La Svolta Buona

Alla fine il mercoledì da leoni è arrivato ed ha portato con sé una serie di slides molto ben fatte con proposte e con impegni ben precisi sul futuro prossimo del nostro paese. Renzi è bravo a comunicare e questo è un suo pregio e sinceramente tra la sua conferenza stampa, pompata dall’attesa di queste settimane, e qualsiasi altra comunicazione di qualsiasi altro Governo degli ultimi sessant’anni si è notata la grande differenza di un premier che propone un mondo a colori e quelli che invece lo mostravano in bianco e nero.

Certo che nel pacchetto di proposte ci sono idee molto condivisibili ed altre forse un po’ più discutibili, ma in generale quello che mi ha colpito è stata la sicurezza con cui tali riforme sono state lanciate. Come se il Presidente fosse appena arrivato da un altro pianeta e non conoscesse la leggendaria lentezza con cui si fanno le cose in questo paese. Si è lanciato ed ha fatto bene, anche se chiaramente questo non basta e non basterà di fronte a insuccessi o a fallimenti.

In particolare sono rimasto piacevolmente colpito dalla lotta al nemico che dice “si è sempre fatto cosi”, dalla voglia di riformare le procedure burocratiche che ingessano il paese sia dal punto di vista civile, amministrativo, fiscale o giudiziario. L’idea di fissare un tetto massimo per i manager pubblici, l’invio del modulo per le tasse precompilato e la totale trasparenza di ogni centesimo speso sarebbe una rivoluzione copernicana e merita un’apertura di credito sincera da parte di tutti.

La creazione dell’Autorità sulla Corruzione e la nomina di Raffaele Catone è un altro bel colpo per il Governo e per il paese tutto, cosi come lo sblocco dei pagamenti della Pubblica Amministrazione, l’allargamento del Fondo di Garanzia per le PMI (Piccole e Medie Imprese) e lo sconto sull’energia per le imprese (-10%).

Punti molto positivi sono anche la scelta di alzare la tassazione sulle rendite finanziarie fino al 26% e di girare questi proventi verso il taglio dell’IRAP, mentre in contemporanea si taglia l’IRPEF. Anche se il taglio non andrà ad essere goduto da tanti e non sarà consistente (80€ al mese, 1000€ l’anno), la speranza è di rimettere in moto l’occupazione tramite il taglio all’IRAP e le misure sul mondo del lavoro. Nuovo apprendistato, contratto unico di inserimento e tutele progressive dovrebbero andare di pari passo con gli sconti IRAP per le aziende, in modo da mettere in chiaro che i soldi che lo Stato non prende alle aziende devono essere investiti in nuove assunzioni e quindi in un allargamento del mercato del lavoro.

Tra tutte queste proposte ottimistiche e positive, ho trovato anche alcune “perle da televendita”; ad esempio la vendita online di 100 autoblu è di sicuro un gesto nobile, ma puzza più di spot pubblicitario che non di serio provvedimento strutturale. Anche il raddoppiamento dei fondi per i “ricercatori” è molto astratto in un paese che non riconosce posizioni fisse fino alla cattedra da professore, se non si accoppia questi provvedimenti ad una riforma seria e completa del sistema scuola-università-ricerca si rischia veramente di aver solo messo altri soldi nella cassetta dell’elemosina.

Scuola, casa e territorio. Un trittico che darebbe da lavorare a Governi per lustri. Il Governo annuncia 3.5 miliardi di euro per l’edilizia scolastica, ma non dice che non saranno finanziamenti diretti, ma solo un’esenzione delle cifre spese dal patto di stabilità. Se anche il piano casa e quello per il territorio seguono la stessa logica, gli oneri ricadranno sui comuni che dovranno fare i lavori, pagarli di tasca (se hanno i soldi) oppure passare per quelli che non hanno sfruttato la bontà dell’esecutivo.

Infine le riforme. Quella elettorale ha partorito un mostro giuridico che qualcuno ancora spera di poter cambiare al Senato, quella costituzionale inizierà il proprio percorso sperando di arrivare ad un nuovo Senato ed ad un nuovo Titolo V della Costituzione entro la fine del 2015. Qua sono molto negativo, la legge elettorale non mi piace perchè manca di respiro, manca di prospettiva e soprattutto non è direttamente legata alla riforma costituzionale. Se, come pare, si va verso un Senato delle Autonomie, non elettivo, competente principalmente per temi di natura locale e regionale, quale ruolo si vuole dare alla Camera? Vogliamo eleggere i deputati su base territoriale o su base partitica? Vogliamo che il Parlamento sia una fotografia del paese o che sia un organo che garantisca governabilità al costo di distorcere i rapporti nel paese? L’Italicum cerca un folle compromesso tra tutto e riesce a dare alla Camera un ruolo marginale per l’equilibrio istituzionale. Cosi sarà difficile creare rapporti tra eletti ed elettori e ancora peggio sarà più facile creare feudi elettorali che indirettamente risponderanno direttamente alle segreterie di partito.

Insomma il bilancio ad oggi è questo e mi lascia una domanda aperta: “Se l’obbiettivo è arrivare al 2018 con le riforme fatte, perché si è dovuto accellare così bruscamente su una legge elettorale che non ci piace?”

C’era il tempo per fare meglio e per fare con calma, ma si è preferito la fretta e la furia che, come al solito, han fatto fare i gattini ciechi.

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