E le riforme con chi le fò?!?

Le riforme vanno fatte. Senza se e senza ma. Siamo d’accordo. E per fare le riforme, è arcinoto, serve la più larga convergenza possibile. Anche dell’opposizione. Su questa base teorica si è basato il famoso incontro del Nazareno che tanti ha scandalizzato. Ora però qualcosa sta cambiando. Vediamo come:

  1. L’accordo di Gennaio con Berlusconi fu allargato in un secondo momento alle altre forze di maggioranza (UDC, NCD e tutti gli altri moscerini centristi)
  2. La famosa “clausula del Senato” fu introdotta proprio per legare la riforma elettorale a quella istituzionale, così che nessuno potesse far saltare il banco prima della riforma di Palazzo Madama. Poi tutti hanno comunque deciso di misurarsi e pesarsi alle europee di Maggio prima di prendere decisioni.
  3. In questi mesi ci è stato detto (a noi dissidenti interni) che l’accordo con Forza Italia era e restava il perno delle riforme. Senza Berlusconi non si poteva andare avanti, anche se devo dire che la sicurezza di Renzi mi faceva pensare che anche di fronte ad un niet da Palazzo Grazioli ci fossero i numeri in sia Parlamento sia in un eventuale referendum confermativo. Ma le riforme vanno fatte condivise si è detto in partenza!
  4. La palla è stata passata al Senato dove i numeri sono più risicati e lì si è visto che la riforma in stile Boschi, che farebbe rabbrividire Tocqueville, Montesquieu e Russeau, non piace proprio a tutti. E non si tratta di mantenere questo Senato, anzi si entra proprio nel dettaglio, nelle pieghe della proposta. Il nodo è la non elettività della carica e la cumulazione di poteri da parte dei Sindaci di grandi città.
  5. Ventidue senatori PD presentano un DDL alternativo, che in sostanza prevede la differenziazione delle funzioni tra Senato e Camera, l’elezione dei senatori in base regionale e mantiene la prerogativa della Camera di dare la fiducia, di approvare il bilancio e di avere l’ultima parola sulle leggi. Parrebbe un buon compromesso, ma il segretario richiama all’ordine e invita caldamente ha ritirare quel disegno di legge per non intralciare il cammino già segnato dal famoso accordo con Forza Italia.
  6. Ora però si viene a sapere che proprio FI non è per niente soddisfatta di quell’accordo e della tempistica che le riforme stanno prendendo. Berlusconi chiede chiarimenti, nuovi incontri, ha paura dell’abbraccio mortale e non sa come sganciarsi da Renzi. Nel frattempo monta l’interesse attorno alla proposta alternativa che mantiene l’elettività; addirittura si ipotizza una maggioranza alternativa sul provvedimento con M5S, SEL e forse Forza Italia. Ma Renzi non cede e chiede di ritirare quel DDL e lavorare al massimo su emendamenti al testo del Governo.

Mi viene solo da fare due considerazioni finali:

  • Ma non dovrebbe essere il Parlamento a trovare le maggioranze larghe e diffuse per fare le riforme? Non dovrebbe essere il Parlamento a favorire il dialogo ed il confronto? Se non permettiamo ai nostri senatori di fare il loro lavoro, nella direzione indicata dal partito, allora cosa lo riformiamo a fare, aboliamolo e non pensiamoci più!
  • Cosa c’ha Berlusconi in più degli altri? Il fiocchetto azzurro? Perché stiamo aspettando la sua decisione quando è ormai chiaro che di lui non possiamo fidarci? (Come se ci fosse stato il bisogno di testarlo…). Dico solamente che se vogliamo abbiamo due riforme, simili, molto simili, con due maggioranze diverse pronte a votarle. La prima è figlia dell’accordo con Berlusconi e solo chi ha il prosciutto sugli occhi può ancora considerare valida, la seconda sta nascendo ora, nelle aule del Parlamento e con una convergenza a dire poco sorprendente.

Non sprechiamo questa opportunità. Facciamo questa riforma e chi ci vuol stare ci stia, chi non vuole vada a spiegarlo fuori agli italiani!!

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