Ospitalità mediterranea

La politica dell’immigrazione del Governo è veramente una barzelletta. E nemmeno molto divertente visto che cominciano a esserci decine di cadaveri nel canale di Sicilia. Se ancora non lo sapete almeno 68 morti sono stati ritrovati di fronte al porto di Tripoli, probabilmente riportati a riva dopo un tentativo di traversata.

Oggi purtroppo ci troviamo nella situazione in cui, solitamente, questo esecutivo alza la cornetta e chiama Bertolaso per risolvere l’emergenza. Peccato però che San Bertolaso sia ritirato nella sua pensione dorata e se ne fotta altamente.  E allora si deve per la prima volta affrontare questa emergenza senza un santo protettore! Come fare, che fare, quando farlo?!?

Faccio un salto indietro perchè, secondo me, il compito del Governo dovrebbe essere quello di evitare di arrivare a situazioni emergenziali e solo come estrema ratio quello di gestire situazioni apocalittiche come questa. Invece, come al solito, il Governo del fare, preferisce (fare finta di) risolvere che prevenire.

Cosa ha fatto Berlusconi per evitare gli afflussi? Ha siglato un accordo “di amicizia” italo-libica con Gheddafi, in cui consegnava il coltello al dittatore, dando soldi, armi e appoggio politico in cambio della creazione di veri e propri lager nell’entroterra libico che facessero da argine contro il flusso proveniente dall’Africa subsahariana e diretto nello stivale.

Questo ha dato un po’ di tranquillità, ma al cambio di un riconoscimento ufficiale che la Libia e il suo regime erano l’interruttore di un possibile esodo di massa dall’Africa. Quello che è successo poi è la conseguenza più logica, al primo sollevamento popolare si pensava ancora di poter evitare questa tragedia (infatti l’Italia diceva di non “disturbare” Gheddafi che bombardava le sue città), ma poi costretti dalle pressioni mondiali abbiamo dovuto abbandonare il dittatore e passare nelle file dei suoi nemici.

E lui che ha fatto? Ha aperto le gabbie, ha fornito gommoni, barche e mezzi e ci ha spedito migliaia e migliaia di clandestini! Certo che non tutti siano stati “finanziati” dal regime, ma penso che più della metà di questi poveri cristi siano stati nei lager del Colonnello.

Cosa potevamo fare allora? Beh di sicuro affrontare la questione non come di affrontano le problematiche di quartiere; se davvero pensavamo che l’immigrazione fosse un problema europeo (ed i blocchi a Ventimiglia lo dimostrano) dovevamo portare la questione a Bruxelles e non a Tripoli.

Se invece di andare a elemosinare blocchi, rimpatri e respingimenti da un dittatore (non parlo nemmeno di cosa può essere successo ai “respinti” che se no tornavano nelle galere libiche) fossimo andati a battere i pugni in commissione europea o in parlamento forse, con l’aiuto di altri paesi soggetti a questo fenomeno, Spagna, Grecia e Malta, avremmo potuto creare qualcosa di più duraturo e più umano che i respingimenti.

Putroppo però la cultura dell’emergenza e quella del “not in my garden” c’ha impedito di poter trattare a mente aperta con l’Europa e quindi c’ha portato sullo stesso piano di un sanguinario dittatore; è logico che un’organizzazione come l’Unione Europea non può ammettere pratiche come i respingimenti e i centri di accoglienza stile lager.

Gheddafi si. Per questo è molto più simile al nostro modo di fare politica lui rispetto ai leader europei. Pensate a chi richedeva i respingimenti, i leghisti. Pensate al senso comune di un leghista medio. Pensate che gli importi qualcosa se cinquanta, cento o mille africani vengono maltrattati, umiliati o uccisi da un dittatore feroce e pazzo? No se questo li tiene lontani dalla Val Padana.

E oggi ci troviamo cosi. In balia di migliaia di clandestini che arrivano a Lampedusa, vengono spostati a Manduria, scappano, sono ripresi, verrano sparsi in tutta Italia, vorrebbero scappare all’estero (come molti italiani), vengono respiti (Da chi avranno imparato i francesi?!?) e sono costretti a restare in Italia.

Ma questi sono prima di tutto nostri fratelli, sono persone, sono uomini, donne e bambini che hanno fatto all-in al tavolo della vita, meritano prima di tutto rispetto e comprensione. E anche ospitalità.

Forse non meritiamo di essere italiani, non meritiamo di poterli accogliere se non dimostriamo un po’ di ospitalità latina.

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