Tutti gli animali sono uguali

Ma qualcuno è più uguale degli altri. Cosi diceva Orwell nel suo saggio sulle storture del comunismo, “La fattoria degli animali”, lo diceva per far risaltare come nelle istituzioni egualitarie spesso qualcuno controlla l’intero sistema (i maiali di Orwell) e piega al proprio volere l’intero sistema.

Cosi funzionava il blocco sovietico. Cosi funzionavano le dittature sudamericane e molti movimenti populisti di ogni epoca. Cosi va di moda in Italia da dopo mani pulite. Perchè in definitiva il sentimento antipolitico ha raggiunto un po’ ovunque livelli altissimi e nessuno in questi venti anni ha fatto niente per porvi rimedio seriamente.

In questi anni si è lasciato che fosse il sistema in toto ad essere messo alla berlina invece che le singole persone, lo si è fatto nella speranza che la tempesta passasse. Invece, giustamente, siamo in una situazione cento volte peggiore. La fiducia nelle istituzioni e nella democrazia rappresentativa è ai minimi e bastano argomenti leggerissimi per incrinare del tutto il rapporto tra eletti ed elettori.

Su queste macerie nascono la Lega, il berlusconismo e infine il Movimento 5 Stelle. Oltre che l’Italia dei Valori e le migliaia di liste civiche di ogni sorta. Lo schema che si ripresenta è sempre lo stesso, più o meno; si parte con l’ideale della riscossa civica, delle persone da mettere al centro dell’azione e con il target di superare la rappresentanza. Poi però per un motivo o un altro questo punto viene sempre tradito: molte volte per l’impossibilità di non usare le istituzioni esistenti per i propri scopi, altre perchè le formazioni non arrivano a festeggiare l’anno di vita.

Al contrario invece il M5S cerca di rompere questo schema. Si propone di bypassare lo scoglio delle istituzioni rappresentative portando la new way della politica personale nel movimento. E l’idea di creare tante cellule locali che guidano il proprio eletto come uno “inter pares” che però non ha più prerogative di altri è encomiabile, anche se non è proprio una novità della politica. Il vero problema nasce quando si eleva questo schema a livelli nazionali, regionali o comunque più vasti.

D’accordo sul NO netto ad ogni alleanza o patto. D’accordo sulle primarie e sul giudizio degli eletti. Ma come si svolgono questi passaggi? Chi sceglie? La gente. Su Internet.

E chi ha scelto di andare da soli? Chi prende le decisioni di decidere sulla rete? Chi garantisce che la rete sia trasparente e non manipolabile? Chi è il garante di tutto ciò?

E’ inutle girarci intorno visto che ormai la bolla sta esplodendo. Il movimento è solo una grande gabbia dove vengono rinchiusi i più rancorosi e i più buonafedisti della lotta contro la casta. Ma alla guida non c’è una enorme collettività senza faccia, anzi dietro tutto questo c’è una mente fredda e lucida che decide, guida, manipola, spinge e persino espelle chi non è “in linea”.

Espellere e ripudiare chi non è in linea con cosa? Se il movimento è di tutti, chi decide? Siam sempre li. Qualcuno, e non faccio nomi, sta un gradino più su degli altri. E non sono gli eletti ad esserlo. Sono eminenze grigie che dirigono lo show senza farne parte.

E voi vorreste che si abbandonasse la dialettica dei partiti, la lotta faccia a faccia per discutere di contenuti per consegnarci anima e corpo ad un movimento con tutte queste zone d’ombra?

E soprattutto vorreste che questo modello diventasse un modello di Stato? Cosi da allargare le zone d’ombra in maniera inquietante? Cosa volete che diventi l’Italia? Una nuova Argentina di Videla? Un nuovo Cile di Pinochet?

No ragazzi. I partiti e i politici hanno colpe da vendere, ma qua la soluzione è davvero peggiore del male. Si sta barattando una democrazia malata con un’anarchia guidata da oligarchi.

Ed è garantito che le svolte populiste alle crisi portano guai. Sempre.

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