Du’pensierini

NapolitanoSpeachE’ stata una settimana difficile, praticamente una tragedia, quella appena finita. C’è stata una mozione di sfiducia per il vicepremier Alfano, molta insofferenza nei gruppi parlamentari del PD e la tensione ha raggiunto livelli ben oltre quello di guardia.

Ma vorrei togliermi un paio di sassolini dalle scarpe prima di passare alla prossima schifezza che ci toccherà vedere e ingoiare in silenzio.

Primo: Gli obrobri che pensiamo di poter risolvere oggi non sono per niente solvibili.

Derivano tutti dallo stesso errore madre: quello di aver implorato Napolitano di restare al Quirinale, concedendogli un campo d’azione praticamente illimitato. Da questo è derivato il Governissimo, i richiami all’ordine, le censure di Grasso in aula. Perfino la non sfiducia (perché non si tratta di fiducia, visto che Epifani ha chiesto le dimissioni di Alfano) deriva dal rischio di crisi di Governo, che, per dirla con il presidente, va scongiurata come la peste.

Noi che oggi protestiamo se il gruppo PD salva Alfano speriamo ancora in un risveglio miracoloso dal sonno della ragione, sonno che purtroppo durerà anche troppo sospinto da certi figuri che si sono sistemati in qualche dicastero solamente grazie alla situazione emergenziale.

Secondo: Riuscirà il Congresso a darci speranza?

Se non si può guardare indietro si guarderà avanti. Avanti, all’orizzonte, c’è il congresso ed i suoi candidati ufficiali ed ufficiosi. Ma il vero tema sarà quale libertà d’azione avrà il prossimo segretario sull’attuale situazione politica. Se vince un Civati o un Renzi potrà far saltare il banco per andare alle urne il prima possibile? Oppure, come propone Franceschini, ogni candidato dovrà firmare una clausula di salvaguardia del Governo?

Si parla di regole, di apertura o chiusura delle primarie, di scenari e di alleanze, ma il vero punto per rendere speranza a tutti gli elettori delusi è solo questa. Dire a chiare lettere che questo Governo ha una data di scadenza e il congresso sarà un referendum sull’esecutivo.

E se Napolitano continua a insistere con la necessità, la comunità internazionale e tutta la banda del buco lo si rimette in riga spiegandogli che in Italia il Presidente è una figura di garanzia e di rappresentanza, mentre chi detiene il potere di rappresentare il popolo e la sua volontà è il Parlamento. Quindi se ne faccia una ragione. Lui non noi.

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