Delitto e Castigo

r-SILVIO-BERLUSCONI-CONDANNATO-large570Dopo molti anni e tanti processi terminati in un pugno di mosche ieri è finita l’era dell’impunità di Silvio Berlusconi.

Travaglio ha subito precisato che non ci sarebbe voluto il timbro della Cassazione per bollare il Cavaliere come un criminale, visto che una parte dei suoi procedimenti sono terminati con la prescrizione o con una depenalizzazione del reato da lui stesso promossa, ma per il popolo, per la folla, quel timbro era necessario per avere la certezza, la certificazione, dell’essere delinquenziale dell’ex primo ministro.

D’altra parte i seguaci di Berlusconi hanno reagito in maniera irrazionale alla conferma della sentenza, hanno iniziato ad inveire sulla magistratura (come da vent’anni a questa parte) ed a pontificare sul rinvio per ricalcolo della pena accessoria dell’interdizione. Silvio stesso non si è risparmiato un videomessaggio per aizzare i suoi e rilanciare il progetto Forza Italia, come se si fosse tornati al ’94.

Dal punto di vista giudiziario credo che la faccenda Mediaset finisca qua, con un reato accertato e provato ed un responsabile condannato; la vera sfida ora è separare la vicenda personale di Silvio Berlusconi da quella della destra italiana. Anche se proprio il rilancio di Forza Italia 2.0 guarda proprio dall’altra parte, mira cioè alla creazione di un nuovo movimento personale e manageriale che inglobi tutto il consenso di destra e lo incanali verso le vicende personali del leader.

In un paese normale un partito non dovrebbe nemmeno porsi il problema della fedina penale del proprio capo, anzi dovrebbe essere autonomo dalle persone che lo compongono o lo dirigono. Dovrebbero essere capaci di sopravvivere ai leader e quindi esserne slegati nelle vicende quotidiane. Visto in quest’ottica la sentenza di ieri dovrebbe solo provocare questo tipo di discussione in seno al PdL.

Invece il PdL ha già messo in chiaro che loro esistono solo e soltanto in funzione di Berlusconi, quindi la sua storia personale non sarà mai scissa da quella del loro movimento politico. Ora, dicono, la palla torna nel campo del PD.

E gli altri, da SEL ai Grillini, legano ovviamente questi elementi al destino del Governo.

Precisiamo. Io avrei evitato fin dall’inizio di mettere in piedi questo esecutivo, ma senza dubbio le altre parti in gioco hanno avuto le loro colpe nel rifiutare altre opzioni come ad esempio il Governo di cambiamento offerto al Movimento 5 Stelle. Oggi qualcuno ripropone quella stessa soluzione, come se adesso Grillo ed i suoi scagnozzi avessero più interesse nell’impegnarsi fattivamente rispetto a 6 mesi fa. Si chiede di chiudere la parentesi delle larghe intese ed aprirne una di transizione in attesa delle prossime, inevitabili, elezioni.

Facciamolo, penso io, ma prima di ripetere la penosa storia dello streaming, che ce lo chiedano tutti insieme gli altri partiti disponibili. Altrimenti la soluzione più logica è prepararsi alle elezioni come sta facendo il PD: legge elettorale con procedura d’urgenza, congresso in autunno ed elezioni in primavera insieme alle europee.

Non si trova un accordo per una nuova legge elettorale? Abroghiamo il porcellum e torniamo al mattarellum, tanto su una cosa si deve essere decisi e irremovibili: non si governa con Berlusconi. Si può governare, temporaneamente, con un partito di destra, ma non con un partito espressione di un condannato. Questa è la discriminante e loro hanno già deciso cosa vogliono essere.

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