Un giorno in Crimea

La Crimea dovrebbe starci molto a cuore visto che è stata molto funzionale nella strategia diplomatica di Cavour per ottenere le alleanze utili a unificare l’Italia, eppure sembra proprio che la questione della piccola penisola ucraina venga affrontata solo da ottiche preformate e legate a dogmi che paiono indiscutibili.

Partiamo da dati di fatto: l’est dell’Ucraina è di cultura, lingua e tradizioni russe, mentre spostandosi verso ovest si incontrano sempre più ucraini e sempre meno russi. La Crimea, nel suo essere strategicamente importantissima, è sempre stata controllata dai russi e solo nel 1954 è stata ceduta all’allora Repubblica Sovietica Ucraina, seppur sempre all’interno dell’URSS. Qualcuno addirittura ha sostenuto la versione che Khrushchev fosse completamente ubriaco quando fece questo gesto “sconsiderato”, ma la verità è che ai tempi non si pensava certo alla dissoluzione dell’impero sovietico!

Oggi l’intera Ucraina è attraversata da gasdotti che collegano l’Europa con la Russia, il nord Europa con il Caucaso e la Turchia. Quindi il suo valore strategico è addirittura aumentato e questo, sommato alla presenza della minoranza russa, ha spinto il Cremlino verso la strategia di avvicinamento. Il progetto di un’Unione EuroAsiatica con a capo la Russia dovrebbe essere la rivisazione moderna dell’URSS e nascere in contrapposizione all’Unione Europea, ma è per tutti chiaro che questa idea non potrà avere seguito se la fondamentale Ucraina ne resterà fuori!

A tutto questo va aggiunto che la parte occidentale del paese si è mostrata fortemente propensa ad un accordo con l’UE, mentre il presidente deposto Yanukovich, ha fatto inversione a U di fronte ai 3 miliardi di euro messi sul piatto da Putin (come prima tranche di un prestito complessivo di 15). L’Unione Europea aveva, insieme al FMI, proposto un prestito di circa 600 milioni di euro.

Logicamente la Russia ha preso il paese per il collo e se lo voleva comprare a saldo; mentre l’Europa chiedeva sacrifici, la Russia faceva regali. Cosi è nata la grande inversione di Yanukovich.

Ma quello che succede in Crimea va a toccare anche un altro nervo scoperto: per quale motivo una repubblica autonoma, storicamente, tradizionalmente e liguisticamente russa non dovrebbe potersi dichiarare indipendente e poi legarsi alla Russia? Perché la Scozia, la Catalunya, il Kosovo, il Sud-Sudan e Timor Est hanno diritto all’autodeterminazione mentre la Crimea, l’Irlanda del Nord, i Paesi Baschi ed altre realtà no?

Credo che nel guardare da osservatori distanti certe situazioni, si debba anche informarsi molto prima di poter esprimere un parere. Perché si fa presto a dire che Mosca è sempre la solita potenza invadente e spaccona che porta la guerra a giro per l’Europa, ma alla fine dei conti, che differenza corre tra questa situazione e le spedizioni di guerra preventiva targate USA?

Certo, la geopolitica è centrale in queste situazioni, ma non si dovrà mai dimenticare la storia, le storie e le tradizioni dei popoli e dei luoghi interessati.

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