Uscire dall’Euro? No grazie, stiam bene cosi!

Le elezioni europee di Maggio saranno totalmente incentrate sull’argomento Euro Si vs Euro No. Tutto il resto sarà marginale, quasi inesistente.

Purtroppo il grezzo populismo e qualunquismo di molti politici alla ricerca di un voto in più non rende facile una seria discussione su cosa funzioni e cosa non funzioni nel meccanismo europeo, sia politicamente, economicamente che monetariamente. La gente si sente riversare addosso slogan di propaganda falsi come una moneta da tre euro, ma non riesce a capire la truffa perché il ragionamento serio è contorto, complicato mentre la cazzata è sempre banale, semplicista e per definizione molto diretta.

Sentire Matteo Salvini che dice “L’inflazione fa bene, vuol dire un aumento di consumi!” oppure “L’Italia non farà la fine dell’Argentina, perché noi non siamo agganciati ad una moneta, non abbiamo quella moneta” è un semplice esempio di come o si è o si fa gli ignoranti per cercare qualche punto percentuale in più. La fonte dei voti anti-euro non è infinita, mentre mi pare che lunga sia la fila di chi vuole bere da quell’acqua. Movimento 5 Stelle, Lega, Fratelli d’Italia e, con qualche distinguo, anche Forza Italia stanno portando il livello dello scontro al di sopra della normale dialettica, come se loro fossero paladini di una libertà perduta, mentre gli altri i difensori delle banche, delle burocrazie europee e dell’austerità comunitaria.

Prima di entrare nel merito di cosa non funziona e cosa si deve cambiare in Europa per rendere l’Euro una moneta forte che porti la nostra economia fuori dalla crisi e ci traini verso il progresso ed il benessere, si deve mettere in chiaro che non è possibile né auspicabile un’uscita unilaterale dalla moneta unica. Lasciamo da parte quello che è stato e il come si è entrati nell’euro, non mischiamo le carte. Pensiamo seriamente a cosa succederebbe se domattina l’Italia tornasse alla lira.

Per prima cosa questo passaggio sarebbe solo propedeutico alla ristrutturazione del debito, cioè al default. Non è un mistero come molti anti-euro, Grillo in testa, guardino all’Islanda ed all’Equador come esempi da seguire. Questi due paesi, insieme all’Argentina, sono tre esempi perfetti per capire perché l’intera impalcatura dell’uscita dall’Euro sia solo fuffa senza senso.

L’Equador ha semplicemente non pagato 3.5 miliardi di debito per poi contrarne altri poi ricomprare quegli stessi titoli grazie ad un nuovo debito contratto con la Cina che oggi vale 7.5 miliardi. Un aumento di debito di 4 miliardi coperto da contratti petroliferi con i cinesi. Possiamo farlo anche noi? Che possiamo vendere? San Marco? La Sardegna? Fate voi!

L’Islanda è stata lodata per il suo rivoluzionario metodo post-crisi: la Costituzione scritta in maniera molto partecipata, i politici responsabili finiti in carcere ed appunto la famosa disputa sul debito da ripagare a Inghilterra e Olanda risolta con un paio di referendum. Partendo dal fatto che l’Islanda ha 300.000 abitanti e noi 60.000.000 è un’offesa all’intelligenza pensare di poter fare le stesse cose, una volta tornati alla lira, quindi sorvolando sul primo punto e magari concordando sul secondo, il vero nodo è il debito, che nel caso di un’uscita dall’Euro schizzerebbe alle stelle spinto dalla sfiducia e dalla svalutazione della moneta. L’Islanda ha ripagato fino all’ultimo centesimo del prestito FMI che è servito per salvare le tre banche nazionalizzate, mentre ha fatto votare i suoi cittadini sul rimborso da destinare a cittadini britannici ed olandesi che avevano investito in un fondo d’investimento di una delle tre banche. È un po’ diverso direi no?

Argentina. Qua veniamo al bello. L’Argentina ha legato per molti anni il peso al dollaro finché un giorno, nel 2001, non si sono accorti che dietro la finzione le casse dello Stato erano vuote ed hanno fatto default. Questo default totale ha di fatto impedito ai Governi di accedere al credito internazionale e quindi di investire in patria, nonostante ciò i presidenti argentini hanno distribuito a pioggia soldi (senza averne) aumentando così l‘inflazione del paese. Per nascondere questo poi la Banca Centrale è stata privata dell’autonomia (caso rarissimo nei paesi occidentali) ed i dati sono stati truccati. Gli argentini cercano quindi di vendere i loro pesos per avere dollari, ma il Governo glielo vieta in modi molto fantasiosi, così che non si amplifichi ancora di più il fenomeno. Insomma da un default totale si è arrivati alla rincorsa verso la moneta con cui si era legati. Un vero e proprio capolavoro economico, anche per chi ne capisce il giusto!

Il problema, come dice Boeri su Repubblica, è che la situazione italiana, semmai si uscisse dall’Euro, è molto più vicina a quella Argentina che non alle altre!

“Se l’Italia dovesse uscire dall’Euro, il nostro debito pubblico potrebbe solo aumentare. C’è una quota di titoli di Stato e di prestiti contratti dallo Stato italiano sui mercati internazionali, che aumenterebbe in proporzione alla svalutazione della lira nei confronti dell’euro e delle monete in cui i nostri titoli sono denominati. La parte restante potrebbe essere ridenominata in lire causando perdite ingenti agli investitori stranieri che hanno nostri titoli in portafoglio. Sarebbe come un ripudio unilaterale del debito, cui seguirebbe inevitabilmente un lungo periodo di chiusura del nostro paese ai mercati internazionali. Questo significa di fatto uno spread che tende all’infinito, un destino paradossale dopo che siamo riusciti a riportare i tassi di interesse sui nostri titoli decennali al minimo storico. E come pagare questi interessi più alti se non con nuove tasse?”

Senza sottolineare come i parametri europei, seppure rivedibili, forniscono un controllo fortissimo sull’azione politica. Se infatti si può ridiscutere cosa includere nel 3% o quanto poter cambiare di questo rapporto, è innegabile che la colpa, ad esempio, della situazione greca non può essere scaricata solo su Bruxelles visto che il rapporto deficit/PIL greco era a quasi il 16%. I politici greci avevano sforato, sbagliato, rubato e svaligiato, ma ebbero anche la furbizia di nascondere il tutto, condannando il loro popolo all’austerità! Per questi ci vuole la galera, senza dubbio, ma se un greco oggi rivolesse la dracma non farebbe altro che un piacere a questi signori. Sollevandoli da ogni colpa.

È questo che vogliamo? Politici senza responsabilità? Io credo di no e spero che questa sia la base da cui partire.

Si all’Euro! Si all’Europa!

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