Ed il Grillo blaterò ancora una volta

creazione-grillo-casaleggio-michelangeloCi risiamo. A cadenze regolari Grillo torna a buttare sul piatto la sua ricetta per risolvere la crisi: uscita dall’euro o ristrutturazione del debito, che più o meno vogliono dire la stessa cosa, cioè un default controllato.

Partiamo dal dato di fatto, cioè che ad oggi l’Italia ha un debito pubblico pari al 130% del PIL, cioè che ha debiti pari a 1 volta e un terzo il totale della ricchezza che produce. Chiaramente non è una situazione gestibile, infatti uno dei modi per coprire questo debito è rifinanziandolo con altri titoli di stato che producono altri interessi da pagare e quindi altro debito.

Ma come viene spiegato molto bene qua il rapporto debito/PIL è un rapporto tra due grandezze quindi per farlo diminuire si potrebbe agire sul nominatore, sul denominatore o su entrambi, ma senza mai scordare che queste due grandezze alla fine sono interconnesse in maniera molto forte.

Come spiegato nell’articolo del blog che ho linkato i tentativi di ridurre il debito portano solitamente ad un crollo del PIL anche più drastico, quindi il rapporto tra i due alla fine aumenta pure!

Il discorso del ritorno alla lira nasce appunto da questa presa di coscienza che la sola politica di austerità non porterà mai ad un rapporto migliore tra debito e PIL, ma al massimo ad una riduzione in senso assoluto del primo, mentre invece una più attenta analisi della composizione dell’universo dei creditori ci potrebbe portare alla soluzione del problema.

Cerco di spiegarmi meglio.

Come dimostra il caso del Giappone non è il valore del debito sul PIL a descrivere la salute di un’economia, infatti il paese del Sol Levante ha un rapporto superiore al 200%, ma cresce con gli stessi ritmi degli USA o dell’Eurozona, mentre la sua composizione risulta di fondamentale importanza per le scelte politiche necessarie per la crescita.

In Giappone praticamente tutto il debito è nelle mani dei sudditi imperiali e ciò fa si che nessuno dubiti di possibili speculazioni e di acrobazie finanziarie, sarebbe come se una famiglia avesse debiti pari al doppio della somma degli stipendi, ma ce li avesse con altri parenti. Anche in caso di bisogno di altri soldi, non farebbe fatica a trovarli a tassi ragionevoli.

Da noi è diverso per alcuni motivi strutturali, primo perché i trattati di Maastricht impongono margini molto stretti entro i quali restare per poter stare dentro la moneta unica, secondo perché, nonostante molto debito italiano sia nelle mani degli italiani, una parte è in possesso di banche, fondazioni ed entri stranieri.

Questo è il vero nodo della questione, se il debito è in mano straniera e lo si paga con moneta di cui non si controlla il cambio si sarà sempre schiavi di logiche non dipendenti dalla nostra volontà, ma la soluzione non è necessariamente la strada indicata da Grillo. Uscire dall’euro, tornare alla lira o rinegoziare il debito vogliono dire, opacamente, dichiarare fallimento, infatti i due capoccia del M5S non ne fanno mistero e dichiarano apertamente che l’Italia è già tecnicamente fallita.

Invece non è cosi, al contrario piano piano i risparmiatori italiani stanno intaccando il loro margine di risparmio privato ed investendo in titoli di Stato, spostando nuovamente una fetta consistente di debito verso l’interno. Ciò comporta evidentemente una minore quota di liquidità disponibile per acquisti materiali e quindi minore PIL, ma in prospettiva i produttori italiani dovrebbero far calare i prezzi per seguire la minor domanda e di conseguenza riaccendere la speranza.

Conclusioni politiche: le rivelazioni apocalittiche di Grillo e Casaleggio rischiano di avverarsi solo e soltanto se la gente gli desse pienamente retta e iniziasse a comportarsi come se in preda al panico, questo è l’unico modo per loro per sperare di arrivare al 51% dei voti. Lo sanno benissimo e ci stanno speculando sopra, senza proporre niente per l’attuale.

Inoltre visto che le politiche del Governo Letta e del Ministro Saccomanni sono tese principalmente alla privatizzazione di settori pubblici ed alla vendita di beni mobili ed immobili per “fare cassa”, ci sarebbe una prateria di soluzioni alternative da poter esplorare come ad esempio la chiusura degli ordini professionali, la scorporazione tra le infrastrutture (linee elettriche, telefoniche, idrauliche, aeroporti, autostrade, porti) e le società di servizi, la riforma dei contratti a tempo determinato e via via.

Ma questo in fondo ci mostra ancora una volta cosa sono Grillo & Soci. Semplicisti per professione, populisti per vocazione e liberisti per ambizione. Non ci dobbiamo stupire se poi Grillo i suoi denari li tiene ben nascosti in Svizzera.

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