Onda Araba

Quale potrà essere il filo che lega le rivolte, anzi le rivoluzioni che dalla Tunisia all’Egitto, dalla Libia al Bahrein stanno sconvolgendo tutta la fascia araba dell’Africa e del Medio Oriente?!?

Intato sono tutti paesi che sono guidati (o erano) da personaggi di un’altra epoca storica; da Gheddafi a Moubarak stiamo parlando di uomini che hanno conquistato il potere 30 o 40 anni fa, con rivoluzioni o con elezioni falsate, controllando mezzi di comunicazione tradizionali e avendo l’appoggio delle Forze Armate.

E con l’assenso, più o meno velato, delle superpotenze mondiali.

E’ grazie principalmente a quest’ultimo punto che i signori del Maghreb sono rimasti in sella fino ad oggi senza grossi scossoni, si sono prostrati alle richieste dgli USA o della NATO e sono stati tenuti in considerazione come campioni di democrazia e di libertà.

Poi c’è chiaramente chi si è spinto oltre e, come noi italiani, abbiamo innalzato Gheddafi sul podio degli eroi e abbiamo elogiato, incensato e osannato il Colonnello per la sua guida lungimirante e illuminata della nostra excolonia. Ci siamo talmente tanto calati le braghe che abbiamo messo tutta la nostra sicurezza di frontiera nelle mani della marina libica e siamo scesi talmente in basso come civiltà da arrivare a sparare sulle navi dei disperati per seguire il Gheddafi-style.

Ora però qualcosa si è rotto nel meccanismo. Il popola ha bypassato i mezzi tradizionali di comunicazione e, rispetto a 30 anni fa, si è fatto più colto e più cosmopolita. Oggi a Bengasi, al Cairo, a Tunisi e a Sanaa molti riescono a comunicare con l’estero, a vedere la tv libera di altri paesi e a vedere cosa vuol dire libertà.

E’ bastata una scintilla per appiccare l’incendio e ora non c’è niente che possa contenerlo. Chi è riuscito a capire, l’esercito egiziano per esempio, ha cercato di controllare e di cavalcare la protesta; mentre chi non ha capito o chi non aveva modo per cambiare opinione  è stato travolto e spazzato via.

Non credo ci sia modo per fermare questa onda, penso ci sia margine solo per cambiare le cose nel modo meno violento possibile. In Libia e in Iran le cose non potranno andare in maniera pacifica, quando alle manifestazioni si risponde bombardando i civili non si può che ricevere odio e violenza in cambio.

Riprendendo il filo della nostra Italia, mi sembra di vedere le comiche. All’inizio della rivolta il nostro governo ha dichiarato di “non interferire nelle faccende interne libiche e di pregare tutti a non farlo”, poi il ministro degli esteri ha tuonato “L’UE deve restare fuori dalla vicenda e non prendere posizione”.

Chiaramente una strategia precisa per non inimicarsi il Colonnello. Ma l’UE se ne fotte dei nostri rapporti privilegiati con i dittatori ed ha condannato aspramente la repressione violenta messa in atto dal regime!

Subito dopo c’è stato il silenzio.

Come se l’Italia fosse davvero convinta che la comunità internazionale non avrebbe condannato il regime libico solo perchè Frattini l’ha chiesto con tono minaccioso. E comunque sbagliando sia tattica che strategia!

Alla fine è dovuto essere lo stesso Berlusconi ha condannare il bombardamento delle manifestazioni. Della serie “ormai inutile difenderlo, cambiamo sponda in un battito di ciglia”.

Se questa è politica estera.

Non dimentichiamo che il cancello dell’Europa si chiama Sicilia e che il telecomando automatico l’abbiamo regalato (insieme a 500 ragazze) noi a Gheddafi, quindi se ora, per ripicca, lui decide di lasciar partire migliaia di disperati non potremo piangere a Bruxelles.

L’onda araba che sta travolgendo il NordAfrica arriverà anche da noi, i tunisini sono solo l’avvisaglia dello tsunami che si abbatterà su Lampedusa nel giro di poco. Allora voglio vedere che si inventeranno alla Farnesina e a Palazzo Chigi!!!

Chiameranno Gheddafi per scusarsi?

Io spero di no, anzi spero che non ci sia più ne il dittatore libico ne tantomeno lo psiconano lumbard…

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