Coerenza, affidabilità e catarsi

gianni-cuperlo-matteo-renzi-pippo-civatiOggi ho seguito la convenzione nazionale del PD per sentire un po’ gli interventi dei 4 candidati alle primarie, partendo dall’escluso Pittella fino al favorito Renzi passando dall’eterodosso Civati e da Cuperlo.

Prima considerazione, meramente statistica, va riservata al fatto che con i voti di Pittella dirottati su di sé, Renzi ora ha la maggioranza assoluta nei circoli, cosa che però conta “il giusto” visto che hanno votato poco più del 50% degli iscritti, che come ho già scritto molte volte, sono in calo continuo e quindi rappresentano sempre meno il corpo elettorale del PD.

Poi, entrando nel vivo degli interventi, sottolineerei come tutti i candidati abbiamo messo un ultimatum al Governo Letta; certo c’è differenza tra chi lo fa come Cuperlo, con tutti i “se” ed i “ma” del caso e chi lo fa “senza se e senza ma” come Civati, ma al momento sembrerebbe che da questo congresso uscirà una sorta di road map verso le prossime elezioni.

E qua, su questo punto, mi soffermo a ragionare si coerenza e di affidabilità. Perché già sul caso Cancellieri si era tutti uniti e d’accordo nello spingere il ministro verso le dimissioni, con modi o strumenti diversi (pressione, ordini del giorno o mozione), ma alla resa dei conti è arrivato Letta e sia i cuperliani che i renziani hanno abbandonato la posizione, lasciando il povero Civati in una posizione pericolante.

Gli interventi, le proposte e le mozioni non sono una carta virtuale di buone intenzioni, ma anzi dovrebbero essere seguite da fatti e da proposte concrete per andare in una determinata direzione, soprattutto quando tutti i candidati (e quindi il futuro segretario) sono d’accordo. Sulla coerenza e sull’affidabilità ci giochiamo tutto, prendere una posizione e poi doverla ritrattare è una ferita lacerante verso gli elettori, chiunque vada a vincere queste primarie.

Altra operazione necessaria in questo processo è una profonda catarsi del partito, sia nei nomi che nelle procedure. Non voglio essere semplicistico dicendo che la gente “va rottamata”, quindi mi spiegherò nel dettaglio. Catarsi (dal greco katharsis κἁθαρσις,  “purificazione”) vuol dire prendere i propri errori passati, ammetterli, studiarli, parlarne, capirli e poi scontare una pena che possa redimerli.

Questa operazione è spesso mancata nei processi politici italiani, specialmente nella sinistra, ed ha portato alla convinzione, sbagliata, che sia il mondo a girare storto, che sia il destino che ci fa perdere le elezioni, insomma senza capire gli errori del passato si è convinti di stare nel giusto anche quando è palese il contrario.

Renzi ora vuole proporci una ricetta molto simile a quella di Blair e di Clinton degli anni ’90 e non è colpa della gente non capire che quella ricetta ha già fallito in altri paesi, semmai è colpa di chi, dopo la fine del PCI e della prima Repubblica, non ha avuto il coraggio di confrontarsi a viso aperto con gli errori commessi e di prendere quel treno nel momento in cui andava preso.

Praticamente questa è la situazione di questo congresso: da un lato Renzi propone cose nuove (per l’Italia), ma già vecchie per molti altri paesi e dall’altro c’è Cuperlo che, come rappresentante di quelli che hanno-sempre-ragione, afferma che la ricetta renziana è liberista e superata (sacrosanto), senza però considerare che il tempo in Italia è fermo al 1994 proprio per colpa di chi ha guidato il partito in questo periodo.

Certi salti temporali e politici non possono, ovviamente, essere compresi da tutti; mentre tutti capiscono perfettamente che se, nonostante tutto, certi personaggi sono sempre al loro posto, c’è qualcosa che veramente non va. Anche chi non sbaglia e guida nazioni verso la gloria ed il benessere è destinato a farsi da parte, figuriamoci chi invece non ha niente di cui vantarsi!

Certo, poi c’è Civati. È lui, che ve lo dico a fare, che ha posto questi temi oggi nei suoi 15 minuti di intervento. Gli altri parlano parlano parlano, lui va dritto al segno, schietto e senza problemi. Ed ha ragione, se non risolviamo questi problemi radicalmente, allora continueremo a vivere di profondi scontri generazionali e di poca e brutta politica.

Per questo in fondo voto Civati. Perché ha ragione. Semplicemente.

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