Cerchiobombardismo

Lo sappiamo tutti che la salvezza dei civili libici è l’ultimo pensiero di chi ha deciso la via militare, ma nonostante questa verità, non mi sento di schierarmi contro questa guerra. Vi spiego meglio il perchè.

Prima di tutto però bisogna dare alle cose il loro giusto e vero nome: questa è una guerra, non una uscita tra amici, in Libia non c’è più una rivolta o una manifestazione di popolo, c’è una guerra civile e il mondo intero non può stare fermo mentre un governo bombarda il proprio popolo.

Bisogna anche dire che la Libia è una caso particolare sia rispetto all’Egitto e alla Tunisia, dove le rivolte hanno rovesciato il potere senza grossi problemi, sia rispetto al Bahrein, allo Yemen e alla Siria (solo per citarne alcuni) dove nell’indifferenza generale gli eserciti e i despoti reprimono nel sangue le rivolte senza scatenare no-fly zone, bombardamenti o embarghi.

A Tripoli infatti l’esercito non ha voltato le spalle al dittatore (Egitto in primis) perchè non ha legami forti con le forze armate occidentali, quindi i ribelli, senza supporto militare vero, erano destinati ad essere spazzati via senza un intervento NATO.

L’altra differenza è che mentre altri regimi reprimono in maniera tradizionale, cioè sparando in piazza e occultando le violenze, Gheddafi bombarda le sue città, dimostrando al mondo di cosa è capace una mente malata e distorta.

E il mondo cosa deve fare? Lasciare che un pazzo distrugga la sua nazione? Vedere come finisce la rivolta? Oppure intervenire? Certo che nessuno in un vertice userebbe questi termini per pensare ad un intervento, tutti ora sono preoccupati dal fatto che avendo preso le distanze dal vecchio regime, una sconfitta dei ribelli porterebbe ad una completa rivisitazione dei contratti energetici tra Europa e Libia.

Quindi, anche se le motivazioni reali sono diverse da quelle morali, questa volta non me la sento di dire ne con la guerra ne con Gheddafi. Semplicemente perchè essere contro le bombe oggi vuol dire essere pro-Gheddafi.

E l’Italia da che parte sta?

L’Italia, come al solito, tiene (o almeno cerca di tenere) il piede in due staffe. Infatti essendo il principale partner economico del regime e il migliore alleato politico in Europa, il nostro governo teme di avere solo da perdere in un cambio di vertice a Tripoli.

All’inizio della crisi, con le proteste e i primi morti, Berlusconi disse di “non disturbare Gheddafi” nella gestione dell’ordine pubblico, poi quando l’avanzata dei ribelli sembrava inarrestabile la Farnesina virò verso una posizione equidistante dalle parti, come se stare nel mezzo, sputtanati come siamo, ci desse una credibilità verso il probabile futuro governo libico.

In quest’ottica è andato tutto il lavoro anti-francese di queste settimane; infatti se Sarkozy ha tutto l’interesse a fare la pelle a Gheddafi e a sostenere in ogni modo i ribelli (ne può solo guadagnare in petrolio e in popolarità, il prox anno si vota in Francia), noi abbiamo interesse a tutelare lo status quo geopolitico nell’area, in modo che la futura Libia riparta dai contratti e dalle alleanze cosi come stanno oggi.

Ma alla fine il nostro cerchiobottismo porterà a qualcosa nel lungo periodo? Oppure potrà essere solo una strategia di breve o brevissimo termine per non affogare? Se pensate che la nostra benzina potrebbe costare la metà senza le accise che derivano dai danni coloniali che dobbiamo pagare alla Libia e che come unico vantaggio abbiamo la precedenza nello sfruttamento del petrolio libico, ma che alla fine di questa guerra potremmo perdere questa priorità capite perchè il rischio di una rivolta energetica in Italia non sia cosi assurdo e perchè il nostro Governo non ha sospeso il trattato italo-libico.

Il vero problema ora è uscire dalla probabile empasse che nascerà da Odissey Down. Senza contrarea ne possibilità di volare il regime non potrà bombardare i ribelli, i quali non potranno attaccare frontalmente il regime vista la loro inferiorità. La coalizione non può fare altro, allo stato dell’arte, vista la risoluzione 1973 dell’ONU; quindi ci troveremo molto probabilmente con una Liba divisa tra vecchio regime e ribelli.

Cosa farà allora la comunità internazionale? Stringerà un embargo per convincere Gheddafi alla resa? Invaderà la Libia trasformandola nel nuovo Afghanistan? Oppure offrirà un salvacondotto per mandare il Colonnello in esilio? Voci dicono che il nostro Premier stia lavorando proprio per questo e che non voglia partecipare direttamente alle azioni di guerra per non dover trattare con Gheddafi come nemico, ma come un amico che offre una soluzione dignitosa.

Di fronte a queste storie e a queste considerazioni come posso pensare che questa guerra non sia giusta? Ditemi pure di no, ma prima di vedere il faccione di Gheddafi comandare su tutti preferisco vedere qualche bomba cadergli in testaù!

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1 Comment

  1. Il problema delle guerre è che non sono mai giuste e che di mezzo ci vanno sempre i civili. Hanno provato in tutti i modi a offrire un salvacondotto a Gheddafi, ma ai cittadini libici chi ci pensa? Perciò è a loro che va il pensiero di chi non sa da che parte stare. Perché al contrario di molti altri paesi, in Libia il popolo si è rivoltato contro il dittatore e quest’ultimo ha cominciato a massacrare gli oppositori. Facciamo finta che la stessa cosa accada qui da noi (seppur possa sembrare moooolto surreale, ma infatti è una finta): il popolo italiano in rivolta contro il dittatore, il dittatore massacra i civili e gli oppositori. Il popolo non ha le armi del dittatore. Se il mondo stesse fermo a guardare, come la prenderemmo? Qui sta il problema. Che poi le guerre si facciano solo per interessi politici e non certo umanitari è un dato di fatto, ma questo conflitto implicito tra “comandanti” e “comandati” apre un altro discorso che, prima o poi, andrà affrontato nella giusta lunghezza.

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