Il Metodo Renzi

Dove finisce il diritto di critica e dove inizia il diritto del vincitore di dettare la linea? Questa è la grande domanda che ci lascia la gestione dell’affaire elettorale tra incontri, direzione e interviste dei vari protagonisti.

Se il pacato Cuperlo lascia la presidenza dell’Asseblea Nazionale in netto contrasto con il “metodo Renzi”, viene da chiedersi se lo fa come parte di quella minoranza (sottile ed esigua) nata dalle primarie o se lo fa come singolo uomo ferito nella sfera personale. Di certo Renzi ha fatto capire, da sempre, di non conoscere mediazioni dentro al partito e di non apprezzare le liturgie della politica romana, ma quando ci si trova, nel palazzo, forse dovrebbe imparare ad usare parole migliori e toni più usuali invece di fare le solite sparate a zero su quelli che son pur sempre i suoi compagni di partito.

L’enorme responsabilità che grava sulle spalle del Sindaco di Firenze non può aprire spazi di non-discussione all’interno del partito semplicemente perchè “è cosi”, ma anzi dovrebbe conferire a quel potere che giustamente ha assunto a sé il segretario un qualcosa che lo spinga a confrontarsi prima ed anche con il suo partito prima, durante e/o dopo che con gli altri.

Mi spiego meglio. Renzi ha vinto tra gli iscritti con il 47% e tra gli elettori con il 68%, dati incontrovertibili sulla forza della sua proposta e della sua persona. Ma questi due numeri, che hanno di fatto disegnato le nuove assemblea e direzione, quale poteri hanno dato al neosegretario?

A mio avviso questa larga, schiacciante, vittoria ha dato un mandato preciso a Renzi e lui, giustamente, si è subito attivato per fare quello che doveva: dalle riforme (elettorale e istituzionale) al piano sul lavoro. Ma i modi per farsi rispettare all’interno del PD forse dovrebbero essere diversi, visti i rapporti di forza emersi nel congresso, perchè fare la voce grossa con la minoranza interna e trattare su tutta la linea con Berlusconi?

Se va bene andare a trattare con il leader dell’opposizione, seppure condannato, non va bene togliere al proprio partito il diritto di proporre migliorie ed emendamenti ad una legge nata blindata per un accordo con il nemico; quando sappiamo benissimo che se dall’altra parte se ci sarà bisogno non si faranno scrupoli a far saltare l’intero banco!

Sono felice per il fatto di avere una proposta di legge che parte forte, robusta e appoggiata da tanti, sono scontento per il merito della legge, che non mi piace in molti punti e sono furioso per il fatto che questa sia stata presentata come un pacco “prendere o lasciare”, sapendo benissimo che emendamenti pioveranno da destra e da sinistra. Che lo si voglia o no!

Quindi perché non discutere con i tuoi quando discuti con gli altri? Anche se si vince 70 a 30 quel trenta percento va considerato come una parte importante e fondamentale per il partito, altrimenti diventano inutili Assemblee e Direzioni. Liturgie e discussioni. Che poi alla fine è quello che ha sempre detto Renzi e quello su cui ha vinto il congresso, quindi forse non c’è tanto da stupirsi.

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