di persone in centro al Cairo per rovesciare Mubarak, oggi invece è possibile grazie alla rete.

E cosi hanno fatto! Ma a vederlo bene questo altro non è che un tentativo di golpe, un golpe popolare, una rivoluzione, ma pur sempre un rovesciamento non elettorale del sistema stato.

Per questo il secondo pensiero è sui criteri per distinguere un golpe buono da uno cattivo: penso al Cile di Allende come esempio di negatività e alla Romania di Causescu come esempio di buona rivoluzione, ma potrei citarne centinaia senza capire la linea che definisce la separazione.

Quindi l’unica soluzione a questo dilemma rimane quella di partecipare se si ritiene il golpe necessario oppure contrastarlo se lo si ritiene dannoso, ma non si può restare indifferenti rispetto a certe svolte storiche.

Per questo io mi sento onorato di essere chiamato golpista dal Premier, mi sento lusingato che il presidente del consiglio trovi la magistratura deviata e che voglia essere giudicato solo e soltanto dal popolo e dal parlamento. Dimostra come tutti questi soggetti siano di un’altra categoria rispetto a lui.

Lui è molto più simile a Mubarak, senza aver governato 30 anni; vorrebbe trasformare l’Italia da una repubblica democratica ad una plebiscitaria, ma si deve scontrare contro chi vuole fermare questo piano criminale.

Si chiamano regole e sono, come dicevo prima, la terza gamba della vera democrazia.

Ma chi ha cosi tanti problemi con la legge non può conoscere il rispetto delle regole, al massimo sa che esistono nella misura in cui si infrangono!

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