La solita minestra

crisi-economicaPremetto umilmente che di economia ne capisco poco, anzi nulla. Sono autodidatta e leggo molto in merito, ma non ho le conoscenze per poter affermare niente di compiuto. Però vorrei proprio lanciare quel sasso, da ignorante quale sono, che squarci un velo che forse ci annebbia la vista.

Oggi ho letto Cuperlo sull’Unità. E mi sono detto “Per Bacco! Il ragazzo c’ha talento!”

Il tema di cambiare radicalmente i nostri paramentri mentali non è per niente scontato, ma a questo punto credo seriamente sia un’ottima terapia almeno parlarne. So perfettamente che dietro il New Deal e Bretton Woods c’era la crisi del ’29, che se l’Europa è una comunità fondata sul controllo dell’inflazione è per evitare una nuova Weimar e che i tedeschi proprio per questo non transigono un centesimo sulle regole di Maastrich, ma quello che era valido quasi un secolo fa può non esserlo oggi mi viene da pensare!

Non voglio entrare nel dibattito accademico sullo stampare moneta o sul rigore di bilancio, semmai però farei un invito a ripensare l’Europa su altri valori fondanti che non siano il PIL, il deficit o lo spread. D’altra parte non esiste che uno stato nazionale vecchia maniera sia fondato sul pareggio di bilancio. Gli stati si fondano su principi nobili come il lavoro (Italia), l’uguaglianza (Francia) o la felicità (USA), tutto il resto deve essere un corollario e uno strumento per questi fini.

Forse in questo noi europei avevamo il timore di fallire. Dopo la guerra trovare valori da condividere in un continente lacerato ancora dalle bombe era un po’ difficile, per questo (e non casualmente) tutto è nato da un accordo commerciale ed economico. E diciamocelo, cosi è rimasto fino ad ora!

E, come sottolinea giustamente Cuperlo, anche il revisionismo non trova alternative, ma solo opposizioni a queste ricette! Uscire dall’Euro o dal Fondo Monetario non può essere la soluzione, perché avremmo comunque parametri da seguire e da rispettare. Certo, magari saremo più liberi di fare le nostre politiche monetarie, di far correre un po’ l’inflazione e riavviare cosi la crescita (ammesso che funzioni), ma dovremmo farlo da soli, con una moneta debole e con uno spazio di mercato ristretto.

Ecco quindi il mio sasso provocatore. Prendiamo il Parlamento Europeo che verrà eletto nel 2015 e diamogli un mandato costituente, fondiamo l’Europa che vogliamo su valori pregni di significato e di storia. Lasciamo l’economia agli economisti e pieghiamo le banche centrali al volere della politica, del popolo e delle nazioni. Riportiamo la politica ad essere la guida dell’economia e non la mera esecrutice di compiti a casa. Ribaltiamo il gioco e rimettiamo i tecnici a trovare le soluzioni per ottenere quello che la gente vuole, non il contrario.

Su cosa fonderei la mia Europa: Libertà, Diritti e Lavoro.

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