Questione di opportunità

Karl Theodor zu Guttenberg e Michele Alliot-Marie vi dicono qualcosa? Sono due ex ministri rispettivamente tedesco lui e francese lei. Sono ex perchè lui ha dovuto lasciare il ministero della difesa per aver copiato la tesi di dottorato, mentre lei perchè aveva rapporti poco chiari con il clan di Ben Ali, ex presidente tunisino.

La vicenda del barone bavarese, che a 39 (TRENTANOVE) anni lascia tutto e probabilmente è finito politicamente, è incredibile se vista con i nostri occhi italiani e improsciuttati. Tempo fa un giornale lo accuso di aver plagiato la tesi di un altro e di aver quindi copiato, senza citare le fonti, la sua tesi di dottorato; lui all’inizio minimizzava e si giustificava per la sua “grave dimenticanza“. Poi l’hanno costretto a non fregiarsi più del titolo di dottore (all’estero per essere dottore si deve essere PhD), infine i suoi nemici l’hanno messo all’angolo, i suoi alleati l’hanno scaricato e lui da enfant prodige della CSU e della politica tedesca è diventato un lezione di educazione civica.

La ex ministra degli esteri francese invece ha mollato (è stata costretta o caldamente invitata a farlo) perchè la sua posizione molto vicina a Ben Ali era vista di una scomodità internazionale allucinante. Magari dietro ci sono molti giochi di potere e un rimpasto pensato da tempo, ma il casus belli è quantomeno ridicolo se visto con i nostri soliti occhi.

I nostri poveri occhi. Che vorrebbero vedere ministri con un dottorato copiato o con rapporti poco chiari con ex-presidenti deposti da rivoluzioni. I nostri poveri occhi vedono invece ministri con lauree comprate, ministri che facevano le playmate, ministri che non hanno più voglia di fare il ministro, ministri che non si sa a cosa cazzo servano e chiaramente un presidente del consiglio pluriindagato.

Se poi entriamo nelle Camere del Parlamento… Sorvoliamo che è meglio…

La differenza tra noi e loro sta nella parola opportunità. Per la nostra visione politica il partito viene davanti all’istituzione e la singola persona viene davanti al partito. Per gli altri è esattamente il contrario.

Penso a tutte le mummie che siedono in Parlamento (o al Governo, nelle Regioni o negli altri enti locali) da decenni, che cambiano bandiera, partito, schieramento ogni volta che sento vacillare la sedia sotto al culo. La persona (la carriera politica) vale più dell’ideale (il partito).

Poi penso a come i partiti si sottomettano a diktat per salvare personaggi politici e accettino di fare eleggere persone a rischio condanna (Cuffaro, Dell’Utri etc etc) screditando le istituzioni che invece dovrebbero onorare.

Queste persone non si dimettono mai. Ne per reati lievi, ne per reati colossali. Sempre nel segno della presunzione di innocenza. Che è sacrosanta, infatti nessuno li vuole fuori dalle palle per motivi di legge (quella una volta definitiva la condanna ci pensa da sola), ma per motivi di opportunità!

Cosi il ministro che si dimette salvaguardia primaditutto il ministero che rappresenta, poi anche il partito. Si accolla una colpa, si prende tutta la responsabilità, ma non uccide un partito e non getta merda sulla res publica!

Probabilmente se l’Italia fosse la Germania saremo un paese normale con una vita politica normale, fatta di scandali e vicende problematiche. Ma ogni tanto sentiremo anche la parola dimissioni pronunciata senza tanta paura.

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