We’re are not numbers

Tecnici, banchieri e professori. Una triade da far paura alle peggiori dittature del mondo. Si perchè se una cattiva gestione politica della cosa pubblica può essere imputata ai mali cronici del sistema, come la corruzione, il marciume sociale e civile dei partiti, la spartizione matematica dei posti di potere e via discorrendo, una cattiva amministrazione tecnica, avulsa dal controllo politico, diventa peggiore del male che cerca di curare.

Mario Monti è diventato primo ministro quando sembrava che la crisi del debito italiano fosse irreversibile e dovuta alla scarsa credibilità internazionale dovuta al governo allegro di Berlusoni. Da Novembre non sono passati 10 mesi e lo spread è tornato ai livelli autunnali. Eppure ci è stato detto che la ricetta Monti avrebbe trainato la barca in mari più sicuri, che la speculazione sarebbe stata un ricordo, che saremmo stati salvi e sicuri grazie al Governo Tecnico.

Poi succedono cose che trascendono la realtà italiana, ma essendo in Europa, ci travolgono. La Grecia è a un mese dal fallimento, la Spagna chiede ed ottiene aiuti per 100 miliardi di euro. In Francia vince Hollande, la Merkel perde ogni elezione regionale possibile. Insomma, il panorama cambia e cambia in un modo, secondo me, non troppo favorevole a Monti ed ai suoi amici professori e banchieri.

Fatto sta che ora ci troviamo con tutti questi problemi e una riforma pensionistica che lascia un numero x di persone a casa, senza stipendio e senza pensione. Gli esodati.

Ma passi il concetto della riforma, passi le polemiche e le critiche. Quello che non deve passare è come questo Governo tratta i problemi. Quelle persone (variabili tra i 65.000 e i 400.000) sono uomini e donne che hanno una vita, una famiglia, dei parenti. Hanno passioni e hobby, sogni e progetti. Ma vengono trattati come uno scomodoscatolone che, cavolo, qualcuno dovrà sistemare da qualche parte!

Ma questa “prassi” non è un caso. Tutti i ministri trattano cosi i loro problemi. Profumo, Ornaghi, Clini, Fornero sono abituati a non sentirsi giudicati. Sono abituati a sentirsi “adulati” per le loro ragioni, sono stati chiamati a risolvere problemi per e con la loro competenza. Che quindi non può, mai, esser messa in discussione. Per questo le loro decisioni sono inappellabili e definitive. Per questo non si può sindacare, protestare, dibattere o proporre. Perchè sono tecnici. Con tutti i limiti del caso.

Ma noi. Noi tutti non siamo numeri, non siamo professori, non siamo tecnici e non siamo banchieri. Noi siamo solo quelli che dovrebbero riprendersi il loro ruolo naturale. Andiamo a votare, per favore, andiamo a votare e torniamo ad avere il nostro sistema politico marcio. Che, ahimè, resta sempre meglio di un sistema tecnocratico privo di rappresentanza.

Meglio fallire per troppa democrazia come la Grecia, che sopravvivere per pagare l’ottusità dei tedeschi!

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