Il Re è morto, viva il Re!

SNapolitano Regombriamo il campo: oggi non c’è stato nessun golpe a Roma. Solo una cazzata di proporzioni stratosferiche. Non perché Napolitano non sia stato un buon presidente, ma perché nello stesso momento si è sdoganato alcune prassi fondamentali della Repubblica.

Primo: Non c’era mai stata una rielezione, semplicemente perché il ruolo di garanzia che la Costituzione dà al Presidente non faceva gola a nessuno. Andreotti diceva che al Quirinale ci si finisce “per fare un torto, per sbaglio o per caso”. Quindi tutto bene finché sono stati i partiti a dirigere i lavori e le correnti interne a designare ministri e sottosegretari. Poi con la seconda Repubblica i Presidenti hanno accresciuto il loro potere sempre più, grazie a quella moral suasion che è diventata sempre più una pressione reale sui governi politici. Allora il settennato è diventato fondamentale negli equilibri di potere, s’è visto chiaramente con la crisi del Caimano IV, quando è stato Napolitano a togliergli la poltrona di Primo Ministro per girarla a Monti. A questo punto nessuno ha considerato il Colle come un ritiro dalla vita politica, anzi è diventato fondamentale nelle logiche presenti e future di tutti.

Secondo: Con la situazione uscita dalle urne di febbraio s’era capito quali erano le preferenze di Napolitano in termini di Governo, niente esecutivi di minoranza o traballanti, incarico pieno solo ad un esecutivo di larghe intese. Da questa posizione la scelta dei saggi e di rimandare tutte le decisioni al successore, che chiaramente è stato pesato su ciò. Marini era in linea con questo, ma non ha raggiunto il quorum, affossato dai democratici. Capito che il PD non era solido, il segretario ha svoltato su un nome inviso alla destra, Prodi, per rompere i ponti e forzare la mano. Ma questa candidatura, acclamata dall’assemblea dei Grandi Elettori, è stata stroncata senza pietà dall’aula, dove centouno franchi tiratori hanno affossato il padre del partito. E con lui l’idea stessa di Partito Democratico.

Terzo: Mai, mai, mai si era arrivati a pellegrinare per richiedere una grazia ad un Presidente uscente. Pertini è stato eletto al sedicesimo scrutinio e non per questo è stato un cattivo Presidente, anzi! Al giorno d’oggi siamo andati nel pallone dopo due giorni e cinque scrutini, arrivando a dover chiedere di restare a chi al Colle c’è già. Una soluzione che non risolve niente. Ma che rimanda i problemi veri e che, per assurdo, ripropone lo schema del Governissimo in maniera prepotente.

Conclusioni: Il PD, come partito, non ha saputo trovare un candidato che lo unisse. Napolitano a parte. Probabilmente se fossimo andati su Rodotà una buona parte dei grandi elettori lo avrebbero votato, un’altra no. Avremmo avuto un Presidente eletto per pochi voti in ogni caso ed un partito diviso definitivamente. Ma sarebbe stato più onesto e più coraggioso rischiare (e probabilmente sacrificare) il partito per salvare il paese. Cosi invece abbiamo sacrificato il paese per provare a salvare il partito. E questo non è accettabile.

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