Perchè Civati

130728-civatiPremesso che in questo congresso riuscirò a partecipare solo votando alle primarie del 8 dicembre, sento di dover comunque spiegare perché sosterrò Civati e non Renzi, Cuperlo o Pittella.

Dopo le primarie dell’anno scorso, vissute in prima linea sul fronte Bersani, ho capito che la bolla mediatica intorno alla sfida con Renzi era completamente fittizia e, come tutte le bolle, destinata a scoppiare e sgonfiarsi nel giro di pochi giorni. L’abbiamo capito il giorno delle elezioni, quando ci siamo trovati di fronte un risultato agghiacciante rispetto al 35% che ci veniva accreditato nei giorni delle primarie. Tardi, troppo tardi.

L’effetto primarie fa si che ogni candidato allarghi il bacino potenziale del partito, ma subito dopo quelli che “voterei PD se vincesse Tizio” scendano dalla barca se Tizio non vince e riportino l’elettorato a percentuali più basse. Così praticamente si dà l’impressione che il partito sia un comitato che accolga tutti anche solo per periodi brevi e senza richiedere impegno o partecipazione. Idea che proprio non riesco a rendere mia in nessun modo.

L’idea di base che dovrebbe fare da sfondo alle primarie è che comunque il partito è lo stesso, quindi che vinca Tizio, Caio o Sempronio votando ci si impegna comunque a sostenere l’intero partito e, di rimbalzo, il vincitore delle primarie. Questo resterà sempre la mia stella polare, quindi anche sostenendo un candidato non mi tirerò mai indietro se dovesse vincere qualcun altro.

Veniamo ad oggi. Da un lato c’è Renzi che prova a “prenderla lunga” cioè a portare le sue idee, molto diverse rispetto ad un anno fa, nelle segreteria per poi essere in pole position per la prossima campagna elettorale, dall’altro c’è Cuperlo, grande intellettuale che leggo e seguo con molto interesse, ma che non ho mai visto lottare per qualcosa di concreto. Due visioni diverse della medaglia: il primo rappresentante del partito liquido che si plasma sul sentimento popolare, che nel giro di un anno è passato da visioni socio-economiche liberiste a spinte profondamente socialdemocratiche, che ama andare in contropiede proponendo l’ingresso del PD nel PSE in pianta stabile contro tutto l’establishment, uno che insomma fa di mestiere il bastian contrario; il secondo invece che viene dalla “migliore” tradizione del PCI-PDS-DS di formazione interna dei dirigenti, che è cresciuto come segretario della FGCI, come deputato e come direttore del centro studi, ma che trova grosse barriere nel collegare la sua visione teorica sublime con proposte fattive e concrete, che non si sbilancia sul posizionamento internazionale del partito per non rompere equilibri, insomma uno che di mestiere fa il tattico.

Ma proprio dopo la disfatta della scorsa campagna elettorale mi son chiesto “Possibile che non ci sia qualcuno che riesca ad essere deciso come Renzi e con proposte a me vicine come Bersani?”. Perché la lezione di quest’anno è senza dubbio che da sole le teorie, pur ottime che siano, non ti fanno vincere le elezioni, ma al massimo ti fanno vincere le primarie.

E quale dovrebbe essere il fine ultimo di un congresso e delle primarie? Quello di unire il più possibile le proposte programmatiche dei candidati per arrivare ad una sintesi includente e non escludente, così da allargare il potenziale bacino di voti per le elezioni politiche. Stavolta abbiamo un’occasione d’oro: lavorare per nuovi organismi dirigenti che guardino lontano, oltre il Governo Letta, per presentarsi uniti e vincenti alle prossime lezioni.

Perciò tra due candidati io scelgo il terzo, Civati.

Piattaforma programmatica semplice e chiara: tornare al centrosinistra con SEL, fine delle larghe intese, programma nettamente più di sinistra, ricambio generazionale e nuova classe dirigente. Insomma un ibrido tra proposte di rottamazione e proposte di svolta a sinistra.

Ma se sul nazionale, che ripeto sarà l’unica votazione a cui parteciperò, sono deciso e convinto su Civati, non declinerò questa scelta su ogni piano locale senza un briciolo di ragionamento logico. E la logica come ho ripetuto è quella dell’unire verso qualcosa, non del dividersi per contarsi.

Quindi prima di candidare qualcuno, voglio sapere perché non è possibile unirsi su qualcuno per marciare insieme verso qualcosa. E se la risposta non mi convince, allora prenderò le mie decisioni in maniera autonoma. Altrimenti tutti i bei discorsi sulle correnti vanno a farsi benedire!

In conclusione di questo lungo post domenicale voglio solo aggiungere che un congresso è solo un punto di partenza, il lavoro grosso viene dopo e solo accettando serenamente la sconfitta e gli sconfitti si può migliorare il partito ed il suo approccio alla società perché ognuno ha qualcosa da dare e solo trovando la sintesi si fanno passi avanti. Solo insieme e solo con il rispetto reciproco.

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