Think globally, act locally

Come dobbiamo considerare il ritorno dell’indipendentismo veneto? Possibile che quella parte d’Italia che più a sofferto le guerre d’indipendenza e la prima guerra mondiale, sulla quale il nostro paese è stato realmente fondato, sia disposta a pensare ad una indipendenza da Roma? Può questo carro armato artigianale essere rubricato come una carnevalata?

Io credo proprio di no, soprattutto alla luce dell’anno che stiamo vivendo nel vecchio continente e delle dinamiche che si vedono in questo video sull’evoluzione politica europea dall’anno mille ad oggi. Il Veneto è stato sempre un po’ irredento ed inquieto verso lo Stato centrale, perché i veneti son così, liberi e vogliosi di fare. Hanno creato la Liga Veneta prima della nascita della Lega Nord ed hanno anticipato molti temi cari adesso a molti partiti e movimenti, si sono sempre distinti dal cerchio magico di Bossi e mai hanno voluto essere mescolati ai lombardi o ai piemontesi. I veneti sono sempre stati un buon termometro della situazione del nord Italia e del paese intero, quando nel 1997 attaccarono Venezia ed issarono la bandiera della Serenissima sul Campanile di San Marco, portarono alla luce, in maniera brutale, un problema che era stato sottovalutato: le difficoltà del Nord-Est.

Oggi vediamo la Crimea dichiararsi indipendente dall’Ucraina per riunirsi alla Russia andando contro le Nazioni Unite, l’Unione Europea e gli Stati Uniti, aspettiamo il referendum della Scozia sull’uscita dall’unione tra pari che sta alla base del Regno Unito, abbiamo una Spagna che si deve giostrare tra la sempre calda questine basca ed il referendum indipendentista catalano e potremmo continuare la lunga lista mostrando come non esista un caso modello in questi casi, ma che basta un’iniziale nonchalance per poter, nel tempo, creare presupposti seri per azioni volte davvero a minare l’unità dello Stato.

A Maggio si vota per il Parlamento Europeo, siamo tutti concentrati sui cambiamenti necessari per rendere l’Unione più efficiente e più a misura dei popoli che la compongono, ma forse questo ci porta a tralasciare un po’ troppo i problemi di casa nostra. Una vera, seria, moderna Europa non può prescindere da Stati che, al loro interno, non siano solidali, uniti e che ascoltino e cerchino di risolvere i problemi di tutti. Dai veneti ai sardi, dai piemontesi ai siciliani. Come si può fare? Beh, io partirei dal semplice motto “Think globally, act locally!”. Se ognuno, nel suo piccolo, porta un mattoncino, faremo tutti la nostra parte e solo così porteremo avanti il carretto!

Altrimenti sarà dura pensare ad un’Europa diversa se non ci sappiamo nemmeno presentare con un’Italia unita.

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