Fiat & Co.

Insomma alla fine il vecchio italo-canadese di Marchionne ce l’ha fatta a fare della FIAT una vera multinazionale con storia italiana, aquisizione americana, sede fiscale inglese e quella legale olandese. Ma come dovremmo reagire di fronte a questa faccenda?

Da un lato ci saranno quelli che protestano a occhi chiusi per la perdita dell’italianità dell’azienda, quelli che era meglio fallire italiani piuttosto che fare successo da americani. Insomma quelli che se nasci in Italia, cresci in Italia e usi soldi italiani per salvarti dalla bancarotta, poi devi restare nel Bel Paese a prescindere da tutto.

Dall’altro invece ci sono quelli che se potessero quoterebbero in borsa anche la loro madre e quindi vedono nelle mosse di Marchionne e della famiglia Agnelli solo un modo per aumentare profitti a scapito di problemi secondari quali gli operai, gli impianti o la qualità delle macchine. Per questi Marchionne è un guru e non va discusso, ma solo emulato il più possibile.

Nel mezzo dovrebbero starci quelli, come credo di essere, che cercano di farsi un’opinione leggendo e informandosi, ma senza prescindere da qualche principio guida, diciamo pure filosofico. Non ho mai nascosto la mia inclinazione verso il socialismo, verso una società di tipo socialidemocratico che lasci settori al mercato e si preouccupi in maniera massiccia se non totale di altri; per questo ho sempre visto la FIAT come un’azienda che deve cercare il meglio per il suo bene e non cambierò certo idea oggi.

La FIAT però ha avuto ingenti aiuti di stato quando, per una gestione folle, stava per fallire. E non li ha mai restituiti né in contanti né in servizi alla comunità, quindi credo che dovrebbe in parte almeno sentirsi obbligata a riversare sul territorio nazionale una quota dei suoi proventi. Ma sperare che un AD di una holding internazionale pensi in termini di ricadute su un singolo paese è un’utopia bella e buona, quindi credo che dovremmo prendere quello che sta succedendo alla ditta italiana per definizione come una lezione da non ripetere mai più.

La logica della finanza moderna, perché le attività della holding FCA queste sono, non rispondono a logiche nazionali, continentali o locali, ma bensì a semplici dinamiche del profitto e quindi possono essere inglesi fiscalmente, olandesi legalmente e produrre in Italia senza che questo debba suscitare scandalo. Dovrebbe però far pensare a come questi flussi solitamente hanno una direzionalità ben definita e, guarda strano, sono usualmente in uscita dal nostro paese.

Se un indizio non fa prova e due fanno solo un sospetto, tutte le storie italiane sono una testimonianza oculare.

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