Tutti gli uomini del presidenzialismo

vignetta-presidenzialismoIl tema delle riforme istituzionali è un po’ come quello del meteo; se ne parla sempre, anche se non si riesce a uscirne!

Concordo pienamente con tutti quelli che dicono “i veri temi sono altri” o “si perde solo tempo a parlare di questo, pensiamo alla crisi” ma devo riconoscere un punto: molti dei problemi strutturali che hanno provocato questo collasso (o almeno hanno ritardato le risposte) sono collegati direttamente all’elefantiaca macchina decisionale italiana.

Si risolve tutto con il presidente eletto direttamente? No, per carità. Sarebbe l’ennesima scorciatoia che porterebbe a più casino di quello che c’è! Si risolve tutto lasciando cosi com’è la situazione? No. E allora cosa dovremmo fare? E come dovremmo farlo?

Io credo che ogni proposta abbia qualche lato positivo e qualche aspetto negativo, il trucco sta nel bilanciare le negatività con arte e mestiere. Quando De Gaulle propose (e impose direi) il semi-presidenzialismo “alla francese” agì partendo dalla convinzione che il sistema della Quarta Repubblica fosse ingovernabile e quindi troppo lento rispetto al mondo che cambiava rapidamente.

L’aumento del potere del Presidente fu bilanciato in due modi: prima di tutto introducendo l’elezione diretta, poi scollando questa carica con l’Assemblea Nazionale in termini di durata. Cosi poteva capitare (ed è successo) che il Presidente dovesse coabitare con un Primo Ministro di diverso partito. Ora le due durate sono state armonizzate, ma in teoria la coabitazione è sempre possibile in quanto il Parlamento francese è eletto su base di piccoli collegi con un maggioritario a doppio turno, mentre il Presidente su scala nazione con lo stesso metodo.

Qual è la morale? Che non si può cambiare un tassello senza un progetto complessivo di come vogliamo far funzionare l’intero paese.

Io sono d’accordo sul fatto che un sistema più rapido e governabile sarebbe d’aiuto per l’economia e darebbe ossigeno alle imprese e quindi, di riflesso, farebbe ripartire il credito e i consumi, ma mi piacerebbe mettere sul tavolo una proposta organica che mi spieghi come si può far convivere il presidenzialismo, un sistema bicamerale perfetto, una legge elettorale porcata e un paese profondamente proporzionale!

Senza contare un dettaglio chiamato Costituzione.

Ma vabbè, provo a fantasticare una soluzione… Per piccoli passi:

  1. Cambiamo la legge elettorale. In senso maggioritario a collegi piccoli, cosi avremmo parlamentari conosciuti sul territorio. Introduciamo il secondo turno, cosi da spingere in Parlamento solo eletti con una maggioranza.
  2. Sbilanciamo il Senato. La Costituzione gli conferisce un ruolo preciso, garante delle autonomie locali, quindi facciamolo diventare davvero un Bundesrat e potenziamo le funzioni della Camera.
  3. Rafforziamo la figura del Primo Ministro, trasformandolo in un Cancelliere vero e proprio. Lasciamo l’obbligo di fiducia, ma introduciamo la sfiducia costruttiva, cosi da rendere molto difficile “il ribaltone”.

E soprattutto non facciamoci prendere dalla smania di fare le cose ora e subito, cerchiamo di mirare bene il problema e le tempistiche, altrimenti, lo ripeto, si rischia di fare più danni della grandine.

Ah, non mi sono sbagliato se non ho messo tra i passi da fare l’elezione diretta del Presidente. Semplicemente, se ci fate caso, si ottiene lo stesso effetto con queste correzioni, senza perdere la figura di garanzia del Capo dello Stato! Ed io, semplicemente, qualche garanzia me la vorrei tenere.

Non si sa mai.

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