Turn left

Di ritorno da Venezia mi trovo almeno una mezza dozzina di notizie che varrebbero da sole un bel post. Ma quelle più intriganti sono la vittoria di Fassino nelle primarie torinesi, l’assemblea romana di Vendola che apre ad un futuro unitario con il PD e la polemica nata dalle parole di Berlusconi sulla scuola pubblica.

Sembrano cose molto diverse e molto lontane tra loro, ma mentre cucinavo un lampo mi ha dato una visione all-around delle cose. Chiaramente un’opinione, la mia, che voglio condividere con tutti voi.

Pensando al Primo Ministro che arriva a insultare e a screditare pubblicamente e pesantemente la scuola pubblica si dovrebbe provare un senso di disgusto e di vergogna, sopratutto se quel primo ministro è lo stesso che è accusato di istigazione alla prostituzione minorile.

Voglio sorvolare sulla mancanza di tatto istituzionale e di rispetto per le regole base del suo ruole che dimostra ogni giorno il Cavaliere, ma mi colpisce come queste contine prese di posizione inaccettabili dimostrino la mancanza di reattività nella massa dell’opinione pubblica.

In effetti la massa dei cittadini italiani dimostra in continuazione la propria ignoranza e la propria bassezza. Magari non tutti e non sempre, ma questa lunga parentesi di Berlusconismo ci sta anestetizzando e il nostro livello di indignazione è salito molto. Per far scattare la molla del disgusto ora serve molto più stimolo di prima o, rigirando il discorso, percepiamo come normali cose e discorsi semplicemente deliranti.

Tutto questo perchè? Ecco la domanda che tutti dovremmo porci. Perchè non ci indignamo più?

Secondo me perchè riusciamo a indignarci quando battiamo in continuazione il ferro delle nostre ragioni; senza andare alla caccia di pochi voti o di vincere la singola tornata elettorale. Certo, è vero, in politica si deve andare a caccia di voti, ma non cambiando le proprie idee per farle calzare agli elettori!

Il centrosinistra invece negli anno 90 e in questo decennio ha fatto proprio cosi: ha smontato ogni sua teoria sociale e politica, ha mantenuto soltanto pochi capisaldi fondamentali e ha lanciato la rincorsa a Berlusconi sul suo campo e con le sue idee.

Il PD, il PDS prima e tutta la sinistra, non possono avere dubbi sul caso FIAT o su Pomigliano. Non ci possono essere dubbi sul lavoro precario, sulla sanità pubblica e sulla scuola. Non ci devono essere tentennamenti su università, ricerca, ecologia e energie alternative. Ogni passo indietro fatto in questi campi (o peggio ogni passo fatto verso le idee di destra) è un decennio di battaglie sociali perse e di conseguenza tantissimi voti che cambiano bandiera.

Ecco perchè le primarie sono un bene se vengono fatte aperte e leali, tra persone che subito dopo si mettono al servizio del vincitore e che, magari, sono pronte anche a fornire una parte del loro programma per la stesura del programma di coalizione.

Fassino a Torino, Pisapia a Milano e tutti gli altri, PD, SEL e IdV e tutti quelli che vorranno dovranno entrare nella mentalità di un nuovo centrosinistra, che come ha detto Vendola, dovrà essere necessariamente unitario e plurale, governato dallo strumento delle primarie.

Se l’epoca delle ideologie è finita, quella delle idee non può e non deve finire! Altrimenti la politica diventa amministazione e tutto si appiattisce sul mesto tecnicismo e sulla burocrazia.

Noi dobbiamo dire di no. Urlandolo forte.

Noi vogliamo un partito e una coalizione che abbia il suo programma e la sua road-map. Che abbia le sue priorità, i suoi tempi e le sue regole. Poi chi ne deve avere la leadership lo si decide con le primarie e con la partecipazione, ma l’importante e il fondamentale è l’avere delle posizioni chiare, nette e decise.

Se fin dal 1994 la sinistra avesse contrapposto posizioni nette e chiare al populismo di Berlusconi, magari avremmo perso lo stesso, ma magari, nel lungo periodo, ce lo saremmo tolti dalle palle prima!

Concludo riflettendo sulle parole di Vendola che non chiude le porte ad una futura fusione SEL-PD, anzi…

Sinceramente non sono molto d’accordo sulla inevitabilità della cosa e in ogni caso penso sia più produttivo, ai fini di quello che ho scritto sopra, che ogni partito abbia il suo bacino elettorale preciso e circoscritto, se lo curi e se lo culli in maniera saggia e oculata. Solo cosi riusciremo a crescere una nuova massa critica e una nuova popolazione sveglia culturalmente e politicamente.

Meglio una bella coalizione o una federazione, ognuno porta la sua fetta di torta e cerca di allargarla,mentre insieme si sceglie il leader, la squadra e le priorità dell’azione di governo.

Solo cosi si voltererbbe davvo pagina. Solo cosi.

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