La fretta ed i gattini ciechi

Velocità e determinazione. Queste le parole d’ordine del Governo Renzi; parole che piacciono alla gente e che cozzano pesantemente con l’immobilismo da pachiderma delle istituzioni romane ed italiane in genere. Fare bene e fare presto, riforme molto varie e ripetute a raffica su televisioni, giornali, internet e in ogni angolo di strada o in qualsiasi bar di paese; questo è il modus operandi del Governo della velocità.

Su molti aspetti sono anche d’accordo e penso che la scossa di Renzi (come ha detto Barca) vada seguita e sostenuta con onestà e lealtà, senza però lasciare solo al comando il Segretario. Questo vuol dire però anche essere pronti a alzare alcuni paletti su certi argomenti o essere costruttivi e propositivi se si ritiene che la prima proposta non sia quella buona, perché come dice il detto “La gatta frettolosa, fece i figli ciechi!” e non sempre fare le cose velocemente è sinonimo di farle bene.

Prendiamo le riforme istituzionali ad esempio e nel particolare il DDL DelRio sul riordino delle Province.

Già adesso 20 province sono commissariate perché non hanno potuto indire elezioni a causa di un decreto del Governo Monti, confermato da quello Letta, che ha avuto il suo razionale nell’attesa di un riordino dell’intero titolo V della Costituzione sul rapporto Stato-Enti Locali e dell’abolizione di questo ente intermedio. Poi la Corte Costituzionale ha fatto notare che l’esistenza delle Province è stabilita dalla Costituzione e che una loro abolizione deve necessariamente passare per una legge costituzionale, con tutto il rallentamento che l’iter prevede.

Quello che la Consulta dice non può e non dovrebbe essere derubricato a semplice intoppo sulla strada delle riforme, ma anzi dovrebbe essere uno spunto di riflessione profonda per chiedersi quali enti siano davvero inutili e quali funzioni siano da attribuire allo Stato, quali alle Regioni e quali agli altri enti inferiori. Par contre si è preferito avviare un doppio binario (ordinario e costituzionale) per bloccare subito le elezioni imminenti e per svuotare di funzioni le province, mentre si aspetta che una legge costituzionale le abolisca del tutto.

Il procedimento ordinario istituisce 10 città metropolitane e lascia inalterate 97 province, conferisce alle prime molte prerogative sull’intero territorio attualmente della provincia, mentre toglie tutte le funzioni (tranne l’edilizia scolastica) alle seconde, fornisce linee guida sulla guida politica di questi enti, che diventerebbero di secondo livello e sarebbero guidati dal Sindaco del Capoluogo coadiuvato da un Consiglio di Sindaci del territorio che però perderebbero una rappresentanza politica diretta (a differenza dei cittadini del Capoluogo che invece voterebbero sia per il Sindaco che per il Presidente della Provincia!).

Ora a complicare il tutto ci sono anche le tante Unioni dei Comuni che praticamente già svolgono questo servizio di “secondo livello” tra comuni vicini e omogenei dal punto di vista di servizi e di necessità. Che fine faranno questi enti superiori ai Comuni, ma inferiori alle Province? Ed inoltre come può una provincia come la mia, quella di Firenze, a poter accentrare sul Sindaco del Capoluogo le funzioni, le criticità, i problemi e le richieste che arrivano da un territorio cosi ampio e così disomogeneo? Come si può pensare che Firenzuola, che fisicamente sta in Romagna, entri nella Città Metropolitana Fiorentina? E come si può chiedere a tutti gli abitanti della provincia, tranne la prima e forse la seconda cintura attorno alla città, di contare meno rispetto ai cittadini?

Come si vede ci sono molte domande che sono lasciate aperte, pericolosamente aperte, in vista del famoso riordino degli enti locali; ma nella mia visione, anche se con velocità e decisione, avere un’idea precisa di cosa si vuol fare, del come si vuole fare e del “chi farà cosa” prima di iniziare sarebbe una cosa auspicabile. Altrimenti il rischio è sempre quello di correre bendati in una casa su un dirupo: si batterà tante testate nei muri, ci si farà male, ma ci si rialzerà e si correrà ancora finché non si troverà la porta aperta e felici come una Pasqua si correrà fuori e si precipiterà nel dirupo.

Correre è importante, certo, ma se ci togliessimo la benda forse riusciremmo anche a non farci del male. Chissà se riusciremo mai a capirlo…

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