Finalmente a casa

Non nego che sentirsi finalmente parte del PSE in questi giorni in cui si inaugura un Governo di piccole larghe intese con Alfano, Casini, Monti e compagnia cantante mi mette comunque un po’ di buonumore. Perché una di quelle cose che avevo criticato aspramente quando lasciai i DS dopo il congresso di Firenze era appunto la vaghezza e l’ambiguità con cui si stava trattando l’argomento della collocazione europea.

So benissimo che il PD di Bersani aveva iniziato da tempo un percorso di avvicinamento (per qualcuno direi di addolcimento della pillola) verso il socialismo europeo ed io, che personalmente avevo già aderito da molti anni al PSE, sono davvero felice che in Italia da oggi si possa davvero dire di avere una forza politica che si rifà alla famiglia socialista europea.

Per chi invece verrà ad opinare quanto questo resti un gesto simbolico e di poco conto rispetto alla politica nazionale vorrei rispondere con un solo esempio: la SPD tedesca che sostiene il Martin Schultz come prossimo Presidente della Commissione Europea, ma che in patria è alleato di Governo (minoritario) della Merkel.

È logico che la politica nazionale sia altra cosa rispetto a quella europea, cosi come quella regionale e locale è diversa da quella nazionale, ma se esiste una forza che si estende su tutti questi livelli e cerca, in maniera federale, di raggiungere obbiettivi comuni, l’armonizzazione delle politiche locali, nazionali e sovranazionali diventa più semplice e più concreta.

Il PSE non è un partito come lo si intende tradizionalmente, ma per contare bisogna aderirvi. Al suo interno ci sono tante anime, tanti partiti nazionali e tante tendenze che non si posso facilmente riassumere in una sigla o in un nome; ci sono i laburisti inglesi (che contengono dai libdem ai troskisti), ci sono i socialisti francesi e quelli spagnoli, ci sono i paladini della socialdemocrazia scandinava e tedesca cosi come ci sono i più miti socialisti dell’est europa e dei paesi mediterranei.

Trovare la linea e mantenere la barra dritta non è semplice, ma è necessario. E in questo era una grave anomalia che l’Italia, 4° paese UE per popolazione e per PIL, nonché paese con il più grande partito comunista del mondo occidentale prima del 1989, non avesse ruoli direzionali e dirigenziali nel PSE, cioè in quel partito che porta le istanze della sinistra moderna nel continente. Ora si cambia, da domani con il Congresso di Roma il PD entrerà ufficialmente nel socialismo europeo e, si spera, lo farà per assumerne i principi e per cambiare anche la politica italiana in base a quelle fondamenta.

E poi finalmente da domani potremo tornare a chiamarci compagni!!

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