Religione di Stato

Sono tornato da due giorni da un paese in cui esiste ancora la religione di stato, un paese in cui il Re è anche capo della Chiesa, in un paese quindi al limite della teocrazia. Invece no. La Norvegia anche se mantiene il protestantesimo luterano come religione ufficiale è molto aperta a tutti, in quasi ogni città maggiore si trovano chiese diverse, moschee e sinagoghe, inoltre anche se il Re è capo della Chiesa non si è tirato indietro nel firmare leggi come quelle su coppie di fatto, aborto e divorzio che hanno fatto saltare sui troni molti vescovi.

Inoltre non è da dimenticare come in quella “teocrazia scandinava” la Chiesa abbia un suo bilancio pubblico, consultabile e addirittura impugnabile. Bilancio che gode di alcuni benefici, che si badi bene, non sono nè maggiori nè minori rispetto alle altre confessioni.

Tutto questo lo sottolineo per marcare l’abisso che ci separa dai norvegesi. Noi italiani in teoria viviamo in una Repubblica laica senza religione ufficiale. Per le nostre istituzioni ogni confessione dovrebbe essere sullo stesso piano, invece abbiamo creato un sistema perverso di aiuti e di benefit che vanno a senso unico solamente verso il cupolone.

Io capisco benissimo che tassare con l’ICI i luoghi di culto è un’idiozia, infatti non si sta parlando di togliere le esenzioni sulle Chiese (e sulle Moschee o sulle Sinagoghe), ma semmai di togliere quel velo di copertura che nasconde l’immenso patrimonio immobiliare del Vaticano.

Non si sta parlando di chiese e ospedali, anche se, tornando alla Norvegia, dovrebbero essere tassati perchè istruzione e sanità dovrebbero restare nelle mani pubbliche e non privatizzate.

Io sto parlando di scavare tra tutte le case, i palazzi, le fattorie, le imprese e i possedimenti che in un modo o in un altro si rifanno allo IOR, alla banca vaticana. Forse non sapete, ma lo IOR gode di un trattamente “un po’ particolare” in quanto banca estera e protetta dal Concordato del 1929. Infatti i beni dello IOR sono protetti e non si riesce a capire esattamente quanta “Italia” esso abbia nei suoi forzieri.

Alcune stime fatte parlano di un patrimonio di svariati miliardi di euro che va da Roma alle Alpi, si dice che molti palazzi istituzionali paghino l’affitto allo IOR, cosi come molti esercizi commerciali. Allora è chiaro che il vero problema non è far pagare l’ICI, ma semmai far pagare le tasse sugli affitti, sulle entrate che vengono riscosse in Italia e poi fatte sparire in Vaticano!

Poi viene il capitolo 8 per mille. Su queste che c’è da dire in più?!? Si può anche mantenere il versamento di una quota alla propra confessione religiosa, ma il vero scandalo sta nella ripartizione che viene fatta della quota “stato”. Quella fetta infatti, solitamente maggioritaria, non viene infatti rimessa a bilancio, ma viene destinata al 90% alla confessione maggioritaria (Chiesa Cattolica sempre). Ditemi voi se non è una presa per il culo!

A questo punto verrebbe da chiedersi se non convenga proporre di trasformarci anche noi in una bella teocrazia scandinava! Cosi almeno controlleremo meglio i soldi che diamo ai preti!

E ultima postilla: io non credo che tutta la Chiesa sia marcia, credo e spero che esistano sacredoti degni dei soldi che gli destiniamo. Il mio è semplicemente un discorso di principio, alcune cose, alcuni servizi devono rimanere prerogativa dello Stato.

Comunque se si volesse davvero risolvere il problema dei rapporti con il Papa avremmo solo due strade percorribili: rivedere il concordato oppure spedire nuovamente i bersaglieri a Roma a finire il lavoro!

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