Più che fiducia, datemi fede

Forse non ho ricordi di voti di fiducia in cui questo termine sia calzante come questa volta, solitamente i Governi arrivano con obbiettivi chiari e con un panorama politico definito all’appuntamento con le Camere, invece questa volta il nuovo Governo Renzi si presenta con solo un punto qualificante nel suo programma: datemi fiducia e vi porterò risultati.

È passato solo un weekend dalla nomina dei ministri eppure sui pochi passaggi che lo stesso Renzi ha posto tra le priorità del suo esecutivo (lavoro, fisco, burocrazia, giustizia, legge elettorale e riforme costituzionali) già si sono sentito molte versioni diverse. Dalle dichiarazioni pre-nomina fino alle interviste della domenica, i neo-ministri si sono lanciati in fughe in avanti che difficilmente sono conciliabili con il lavoro che toccherà loro nei prossimi mesi; c’è Del Rio che parla di tassare i BOT e viene subito stoppato un po’ da tutti, c’è Stefania Giannini che fa capire di voler in qualche modo aiutare scuole ed università private, c’è Marianna Madia che prima tira in ballo Peppa Pig e poi si scopre essere per una revisione delle legge 194 sull’aborto.

Poi ci sono i numerosi casi di redenzione sulla via di Matteo da Rignano per cui le critiche di pochi mesi fa perdono di significato ora che si siede nel Consiglio dei Ministri. Ci sono i Giovani Turchi che festeggiano per aver ottenuto la loro piccola riserva indiana di posti al Governo al pari di un UDC o di una Scelta Civica qualunque, poi ci sono i veri vincitori di questo Governo, cioè Alfano e Berlusconi che con il minimo sforzo ottengono il massimo risultato. Il primo mantiene ministri di peso e la golden share sulla vita del Governo, il secondo si erge come garante della prospettiva costituente della legislatura e fa intedere che sulle riforme alte lui darà il suo contributo. Cioè, fuor di metafora, che quelle riforme le vuole indirizzare lui. Al netto delle micro-sigle di centro che fanno galleggiare Renzi.

Renzi si gioca la faccia, ha detto che si assume tutta la responsabilità e che se il Governo fallirà sarà solo per colpa sua. E quindi, di rimbalzo, che se invece avrà successo sarà principamente merito suo. E questo gli va riconosciuto, il ragazzo c’ha fegato. Si viene a prendere la fiducia chiedendo un vero atto di fede, sapendo che se tradisse le aspettative, sarà politicamente finito.

Ma forse non ha messo in contro che là dentro ci sono molti lupi e pochi agnelli. Che in Parlamento ha più nemici che alleati e che chi oggi voterà la fiducia, non aspetta altro che un pretesto, un casus belli, una discussione per impallinarlo. E considerando la profonda cacofonia nelle posizioni su argomenti più disparati, ho paura che questo Governo non potrà mai prendere posizioni nette e decise su qualcosa, ma vivrà galleggiando in attesa di un cambio elettorale ed istituzionale che ci riporti finalmente alle urne in maniera democratica.

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