n-ASSEMBLEA-PD-large570Stamani, con un atto di profondo autolesionismo, mi sono ascoltato gli interventi dei candidati alla segreteria del PD di ieri di fronte all’assemblea nazionale. Tralasciando le mie critiche feroci contro questo organo, che trovate qua, mi sono appuntato qualche spunto di riflessione.

Cuperlo si dimostra sempre un fenomeno di analisi politica, ma pare frenato da posizioni che deve tenere per ragioni di partito. Lui viene dalla scuola delle giovanili, viene dall’apparato e dalla classe dirigente nazionale e molte volte le sue parole sembrano pesantemente condizionate da questo. Anche quando esprime idee condivisibili e rivoluzionarie, lo fa con un piglio quasi normale, come se fosse la cosa più ovvia che si possa dire, mentre se siamo in questa situazione è proprio perché quella banalità non è mai stata capita ed applicata!

Renzi al contrario esprime la sua proposta partendo proprio da questo punto, cioè che quello che poteva esser fatto non lo è stato e che quindi ora si necessita di un profondo cambio di passo, che logicamente non può prescindere anche da un ricambio della classe dirigente. Quindi per cambiare, per applicare quelle ricette banali di cui parla Cuperlo, non si può fare affidamento sugli stessi che ci han portato fino a qua. Logico e condivisibile, ma forse un tantino strumentale.

Civati in un certo senso si pone nel mezzo della discussione, perché condivide il punto di partenza di Renzi e le ricette di Cuperlo. Lo fa forse con un sana ed ingenua speranza di riuscire a cambiare le cose per riportare il PD nella sua sfera di azione naturale, cioè la sinistra e le sue utopie di cambiamento.

Entrando più nello specifico dei temi affrontati dai tre, quelli più ricorrenti sono stati la funzione del partito, il rapporto con il governo Letta, il recupero del “nostro” elettorato e l’analisi di come si è potuto perdere un terzo dei voti nel giro di cinque-sei anni.

Partendo dall’ultimo punto si notano subito divergenze di vedute: Renzi ha sempre sostenuto che la responsabilità della crisi non si possa attribuire solo alla destra e a Berlusconi, ma debba essere digerita anche da noi, per capire cosa abbiamo sbagliato e non ricascare nelle stesse madornali cavolate. Cuperlo al contrario sostiene che la crisi può segnare il superamento dell’idea della destra di persona, società ed economia, quindi noi dobbiamo farci trovare pronti con la nostra proposta di alternativa e non farci inghiottire da discussioni sulla responsabilità, perché, secondo lui, noi non ne abbiamo. Civati infine critica pesantemente l’idea che non esistano alternative, argomentazione che purtroppo ci ha accompagnato negli ultimi anni come giustificazione ad ogni scelta economica e sociale. Dice che noi dovremmo essere l’alternativa e quindi sintetizzare tutto il lavoro del partito in una proposta politica che superi l’attuale situazione, senza però esimersi dall’analizzare le proprie colpe precedenti.

I voti li abbiamo persi perché non rappresentiamo più chi pensiamo di rappresentare, perché facciamo scelte in palese contrasto con quello che in realtà promettiamo e perché non abbiamo mai avuto il coraggio di spiegare realmente le motivazioni delle nostre azioni. Abbiamo inseguito la comunicazione diretta, violentando l’intelligenza della nostra gente, che per tutta risposta ci ha girato le spalle e ci ha fatto una bella pernacchia.

Chiaro l’esempio di Civati nel dire che “non si può pensare di essere il partito dei lavoratori e poi andare alla corte di Marchionne”.

Questi voti si recuperano mettendo in campo proposte frutto del lavoro del partito (Cuperlo), abbattendo tabù come quello su merito e uguaglianza (Renzi) oppure partendo da riformare quei campi che ci riguardano anche in prima persona, come il conflitto d’interessi (Civati). Smettendo di mettere al centro della nostra agenda le vicende di un uomo solo (Renzi), spingendo il Governo a seguire le nostre pressioni (Cuperlo) e mettendo in discussione anche la durata ed il senso di questa esperienza di Governo (Civati).

Ecco, appunto, che viene fuori il tema del rapporto partito-governo e in particolare con l’attuale esecutivo Letta. Per Cuperlo, inutile dirlo, non è in discussione l’appoggio a questa esperienza, seppur vada cambiato l’approccio che diamo alla nostra agenda politica; secondo il triestino il partito deve imporre la propria linea al Governo e spingere per realizzarla, cosi come fa il PdL.  Su questo in qualche modo concorda anche Renzi che vorrebbe avere un nostro governo, non un governo a rimorchio di qualcun altro, mentre secondo Civati, da sempre critico con le larghe intese, è folle fare un congresso senza poter parlare anche di durata e di alternative a questa situazione.

Infine è venuto fuori in tutti gli interventi cosa si pensa debba essere il partito. Per Renzi si dovrebbe ripartire dagli amministratori locali e da chi si impegna quotidianamente sul territorio, solo questi possono essere una classe dirigente diversa da quelle che hanno guidato il partito fino ad ora, per Civati invece dovremmo ricominciare a rendere importanza al tesseramento ed alla verticalità della discussione e delle decisioni. Dovremmo cioè far passare l’idea che solo tesserandosi si può far valere la propria opinione in un canale che può portare l’istanza fino al vertice. Mentre Renzi sottolinea, continuamente, lo scollamento tra le parole ed i fatti della dirigenza romana, Civati sottolinea la necessità di una omogeneità tra il leader, il partito e la proposta politica di quest’ultimo.

Cuperlo, logicamente distante da queste critiche, punta sul ruolo fondamentale di un qualcosa di “altro” rispetto alle istituzioni, che possa essere luogo di incontro, sintesi e proposta anche per chi nel partito non ci si ritrova, ma lo ritiene un interlocutore necessario. In un periodo di cambiamenti epocali, dice Cuperlo, non si può fare a meno del partito e della sua struttura.

Sicuramente è un primo assaggio di quello che ci aspetta nei prossimi mesi e di alcuni tra i punti più spinosi del congresso, senza dubbio le posizioni sono distanti e diverse, ma non come quello che si potrebbe pensare. Credo che, burocrazia del partito a parte, ci sia un po’ di margine per uscirne con qualcosa di buono, se però alcuni punti verranno davvero affrontati a viso aperto. Altrimenti ci ridurremo alla solita conta tra amici che non risolverà le questioni e rimanderà ancora una volta tutto ad un domani che, purtroppo, potrebbe non arrivare mai.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...