Burning down the PD

HRenzi-Fonzieo la sensazione che si stia rapidamente andando verso lo shoutdown del Partito Democratico. E non ci vedo niente di drammatico.

Cerco di fare ordine nei miei pensieri. Il PD è nato sulla spinta sbagliata della vocazione maggioritaria di veltroniana memoria e in quella culla sta morendo; infatti quando avevamo il leader (e che leader, Veltroni…) non avevamo i numeri, mentre oggi che, in teoria, avevamo i numeri, non abbiamo un leader carismatico.

D’altronde dopo il fallimento di Walter, la segreteria di Bersani ha riportato il partito alla sua solidità, pensando fosse quella a mancare nel partito liquido del Lingotto, ma, di fronte alla politica-show di Berlusconi e Grillo, è praticamente impossibile non dover mettere sul palco anche un bel faccino per poter competere.

E questo non mi piace, sia chiaro.

Ma noi il bel faccino da mettere sul palco ce l’abbiamo. Si chiama Renzi e al momento, in attesa del grande salto in avanti, fa il Sindaco a Firenze. Il problema è che, come dire, non rappresenta politicamente nessuno della dirigenza storica del Partito (sempre quello storico).

Lui corre da solo. Niente direzioni, assemblee o segreterie. Niente sezioni, case del popolo o circoli. Solo giunta, comune, amministrazione. E scuole, piazze e televisione. E’ un alieno sceso dentro un organismo che lo sta rigettando come un veleno, ma senza capire che quel veleno è anche l’unico modo per rinascere più forti di prima. Come l’araba fenice.

Sto dando ragione a Renzi? Beh, può darsi. Ma non del tutto. Ci mancherebbe!

Quello che voglio dire è che uno come lui è cresciuto perché se l’è potuto permettere da solo (o con gli amichetti delle Cayman), mentre i giovani del partito stanno a farsi le seghe mentali e a servire ai tavoli delle feste democratiche in tutta la penisola. E non sto parlando di tornare solo alle Frattocchie o di ribaltare la situazione abolendo le giovanili, anzi dico che dovremmo pompare molti più fondi ed energie nelle periferie per far si che tanti altri Renzi nascano in giro per l’Italia.

Per noi è difficile pensare a qualcosa “fuori” dal partito e chiunque parli con voce diversa ci fa paura. Bisogna ammetterlo. E questo ha provocato un senso di smarrimento di fronte al grande consenso che raccoglie Renzi (in controtendenza ai partiti). L’assurdità sarebbe quella di mettere in fuorigioco il nostro unico uomo con ancora un po’  di appeal.

Andiamo a votare, facciamo le primarie e candidiamo Matteo Premier. Se vince governiamo e se perde ce lo bruciamo. Ma nel frattempo, visto che lui se ne frega del partito, ribaltiamo sta cazzo di ruota e prendiamoci tutto. Solo con un Renzi de no’attri potremmo raddrizzare la barra definitivamente.

L’alternativa è un lento spegnersi del partito, con dirigenti sempre più arroccati nelle sedi centrali e volontari sempre più incazzati per i venti euro di tessera, le serate dedicate alla festa, i soldi donati al partito e la zero considerazione ricevuta in cambio.

Datemi retta. Aboliamo le sedi centrali e riversiamo fiumi di soldi nelle sezioni. Apriamone di nuove dove non ci sono. Facciamo eventi, piazzate, forum e via discorrendo. Tutto, ma non chiudiamoci a discutere tra le quattro mura. Altrimenti ci troveremo in pochi. Molto pochi. E come sempre, perdenti.

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