Prefissi Telefonici

grillo-minaccia-1-770x612I movimenti politici hanno per natura bisogno di trovare il proprio consenso nell’elettorato, ma solitamente, i vecchi partiti almeno, lo facevano proponendo ricette più o meno originali per rispondere a bisogni, necessità e problemi reali e contingenti. Per questo esiste la democrazia rappresentativa, che seppur integrabile con una necessaria partecipazione, resta un modo molto elegante di affrontare le questioni.

Lo schema è semplice: un movimento o partito capta un problema, lo affronta e lo declina secondo le proprie sensibilità; se questo movimento è dotato di democrazia interna il risultato, ottenibile alla fine dei questo processo, dovrebbe essere una sintesi delle posizioni del partito tutto e quindi non scontentare nessuno, senza però soddisfare pienamente nessuno.

Questa è la politica, l’arte della mediazione, non l’arte della contrapposizione aprioristica.

Storicamente i partiti che vivono di contrapposizioni ideologiche nette vivono di grandi sbalzi di consenso e si trovano spesso legati a condizioni di dipendenza dall’argomento cardine delle loro posizioni. Altrettanto storicamente questi partiti bolla raggiungono apici molto alti per poi sgonfiarsi fino ad raggiungere, parole di Beppe Grillo, risultati da prefisso telefonico.

Il salto ontologico che la ditta Grillo-Casaleggio sta provando a fare è quello di spostare il tema su un altro campo di gioco, cioè ridisegnare l’intero sistema di riferimenti ormai dati per scontati. Un po’ come fece Boole con l’algebra euclidea o Einstein con la fisica classica.

I partiti tradizionali, i movimenti e le associazioni vivono di momenti fisici di confronto e solitamente ci sono persone che si impegnano, con scopi diversissimi tra loro, a rappresentare la volontà comune. Il concetto di delega, tanto ostile ai grillini, è questo: io ti delego a rappresentarmi e se giudico che tu operi male ti revoco tale diritto alle prossime elezioni. Se l’intero partito o movimento opera male perde consenso e si ritrova velocemente ai margini della vita politica.

Il Movimento 5 Stelle invece non agisce “per delega” ma secondo il motto “uno vale uno” e quindi per decisioni plebiscitarie, agisce di pancia e non di testa, non cerca di guidare la folla, ma ne segue il movimento, qualunque esso sia. Se però la base locale del movimento è ancora fisica, il suo scale-up diventa etereo; quindi è chiaramente una cosa diversa parlare di problemi di paese in assemblee con dieci, venti o cento persone rispetto ad affrontare tematiche nazionali o europee con piattaforme (che ancora sono in progettazione) virtuali ed informatiche.

La sensibilità di quasi otto milioni di elettori non può essere pesata ad ogni decisione, semplicemente perché le istituzioni, che lo si voglia o no, seguono ancora il “vecchio” sistema di riferimento e quindi necessitano di rappresentanti pensanti e non solo portavoce. Che poi la decisione di sostenere o meno un provvedimento venga vagliata nelle maniere più disparate non è oggetto della mia critica, lo è invece il fatto che un post su un blog possa richiamare alla linea i senatori erranti.

La ragione del richiamo è esposta senza giri di parole: “Se durante le elezioni politiche avessimo proposto l’abolizione del reato di clandestinità, presente in Paesi molto più civili del nostro, come la Francia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, il M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico”.

Questo cosa vuol dire? Semplice: il M5S non pensa alla soluzione migliore, ma a quella tatticamente più conveniente. Che poi questa sia giustificata con il fatto che uscendo dal programma elettorale si tradisce la volontà degli elettori diventa secondario, perché se domani gli elettori a 5 stelle decidessero posizioni diverse, allora il movimento difenderebbe quelle posizioni!

Ma è davvero cosi? Davvero gli 8 milioni di elettori del movimento sostengono questo? Qualche dubbio lo si trova subito sotto il post, nei commenti, dove migliaia di utenti sollevano perplessità sia sul metodo che sul merito della questione. E considerando inoltre il tasso di partecipazione rispetto ai voti presi nelle urne si può approssimare che l’elettorato grillino sia spaccato e che il non-posizionarsi sia la migliore strategia per consolidare il consenso.

Si sa che l’obbiettivo di Grillo è il 51% ed il governo del paese, ma qual è l’unico modo per raggiungerlo se non il contrapporsi a tutto ciò che viene proposto da altri? Solo cosi si può raccattare tutte le opposizioni del paese in un grande unico paniere.

La mia speranza è che la gente che vota e sostiene legittimamente il M5S capisca che non sta appoggiando una rivoluzione politica, ma solo concedendo la più grande delega in bianco della storia. Otto milioni di voti usati come arma di ricatto verso i cittadini eletti alla Camera ed al Senato per evitare che possano usare la propria testa, è davvero questo quello che volete?

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