PD: Partito Dissociato

I Dissociazionegiorni convulsi del post-elezioni sono finiti ed oggi abbiamo un Governo, un Parlamento pienamente funzionante ed un “nuovo” Presidente della Repubblica. Niente di aberrante se non fosse che il Governo è il frutto di larghe intese ed il “nuovo” Presidente è sempre Napolitano.

Il sistema porcata con cui si vota in Italia dal 2006 dovrebbe prevedere un briciolo di coerenza tra quelle che sono le coalizioni ante-voto e quello che poi succede alla Camera ed al Senato, invece ci siamo trovati a votare per questo o quello sulla base di posizioni espresse a monte dalle urne per poi assistere impotenti al riposizionamento delle forze politiche a valle delle elezioni.

In questa valle di lacrime un partito, il mio, è letteralmente esploso. Ha manifestato una fragilità devastante di fronte alla solidità delle posizioni tenute dagli altri schieramenti, dal M5S al PdL, dalla Lega a SEL. Solitamente le posizioni divergenti delle varie correnti interne al PD (non ho paura a chiamarle così, con il loro vero nome) venivano nascoste sotto il tappeto, ma stavolta, di fronte all’impossibilità di farlo sono emerse violentemente e veementemente.

Così, attraverso incontri più o meno segreti, si è affossato ogni piano del segretario Bersani per tentare una possibile uscita a sinistra. Bruciare la carta Prodi al Quirinale (prodromo di un possibile Rodotà a Palazzo Chigi) è stato un po’ come se i figli avessero divorato il padre, come il mito di Crono, ma al contrario.

Non ditemi che non è stata una manovra pianificata e pensata, centouno voti in meno sono un gruppo organizzato, non ci piove.

A quel punto mi son detto: “Ok, il PD è morto e sepolto sotto il cadavere del suo fondatore e pensatore. Ora si riparte da un’altra cosa.”. E pensavo che molti avrebbero tratto questa conclusione semplice e lampante: lasciamo questa nave incontrollabile e creiamoci una nuova casa con fondamenta solide.

Invece, incredibilmente, non è andata cosi. Anzi di tutti i dubbiosi sulle larghe intese con il PdL, solo Civati è rimasto coerente e non ha votato la fiducia al Governo Letta, rischiando l’espulsione per la sua coerenza. E prendendosi tutte le accuse di protagonismo.

Ma anche lui è rimasto nel PD per vedere cosa succederà, un po’ come i giovani di #OccupyPD che vogliono dissociare gli eventi del Governo dalla storia del Partito. La maggioranza dei militanti, quei militanti che come me si sono spaccati la schiena per organizzare le primarie (due turni più quelle per i parlamentari) e la campagna elettorale, non riesce a capire che come siamo stati fregati questa volta potremmo essere fregati altre mille volte in futuro.

Perché mancano le solide fondamenta a questo progetto di partito. Il PD è nato per assopire gli scontri, per spengere le polemiche, per uccidere le correnti. E’ nato per raccogliere tutto sotto un grande ombrello, sotto un minimo comune denominatore di progressismo democratico, senza poter (per definizione) scostarsi da questa vaga e vacua definizione.

Questa mancanza di progetto politico a lungo termine ha portato alla situazione attuale dove letteralmente ognuno si fa i cazzi sua e dove il posto migliore per essere impallinati è al top, cioè sulla poltrona da segretario.

Siamo diventati perciò un partito dissociato, che sostiene un Governo che non voleva, a cui contrappone una base scontenta ma che fa finta di non vedere e pensa già a ripartire per la prossima campagna. In più viviamo nella contrapposizione di una continua scalata al potere interno, che però alla fine nessuno vuole veramente per non fare la fine di Bersani.

Sinceramente non so se ad oggi ho la forza mentale di rimettermi a lavorare per un qualcosa che non mi dà nessuna garanzia di coerenza, vorrei solo questo per poter dormire tranquillo. Coerenza e scelte di campo decise. Siamo o non siamo una forza di sinistra europea? Siamo o non siamo un partito progressista?

Non si può chiedere ancora ai militanti (o almeno non a me) di credere ciecamente in qualche leader o in qualche futuro successo. Io preferisco perdere con un leader poco carismatico, ma che almeno dica chiaramente che perdiamo in nome di una politica di sinistra socialdemocratica di stampo europeo.

P.S. A fine mese andrò alla convention del PSE a Clermont-Ferrand, quella è la mia casa. Che potrebbe anche dissociarsi dal PD, se questo continuerà ad essere un Partito Dissociato da sé stesso!

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