Speculatevi sta ceppa di…

Eh si! Quando ci vuole ci vuole! Finalmente l’Europa e il nostro Parlamento hanno preso posizione sulla FTT, cioè sulla tassa sulle speculazioni finanziarie (financial transaction tax), e hanno approvato due risoluzioni che impegnano la Commissione a sostenere e a promuovere l’applicazione globale della tassa.

Praticamente niente cambia, cioè la tassa non è in vigore e gli speculatori continueranno a fare il bello e il cattivo tempo, ma un primo passo nella direzione giusta è stato mosso.

Inoltre le due risoluzioni sono state votate a maggioranza bipartisan e, anche se con le differenze del caso, lo spirito della tassa si dimostra essere molto europeo; infatti anche chi si è schierato per il no ha criticato non il principio, quanto l’attuabilità locale della tassa.

In effetti il limite maggiore sta proprio qui. Lanciare una tassa sui movimenti finanziari dello 0.05% colpirebbe tutti i movimenti di soldi, ma i piccoli investitori solitamente non muovono grosse cifre per tante volte al giorno e quindi verrebbero colpiti molto meno. Ma i grandi speculatori, esperti di movimentazione di denaro, non gradirebbero dover pagare un qualcosa su ogni movimento e sposterebbero subito i loro investimenti in aree e stati che non applicano la FTT.

Quindi il dubbio e la critica, specialmente sulla seconda risoluzione (applicazione anche senza sostegno globale), possono essere giudicati come ragionevoli.

Ma torniamo alla svolta storica. Il Parlamento Europeo ha votato una risoluzione che, oltre al futuro, guarda anche al passato recente e alla crisi che ancora attanaglia il mondo intero.

In che senso?

Beh questo voto è una condanna politica della finanza, anzi delle sue storture. Infatti nel mondo ci sono molti più soldi virtuali di quelli reali, o meglio, nel mondo il valore delle cose reali (fabbriche, materie prime, prodotti) è di gran lunga inferiore al valore azionario delle aziende che le possiedono. Insomma un’azienda che produce auto per milioni di euro e ne vale miliardi in azioni genera un plusvalore finto e dannoso.

La crisi nasce li, da queste storture che alla fine si sono ripercosse su beni reali e tangibili come le case, gli stipendi e i generi alimentari.

Ecco perchè colpire chi sulla compravendita di azioni guadagna e specula è un obbligo morale di una società che vorrebbe essere di libero mercato. E per questo ritengo la scelta di campo europea una svolta epocale! Perchè si è deciso di stare dalla parte di chi ha pochi risparmi sudati e decide di investirli in poche azioni e non di chi in un giorno è capace di far diventare un euro un migliaio di euro senza muoversi dal computer!

Certo è che la strada è lunga e in salita, c’è infatti il mondo intero da convincere della bontà della proposta e molti hanno molto da perdere in questa battaglia.

Ma se ci siamo presi l’Europa possiamo prenderci anche il mondo!!

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