L’8 Marzo tutto l’anno

Oggi è l’8 Marzo, festa internazionale della Donna. Nata da circostanze tragiche, da scontri mortali e da scioperi sfociati in scontri sessisti, oggi rappresenta una festa che speriamo non dover più festeggiare in un giorno preciso, ma che dovrebbe simbolizzare un modo di vivere diffuso e condiviso in tutte le società del mondo.

Spero che l’otto marzo venga tolta come “festa” perché come tale sembra rappresentare un giorno di eccezione rispetto alla normalità dove gli uomini la fanno da padroni e dove la donna deve lottare per dimostrare il suo valore. Infatti se, di per sé, dimostrare di valere non è un cosa negativa, lo diventa nel caso in cui le donne partano dal pregiudizio di essere incapaci o meno capaci di un uomo, mentre, al contrario, gli uomini vengono considerati capaci fino a prova contraria.

La vera battaglia è in questo scoglio mentale, sociale e psicologico. Ed è un problema che dovrebbe fare riflettere anche noi uomini, perché l’essere apprezzati per le proprie qualità specifiche dovrebbe essere più appagante di esserlo solamente per avere attributi sessuali diversi.

Purtroppo il livello di discussione di questi temi, che a me paiono scontati ed inappuntabili, certe volte rasenta il ridicolo. Basti vedere le polemiche sugli emendamenti alla legge elettorale riguardanti l’equilibrio di genere e le assurde resistenze di qualcuno all’introduzione di alcuni principi quali l’alternanza nei listini ed il 50/50 nei capilista. Brunetta, capogruppo PdL, che sostiene che queste norme andrebbero solamente a premiare le “donne più ubbidienti”, dando per scontato che le decisioni sulla composizione delle liste venga sempre fatta da un uomo e che un altro uomo non possa essere più “ubbidiente” di una donna. Roba da inchiesta psichiatrica, veramente.

Certo, come sostengono molte deputate, le quote rosa sono una stronzata, una riserva protetta per panda in estinzione, ma non prevedendo la legge elettorale in discussione nessuna forma di scelta dei candidati da parte degli elettori, è logico che un meccanismo garantista in fase di selezione andrebbe previsto. Anch’io preferirei collegi uninominali con primarie aperte e allora si che le donne e gli uomini partirebbero alla pari.

Ma non pensiamo che i nostri problemi si fermino qua. No cari miei, il nostro paese lo conosciamo, sappiamo benissimo come da noi donne e ragazze vengano quotidianamente picchiate e umiliate, stuprate o uccise; sappiamo perfettamente come nei luoghi di lavoro ci sia ancora tanta discriminazione soprattutto verso quelle giovani donne ancora in età fertile e che la pratica della dimissioni in bianco sia tuttoggi un fenomeno esistente; conosciamo attentamente l’ipocrisia di un mondo che considera la donna più come un corpo da esibire che come una risorsa da valorizzare.

Sicuramente l’Italia non sarà il pozzo nero dei diritti femminili, ma la famosa questione maschile va ancora risolta nei suoi meandri più profondi e radicati. Perché lo sappiamo bene che si discrimina ciò che ci fa paura. E probabilmente le donne ci fanno paura per la loro determinazione, dolcezza e sicurezza.

Per questo non dobbiamo limitare all’8 Marzo la festa delle Donne, ma dovremmo ogni giorno fare una festa della parità di genere. Una festa quotidiana  e non una celebrazione rituale. Questo è il mio sogno. Per un domani, magari. Per oggi ancora auguri a tutte le donne che lottano per i diritti di tutti e di tutte!!

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