Il valzer dei boiardi

Stamani leggo su Repubblica questo articolo sulle nuove nomine degli alti dirigenti di aziende pubbliche o semi-pubbliche e penso che sia meglio chiudere tutto e andare via per un paio di giorni; pensare che esista una cosi fitta fauna di burocrati, mandarini e boiardi che saltano da un albero all’altro nella jungla del pubblico apparato, spesso senza dover dimostrare di essere preparati per quel compito piuttosto che per quell’altro mi lascia molto perplesso.

Questo modo di fare è chiaramente diffuso a livello centrale, ma si riversa a cascata su tutti i livelli locali con centinaia, migliaia di enti partecipati in cui possono trovare rifugio politici trombati o in stand-by. Perché ci sono i burocrati di carriera, quelli di famiglia e quelli per necessità (di non-lavorare) e tutti in qualche misura sono un cancro della nostra società!

Senza fare di tutta l’erba un fascio, rischiando così di gettare il bambino con l’acqua sporca, penso a chi dice di privatizzare tutto il privatizzabile, lasciando i dirigenti al giudizio degli azionisti e quindi del mercato, salvo poi introdurre norme tipo la “golden share” per lasciare l’ultima parola al ministero dell’economia nel campo delle nomine e delle rilocalizzazioni organizzative; penso poi a chi si aggrappa a concetti tipo “italianità” delle aziende o a chi ha concesso aiuti pubblici ad aziende private (es.FIAT) per poi vederle con la valigia alla frontiera. Penso insomma a come si siano utilizzati denari pubblici per cause sbagliate, con modi discutibili e attraverso persone di dubbia moralità pubblica e mi chiedo se davvero l’Italia si merita tutto questo.

Credo fermamente nel ruolo e nel valore pubblico di certi servizi fondamentali (scuola, sanità, etc etc) e di alcune utilities infrastrutturali (reti viarie, telefoniche ed energetiche), mentre mi stupisce come ancora lo Stato sia invischiato in servizi come la telefonia, il trasporto ferroviario o la distribuzione energetica. Soprattutto perché non lo fa in maniera monopolista (tipo Francia) e quindi assumendo a sé il ruolo di garante della pubblica utilità del servizio erogato, ma lo fa solo per mantenere posti dirigenziali da distribuire tra, appunto, gli alti mandarini della burocrazia.

Questa dovrebbe essere una delle sfide maggiori per la nuova stagione politica: chiarire da che parte della barricata si sta, definire se si vuole un servizio pubblico o un prodotto da commercializzare. Ognuno avrà la propria idea su questo o quello, in base a questo si avrà l’idea di cosa vuol dire essere di sinistra o di destra al giorno d’oggi, poi però ciò che è pubblico deve essere gestito da persone capaci e preparate nel campo, mentre ciò che diventa privato deve essere davvero privato e quindi non più controllato in nessun modo dallo Stato.

Altrimenti, per usare una metafora, si creano imprese private per controllarle con dirigenti pubblici. Cioè si fa coraggiosi mantenendo però una buona distanza di sicurezza, proprio come la Volpe con l’Uva di Esopo.

E senza coraggio vero si va da poche parti!

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