We Are Europe

Forse lo si sa già, ma io mi sento più europeo che italiano. O meglio, mi sento italiano solo e soltanto in quanto parte di una comunità più grande, che è l’Europa. Purtroppo però si confonde troppo spesso cosa dovrebbe essere “l’Europa” da quello che in realtà è, si tende cioè a pensare che l’unico modo per stare insieme sia quello che ora esiste, senza porsi il problema di poterlo cambiare in meglio.

E’ chiaro che l’Europa utopica che ho nella mia testa non è fatta solo dalla Banca Centrale, dalla Commissione o dal Parlamento; io intendo, come ho letto oggi nel manifesto di Beck e Cohn-Bendit un’Europa fondata su di noi cittadini. Oggi invece, purtroppo, la concezione di ferragginosa burocrazia che tiene faticosamente assieme Stati che la sfruttano solo per trarne vantaggio è l’unica visione che noi, alla base della piramide, abbiamo dell’utopia iniziata negli anni ’50.

Questa sensazione è stata amplificata a morte dalla crisi, durante la quale, alcuni stati sono stati costretti da altri, attraverso l’Europa, a manovre politico-sociali al limite della sospensione della democrazia. Certo è che se l’unica Europa possibile è questa, allora meglio far crollare tutto e tornare a coltivare il nostro piccolo orticello nazionale.

Ma, a questo punto del ragionamento, mi chiedo se, fermandosi all’Italia, i problemi di rapporto tra cosa pubblica e cittadini migliorerebbe o no?

Secondo la mia opinione no; infatti avremmo comunque regioni che sfruttano la loro ricchezza e potenza per sopraffare altre regioni in termini di servizi, finanziamenti e compagnia bella. Allora dovremmo frammentare ancora? Oppure risolvere i problemi a livello nazionale?

Iodico che partendo dalle innegabili positività dell’integrazione europea, come la possibilità di muoversi per lavoro o per turismo senza molti legacci, dovremmo creare una rete forte di cultura e di socialità che pervada le strade di tutto il continente. Badate bene, non i palazzi o i parlamenti. Dovremmo rendere obbligatorio un viaggio all’estero all’anno per tutti, dentro i confini europei. Dovremmo conoscere la storia degli altri come la nostra (ammesso di conoscerla) cosi come dovremmo parlare diculture europee invece di cercare di trovarne una da condividere tutti.

Per ora l’unica colla che tiene insieme il puzzle è l’economia e la finanza. Sinceramente, troppo poco per un continente come il nostro che per due millenni è stato il centro del mondo. Non meritiamo di essere questo. Meritiamo un’Europa migliore, perchè alla fine NOI SIAMO L’EUROPA!!!

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