Lost in Alfanistan

AlfanoInizierò dal dato che sembra, scontato, emergere nelle ultime ore: il PD non voterà la sfiducia ad Alfano. Ora mi aspetto tanti insulti e commenti ironici sul mio impegno dentro il PD e sull’enorme sbattimento che, noi volontari, ci siamo sorbiti fin dall’anno scorso per organizzare due turni di primarie più uno per i parlamentari e per condurre una campagna elettorale, purtroppo senza poter poi esultare nemmeno per sbaglio.

E vabbè, si pensava, mettiamo lì un governucchio che si arrabatti per un annetto poi vediamo. Obbiettivi precisi e tangibili come il rifinanziamento della CIG o la modifica strutturale dell’IMU, la ricerca di fondi per evitare lo scatto automatico dell’IVA e un po’ di tranquillità sul fronte europeo per rimettere in sesto i conti.

Chiaramente nessuno pensava di dover investire questo governo di larghe intese anche di una durata illimitata. Come scrive Civati da mesi questo esecutivo doveva avere obbiettivi, scadenze e una data di termine. Io aggiungerei anche un paio di argomenti tabù e una presa di coscienza che i partiti che lo formano si trovano lì solo per necessità e non per convergenze profonde.

Messi ben chiari i punti si poteva anche fare qualcosa di buono, o meglio, qualcosa di meglio di quello che è stato fatto davvero!

Invece è sempre più evidente che una parte del partito, capeggiata dai governativi Letta e Franceschini, voglia supporto incondizionato alle larghe intese, mentre una quota ampia della base e del corpo dirigenziale mostra sempre più nervosismo verso questa sudditanza politica e psicologica verso il PdL.

Perché di sudditanza si sta parlando. Senza mezzi termini o addolcimenti. Noi siamo quelli che vogliono restare aggrappati al Governo con le unghie e i denti, gli altri sono quelli che vogliono andare alle urne, che hanno già preparato le loro tattiche e le loro armi e che quindi fanno di tutto per causare una crisi.

Ne hanno combinate di tutti i colori, richieste assurde, proposte di riforme folli, critiche a destra e manca. Ma niente di paragonabile all’affare Kazakistan. La storia ormai è talmente nota che è inutile ripeterla.. Da un lato c’è la tragedia di una donna e di una bambina rimpatriati a forza, tramite un blitz notturno della polizia (50 agenti, la prossima volta useremo gli F35), in un paese al di là del limite della democrazia. Dall’altro le vicende del Governo e del Ministro dell’Interno della Repubblica Italiana.

La ricostruzione del prefetto Pansa e del Ministro Alfano è che praticamente nessuno sapeva e che si è trattato si un’operazione di polizia per espellere una clandestina in possesso di un passaporto falso della Repubblica Centrafricana. E vabbè, se non fosse che quella donna si trovava in esilio volontario in quanto moglie del capo dell’opposizione kazaka e che tutta la pratica si sia svolta su richiesta dell’ambasciata del paese ex-sovietico con modalità lampo.

Solitamente per verificare la validità di un passaporto ci vuole del tempo, non un paio d’ore; invece in questo caso la “soffiata” è arrivata direttamente da Astana e quindi la special force della polizia ha solo dovuto prelevare “il pacco” e portarlo all’aeroporto dove c’era già un aereo diplomatico kazako ad aspettare. Insomma, noi s’è solo fatto il lavoro sporco!

La prima domanda a cui non è stato risposto è “perché”?

Perché questa fretta, perché questo tempismo e soprattutto perché chinarsi cosi passivamente alle richieste di uno pseudo-dittatore? Petrolio? Uranio? Amicizia personale con Berlusconi e Putin? Tutto probabilmente c’entra qualcosa, ma non lo sapremo mai con certezza.

E allora passo alle questioni più italiane: perché dovremmo avere ancora fiducia in Alfano come ministro? Ha fugato ogni nostro dubbio? No. Ha dimostrato la sua estraneità completa? No. Ha risolto la situazione? Meno che mai.

Non a caso il comunicato del PD dice solo “non voteremo la sfiducia ad Alfano, altrimenti il Governo cade”. Che come ragionamento è ineccepibile, mentre come strategia politica è completamente suicida. Il governo può cadere anche se condannano Berlusconi, se non si vota a favore dei caccia, se non si modifica la giustizia, se non si cancella l’IMU senza alzare l’IVA, quindi perché continuare con questo strazio?

Siamo prigionieri di un ricatto. Ma la sensazione che qualcuno si senta a proprio agio si fa sempre più forte e presente. Il ritornello è sempre il solito: non ci sono alternative, non si può far cadere il Governo, ci vuole stabilità.

Io invece penso ci voglia le palle e la politica vera, quella che la gente si aspetta da 20 anni a questa parte.

Stacchiamo la spina a questo obrobrio, non restiamo impantanati in Alfanistan. Magari perderemo le prossime elezioni, ma lo faremo con animo sereno e con ancora un briciolo di dignità addosso.

So che questo post non servirà a niente, se non a prendere insulti. Ma non mi importa.

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