Numeri, Pensieri e Parole

PD_vignetta_unitaStasera voglio trovare il tempo per scrivere qualcosa sul congresso del PD che purtroppo (o per fortuna) dal mio osservatorio d’Oltralpe seguo con molto distacco.

Oggi tutti parlano di numeri, cosi anch’io voglio parlare di cifre: 330.000.

Trecentotrentamila iscritti in meno. Dal 2009 al 2012 gli iscritti al PD sono passati da circa 830mila a 500mila e se allargassi la ricerca ai vecchi DS e Margherita ho paura che le cifre possano solo aumentare, quindi mi fermo qua. E ancora stiamo parlando di chi ha preso più voti tra gli iscritti in queste convenzioni locali!!

Lo so che sono importanti i delegati perché saranno la base futura della dirigenza centrale, perché sono un utilissimo contraltare al grande potere che il segretario acquisisce tramite le primarie aperte e che è fondamentale capire chi è più amato nei circoli oltre che sotto ai gazebo, ma proprio non riesco a capire come mai nessuno si ponga il problema di invertire questa tendenza al ribasso nei tesserati.

Non ce l’ho fatta, sono andato a vedere i dati dei DS e della Margherita: al 2006 sommati si arrivava a più di un milione di iscritti.

Questo tracollo dovrebbe farci riflettere su due temi: prima di tutto in che misura questo sia dovuto alla nascita del PD e secondo in che modo convivere con questa nuova forma di partecipazione politica fatta da primarie e impegno saltuario.

Quando nel 2007 andai al Mandela Forum per il congresso di scioglimento dei DS ero convinto che il PD fosse un progetto senza futuro, senza prospettiva, senza una sua dimensione, così segui la corrente contraria ad esso e ne restai fuori a lungo. Ne restai fuori tutto il tempo in cui il PD è stato popolato da chiunque avesse bisogno di un tetto dove stare, solo quando un certo Ignazio Marino si è candidato segretario (sostenuto da un altro certo Giuseppe Civati) ho capito che il tempo era maturo per rientrare.

Ma ancora la strada non è finita, infatti se molti elementi estranei al Partito se ne sono andati da soli, molti altri resistono e non ammettono di essere loro gli organismi simbiotici che privano di linfa l’intero corpo. Ho realizzato ora che nel 2007 la mia paura di essere inglobato in qualcosa senza identità non aveva senso per molti “vecchi” perché per loro l’identità non è una cosa loro, ma qualcosa che gli viene passata da qualche dirigente romano o fiorentino.

Sentir dire che Cuperlo rispecchia meglio le radici di sinistra mi fa sorridere perché, sebbene possa essere vero, sono proprio quelle radici di sinistra ad aver introdotto le cose più conservatrici in questo paese, sono sempre quelle radici di sinistra ad aver ridotto il più grande partito d’Europa (PCI-PDS-DS) una barzelletta senza identità e soprattutto non si dovrebbe giudicare un progetto dalle sue radici!

Questo atteggiamento credo scoraggi chi si interessa di politica in maniera autonoma, perché pone di fronte chi porta idee nuove, diverse, fresche ed eterodosse a chi invece è abituato a ragionare per categorie prestabilite e immutabili. È logico che un giovane di fronte ad una situazione del genere preferisce andarsene a bere una birra piuttosto che entrare in un circolo per parlare di crisi economica! E purtroppo i vecchi, quelli che rinnovano la tessera a prescindere, piano piano ci lasciano.

Ecco come si fa a perdere centinaia di migliaia di iscritti. Colpa del PD? No, semmai colpa di tutti noi che lo usiamo e lo sentiamo come proprietà privata e non come bene comune. Ed ecco anche la soluzione, la partecipazione allargata e poco impegnata. In parole povere il passaggio dall’attivista all-around al simpatizzante che vota alle primarie, viene alla festa, serve una sera allo stand, ma se sta a casa con la famiglia è meglio.

Non è facile, anzi, è difficilissimo pensare che la nostra presenza non sia fondamentale per il partito, ma si deve imparare anche a dare il proprio contributo in maniera disinteressata. Che poi, visto in questa luce, il calo degli iscritti, se fosse compensato da un diverso ruolo degli stessi, darebbe molta importanza alla tessera, cosa che un semplice elettore non vuole, né può avere!

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