British is cool

Forse qualcosa si muove. Qualcuno si deve essere accorto di esser stato commissariato dal governare. E questo si sapeva. Ma forse ora qualcuno sta cercando di trovarsi uno spazio che, per definizione, questo governo non potrà occupare. Quindi riforme strutturali del sistema politico e amministrativo. Prima di tutto, la riforma elettorale.

Si certo. Con un paese sull’orlo del baratro, con un governo capace, ma sicuramente non commerciale come quello di Silvio, i pensieri vanno da tutte altre parti prima di capitare casualmente sul metodo di selezione della casta. Però senza queste condizioni irripetibili forse non si potrebbe nemmeno pensare ad incontri tra PD e PDL o a una seria mediazione tra tutti per fa qudrare questo cerchio.

Ora nessuno guarda. E chi guarda, osserva, cioè sa bene di cosa si parla, quindi il margine per cazzate è molto esiguo. E cosa principale: tutti concordano che il Porcellum è, appunto, una cagata. D’altronde lo stesso Calderoli, il padrino di questo aborto, la definì tale!

Sembra tutto rose e fiori, ma lo sappiamo, noi italiani amiamo complicare il semplice e soprattutto ricavare sempre il nostro e quasi mai lo mettiamo dietro al bene comune. Infatti sarebbe logico aspettarsi che un sistema politico abbia tra i suoi pilastri una legge elettorale chiara, definita e, più o meno, immutabile; invece da noi questa cambia praticamente ogni legislatura, con il risultato di mandare in confusione gli elettori e distaccarli ancor di più dalla politica.

Francia, Spagna, Germania, USA. Tutti hanno sistemi partitici figli di leggi elettorali praticamente eterne. Certo, ritocchi e miglioramenti sono possibili e accettati, ma mai nessuno si sognerebbe di cambiare il maggioritario secco di Londra o il doppio turno “alla francese” di Parigi. Le conseguenze sono evidenti. Là i partiti si adattano alle leggi e i politici a loro volta ai partiti e di rimbalzo alle leggi elettorali.

Se poi volete saperlo, il sistema inglese mi pare il più sensato, nonostante le forti critiche di essere scompensato. Regna, oltre alla Regina, il senso di rappresentanza. Ogni collegio infatti vota per il suo parlamentare, il quale per necessità deve essere ancorato ai suoi elettori e al suo territorio. Per forza! Altrimenti perde il seggio! Chiaro che questo può portare (ed è successo) ad risultati di seggi diversi rispetto alla somma totale dei voti, ma penso che sia un problema risolvibile con revisioni periodiche dei collegi. E comunque lo ritengo marginale rispetto al grande vantaggio della rappresenza.

Inoltre, per ovviare i problemi di compravendita, renderei obbligatorio il doversi ricandidare nello stesso collegio. Così saranno gli stessi elettori a giudicare il proprio parlamentare. Che magari ha davvero incarnato la volontà popolare dei suoi elettori.

Infine questo sistema, che è profondamente bipolare, porterebbe gradualmente ad una polarizzazione forzata della politica e costringerebbe tutti a confluire in schieramenti oppure a tentare la sorte solitaria. I LibDem inglesi di Clegg hanno dimostrato che si può fare.

Forse è un po’ troppo british per noi mediterranei? Beh sognare non costa molto. In questi tempi di crisi poi…

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