Fenomeni morbosi

«La crisi consiste nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati» cit. Gramsci

La Francia ha svoltato verso la destra del Front National, ma diversamente rispetto alle presidenziali del 2002 questa volta il Fronte non si dichiara orgogliosamente di destra, ma anzi fa leva sull’indignazione verso la politica classica dell’UMP e del Partito Socialista del Presidente Hollande.

In vista delle elezioni europee è scattato l’allarme per un fronte di euroscetticismo che attraversa l’intero continente e che potrebbe saldare in maniera organica e/o occasionale partiti molto diversi sia geograficamente che politicamente. Dai neonazisti greci di Alba Dorata si passa alla Lega Nord di casa nostra, dal Movimento 5 Stelle si può saltare al partito al Governo in Ungheria (Jobbik) o agli ultraconservatori inglesi, senza dimenticarsi gli olandesi di Wilders o dei populisti danesi. Alcuni di questi movimenti hanno perfino un’ala paramilitare a supporto, quindi abbiamo il dovere di tenere gli occhi ben aperti e di non sottovalutare la minaccia.

È vero, sono movimenti che in comune hanno poco o nulla, ma in ottica europea sono guidati dalla stessa stella polare, cioè il dissolvimento dell’Unione sia monetaria che politica in nome di un nazionalismo protezionista e populista. Alcune trattative per un’alleanza strategica sono già in corso, altre sono morte prima di iniziare, ma molto si giocherà nelle urne del 25 Maggio, quando sapremo quanto conterà questo fronte all’interno del Parlamento di Bruxelles.

Il punto però è che questi fenomeni morbosi in cui si torna a sperare nella Lira, nel Franco o nella Dracma sono da analizzare bene e da capire nel profondo, perché sebbene siano privi di ogni logica o di qualsivoglia fondamento economico serio, fanno trasparire la disperazione di larghe fette di popolazione europea stritolata tra una crisi senza fine ed un’austerità deflazionista che non ha senso se non nell’ottica tedesca.

La logica di contrapporre i popoli europei alla burocrazia ed alla tecnocrazia delle istituzioni comunitarie si sta dimostrando una scelta tattica tanto azzeccata quanto giusta, solo che se lasciata nelle mani di questi illusionisti della politica rischia di essere considerata solo come una serie di slogan disarticolati senza soluzione di continuità né logica né politica.

Dovremmo essere noi del PSE, quelli del PPE, quelli del GUE e di ALDE a portare avanti le istanze dei popoli declinate secondo le dottrine socialiste, popolari, liberali o altromondiste. Noi che vogliamo un’Europa solidale e basata sui popoli dobbiamo renderci disponibili come messaggeri di quest’ultimi e non lasciare questo compito ai movimenti antieuropei. Altrimenti legittimeremo l’immagine di uno scontro tra chi sta con la gente e chi sta con le banche centrali e le cancellerie, con speranze di vittorie sempre più ristrette e sempre più flebili.

Queste elezioni europeo dovranno dare alla luce un Parlamento ed una Commissione capaci di modificare il DNA dell’Europa, farlo profondamente in modo da seppellire il vecchio, ma senza restare senza un nuovo da portare avanti. Sennò, come diceva Gramsci, avranno la meglio i fenomeni morbosi di cui sopra. E noi lo conosciamo bene cosa vuol dire avere un terzo del Parlamento che sa solo fare ostruzionismo.

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