I fantasmi nella macchina (E.Morozov)

Stamattina ho letto questo articolo di E.Morozov su Internazionale riguardo il ruolo della tecnologia ed il dilagante utilizzo di questa come mezzo per fare, avere o comunicare qualsiasi cosa ci serva o ci passi per la testa.

L’analisi è impietosa e, per quanto mi riguarda, tristemente vera: ormai le apps, i social networks e tutto il bisogno continuo di aggiornare il proprio smartphone o tablet è legato a doppio nodo con la visione sempre più egocentrica del mondo. Nel senso che, come spiega benissimo nell’articolo, dal momento che ognuno può trovare un applicazione per tutto, dal cucinare fino al dimagrire, molti ruoli che fungevano da collante sociale stanno perdendo il loro senso e la loro funzione.

Se oggi si può comprare via internet, i negozianti perdono il loro valore sociale; se domani un semplice click ci farà una diagnosi, allora anche i medici perderanno questo loro aspetto. Quindi se tutti i lavori vengono ridotti a semplici ruoli economici nel mondo iperliberistico si va verso un enorme impoverimento delle società e verso un mondo in cui il valore di un oggetto o di un servizio sarà dato solo e solamente dal suo costo.

Ma come dovremmo forse cominciare nuovamente a sottolineare il valore ed il costo non sono la stessa cosa ed il contatto con il panettiere, con il medico, con il farmacista o con la nonna che ti insegna a cucinare non può essere sostituito da un risparmio in termini monetari. Per non parlare di aspetti che già oggi vengono visti come uno spreco di risorse, specialmente quando pubbliche. Si pensi solo all’arte o alla scienza; si investe solo e soltanto se c’è un ritorno in qualche modo monetizzabile (si parla di patrimonio artistico italiano per portare turismo e quindi aumentare il PIL, non perché tutelarlo sia giusto di principio).

Come dice Mozorov i moderni Steve Jobs si promuovono come i discendenti degli illuministi, contrapponendosi a chi, remando contro il progresso, altro non viene tacciato di luddismo e di essere anti-progressista; ma in questa visione cosi utopica e visionaria manca un dettaglio, cioè che Kant e gli illuministi settecenteschi non muovevano per profitto, ma pro-bono. Come dovrebbe essere quando si parla di conoscenza e di universalità, ma pensando a come vengono considerate le università (“enormi sprechi” appunto) credo che ci sia davvero un enorme errore di fondo in questo ragionamento.

Ma come si può riportare la tecnologia al servizio dell’uomo e non al servizio del profitto? Questa si che è una bella domanda…

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