Tafazzeria Rusticana

la-vittoria-di-tafazziFinalmente in ferie, aspettando l’ora per andare a prendere il fantastico bus che mi riporterà in Italia, butto giù un paio di pensieri sulla Direzione del PD di oggi. Anche ribattezzata la Tafazzeria Rusticana.

Faccio due piccoli cappelli introduttivi necessari.

Primo: Lo scorso Novembre io ero coordinatore del Comitato Bersani nel comune natio di Matteo Renzi, Rignano sull’Arno, ma questo poco importa oggi. Importa che nell’occasione del famoso secondo turno non mi piacque per niente dover rimandare via la gente dalle urne perché non si erano iscritte in tempo, lo feci perché le regole erano quelle, ma non perché le condividessi.

Secondo: Proprio da quell’esperienza avremmo dovuto imparare che se si respinge la gente ai nostri gazebo, poi loro respingono noi nelle urne nazionali. Forse non sarebbe cambiato molto, forse è stato il vittimismo renziano a provocare ciò, ma in ogni caso quei voti non li abbiamo portati a casa. Ed oggi ci troviamo nella merda, per usare un francesismo.

Ecco fatto, ora posso andare avanti.

Oggi la Direzione doveva, più o meno, delineare le linee guida sulle quali innestare il Congresso s’autunno. I punti salienti erano la data, le primarie, la separazione segretario-candidato premier e la presentazione delle candidature. Di questi si sa per certo che correranno Civati, Cuperlo e Pittella, mentre proprio dai risultati di oggi poteva dipendere la discesa di Renzi.

Nonostante divergenze abbastanza ampie su molti argomenti tutti e quattro concordano sulla necessità di un congresso aperto, che non si chiuda in una conta tra pochi, ma che superi le paure ed i timori per cercare di riallacciare un dialogo con la gente.

Purtroppo Epifani, il segretario-reggente, arriva e dice che il congresso sarà svolto alla vecchia, cioè dai territori in su, con candidature presentabili solo dopo i congressi regionali e comunque che alle assise potranno votare solo gli iscritti. Insomma una vera e propria conta tipo Dieci Piccoli Indiani.

Quello che preme sottolineare è che questa scelta sembra dettata dai governativi, cioè da quella parte di partito, riconducibile a Letta e Franceschini, che hanno trovato il loro ruolo e cercano di tentennare il carretto finché possono. Invece, come ha subito dichiarato Civati, questo Congresso dovrebbe essere il più aperto possibile anche sui contenuti, poter discutere il presente ed il futuro della sinistra di governo e, perché no, anche fare una verifica di queste larghe intese.

Se questo è l’incipit del Congresso, siamo partiti male, molto male. Sembriamo un partito di Tafazzi con l’Alzheimer, ci facciamo del male, ci pentiamo, pensiamo come non farlo più, poi… Lo rifacciamo!

Eh no eh! Cosi davvero la conta ve la potete far da soli stavolta!

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