Forse è tardi

Mentre il nostro amico Silvio cerca di sopravvivere sia giudiziariamente che politicamente, noi che facciamo? E soprattutto che dovremmo fare? Probabilmente tutta roba che avremmo dovuto fare da tanto, in prospettiva di momenti come questi e comunque tutta roba che di solito i partiti fanno!

Parlo di riallacciare il legame con la gente, la nostra gente, quella che lavora e suda nelle fabbriche e nelle aziende; quella che studia e produce innovazione e ricerca nelle università; quella che un lavoro non ce l’ha ed è costretta ad essere chiatata bamboccione da Tremonti.

Parlo insomma di ritirare fuori la faccia vera della politica, quella che quasi ventanni di Berlusconi hanno distrutto, non senza il nostro silenzio colpevole ed assordante! Prima c’erano partiti che erano andati anche oltre, rovinando fino al nocciolo il senso di partecipazione e di aiuto della gente, poi c’è stata Tangentopoli e da li tutto è cambiato.

Li è nato il fenomeno dell’antipolitica: Berlusconi e Bossi, la Lega e Forza Italia ne sono stati gli esempi migliori. Da un lato un imprenditore che inizia a fare politica per insegnare come si guida l’azienda-stato e cambia tutte le regole (o prova a farlo) per trasformare veramente la repubblica in una impresa commerciale; dall’altro un maestro del populismo di bassissimo rango che individua pochi obbiettivi della rabbia locale del nord (il sud, Roma e gli immigrati) e su questi costruisce una dottrina politica ammaliante ma non funzionale.

Si perchè questa è la verità, dal 1994 a oggi ha governato per12 anni il loro schieramento politico e non sono riusciti (o non hanno voluto) a cambiare praticamente niente, ci siamo ridotti ad essere lo stato della protezione civile e stiamo scivolando sempre più in basso in ogni indicatore mondiale di civiltà.

Certo la democrazia è la democrazia, quindi se gli italiani questo vogliono noi dobbiamo prenderne atto; ma l’arrendevolezza della sinistra in tutto questo periodo è quantomeno irritante. Torno a bomba al presente, oggi la crisi del modello proposto da Silvio è irreversibile e noi di sinistra abbiamo il dovere di proporre un modello nuovo e diverso.

Per questo dico che forse è tardi. I modelli non si tirano fuori dal cilindro, si formano dal basso, con il tempo. E soprattutto prendono forma all’interno di partiti e di organizzazioni, poi magari vengono contrattati e discussi con altri soggetti.

Io ho sempre avuto il pallino dell’europeismo. E considero il PSE una buona base per iniziare a pensare ad un possibile modello diverso per l’Italia; certo è che da noi nessuno ha le palle per prendere sulle spalle l’eredità molto scomoda del socialismo e della socialdemocrazia. Ma ad un certo punto, di fronte agli elettori, si dovrà dire cosa se ne pensa di argomenti come la finanza, le tasse sulle speculazioni, l’ambiente, i diritti civili e tutto il resto. Oppure si pensa che basti essere contro Silvio per vincere?!?

Ormai penso che la strategia del controqualcunismo non regga, non funzioni. Spero sia chiaro per tutti dopo 20 anni di batoste elettorali l’unica via per vincere e tornare a governare sia quella, faticosa e lenta, di creare una piattaforma vera, solida e realmente progressista su cui poi sfidare, punto per punto, i nostri avversari.

Iniziamo dalle battaglie che già ora impellono. Iniziamo dai referendum per l’acqua pubblica, creiamo un nucleo forte per i due si. Questa è già una battaglia di sinistra, una battaglia progressista che può fornirci il collante per il futuro.

Mettiamoci alle spalle le divisioni sulla raccolta firme e sulle polemiche che ci sono state. Ora non esistono più sfumature, esiste solo una scheda con un si ed un no. Ora vedremo come si porranno i partiti e i politici e vedremo se il sogno di una sinistra europea di stampo socialdemocratico è possibile anche da noi.

Certo è che se la sinistra la volete fare con Fini e Casini il discorso della piattaforma e del modello sociale nuovo a farsi fottere e si ricade nel vecchio turbine dell’accozzaglia controberlusconista.

Ed io a questo giochino non gioco più!

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